MONTI SALVA CASTA/ Nel dimenticatoio anche il decreto anti trombati negli enti pubblici

Dopo lo scandalo del decreto salva-condannati arriva anche l’ultimo regalo, in extremis, di Monti alla Casta. Finisce infatti nel dimenticatoio il decreto che avrebbe impedito, almeno per un certo lasso di tempo, ai politici trombati di riciclarsi negli oltre seimila enti  statali e parastatali che hanno dalla loro parte decine di migliaia di posti di lavoro. Ancora una volta il Professore si è dimostrato portatore insano di una politica autoreferenziale che pensa a sé stessa prima di risolvere i problemi dei cittadini.

 

di Viviana Pizzi

Tutti erano concentrati sulla fine del mondo preannunciata dai Maya e sulle contemporanee dimissioni di Mario Monti dalla presidenza del Consiglio. Tra le conseguenze più immediate lo scioglimento delle camere. Che in pratica significa una cosa sola: attività legislativa bloccata fino alla prossima rielezione di Camera e Senato.

C’è un fatto però poco conosciuto che lascerà sconvolta la popolazione non appena si diffonderà. Si tratta di un ulteriore provvedimento “salva casta” che  mette al riparo, ancora una volta, i trombati della politica. Che in questo modo escono dalla porta delle istituzioni per rientrare dalla finestra. L’ennesima incompiuta del Governo tecnico salva politici.


POLITICI TROMBATI RICICLATI

monti_salva_la_castaIn cosa consiste? E’ tutto spiegabile in pochissime parole. Coloro che non verranno ricandidati alle prossime elezioni politiche e non potranno nemmeno giocarsi la carta di rientrare nei consigli comunali, provinciali o regionali potranno invece riciclarsi nelle società a partecipazione statale che godono di concessioni e sovvenzioni dallo Stato. Insomma per ora resta tutto com’è: un ex senatore può tornare ad essere consigliere regionale per poi uscire dalla politica attiva e rientrare come se  nulla fosse dalla porta di servizio magari come dirigente delle Asl o amministratori di società municipalizzate.

E c’è di più: lo si può fare anche se si viene condannati in primo grado di giudizio. La riforma anticasta che prevedeva l’abolizione di tale malcostume, concentrata in venti articoli, è finita per ora nel dimenticatoio. Per ora  però spiegazioni ufficiali da palazzo non ne arrivano affatto.


IL CONTENUTO DEL DECRETO DIMENTICATO

Il tutto era gestito direttamente dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Antonio Catricalà con la supervisione del presidente Mario Monti.

Si trattava di norme  molto più rigide di quelle che vieterebbero la ricandidatura ai condannati per reati gravi in maniera definitiva.

L’articolo uno è forse quello più severo: era stata infatti vietata l’assunzione di incarichi nella pubblica amministrazione (ministeri, società, enti, spa e autorità di controllo) a tutti coloro che hanno subito una condanna seppur di primo grado nei reati contro la pubblica amministrazione.

Un esempio pratico: un  ex parlamentare o un ex presidente di Regione condannato per abuso d’ufficio, corruzione o concussione non avrebbe potuto ottenere nessun incarico in enti parastatali. Di certo con questa norma la possibilità di riciclare politici trombati sarebbe stata molto più bassa.

L’articolo due diceva anche altro: tutti gli ex amministratori di enti di diritto privato “regolati o finanziati dall’amministrazione” non potranno ricoprire nei due anni successivi alla fine del mandato incarichi di vertice nelle amministrazioni statali, regionali e locali.

In pratica un ex amministratore che termina la sua attività nel 2013 non poteva rientrare come dirigente dell’Asl prima del 2015 perché la normativa si sarebbe estesa anche al settore della sanità.

Il sesto e il settimo articolo parlavano direttamente dei politici nazionali e locali. Tra i due nel primo è fissata l’inconferibilità della durata di un anno dalla fine del mandato per presidente del Consiglio, ministri, viceministri, sottosegretari e commissari straordinari ai posti di vertice nelle amministrazioni statali e degli enti pubblici o privati “in controllo pubblico”.

Il secondo blocca il trasferimento immediato dei componenti delle giunte e dei Consigli regionali, comunali e provinciali nei ruoli dirigenziali dell’amministrazione regionale. Tutto questo avrebbe significato che i politici che terminano la loro “avventura” a febbraio 2013 non avrebbero potuto riciclarsi prima del febbraio 2014 restando un anno fuori dalla vita politica attiva.

Le norme sarebbero state di certo più severe ma non così proibitive come sembrano. Almeno per chi non si è macchiato di alcun tipo di reato di natura amministrativa. Allo stesso modo però hanno fatto di tutto per fermare l’attuazione anche di questo decreto permettendo di fatto al politico non rieletto di essere nominato dirigente di un ente pubblico anche subito.

In pratica significa questo: trombato il 25 febbraio 2013 nominato presidente o dirigente di ente statale il 26 febbraio. Con buona pace di disoccupati ed esodati che aspettano per anni, e senza reddito, di essere ricollocati nel mondo del lavoro.


QUANTI POSTI DISPONIBILI E A CHI SAREBBERO INTERESSATI

Le società pubbliche o para pubbliche sono arrivate a sfiorare un numero davvero esorbitante. Negli ultimi tempi siamo arrivati a quota seimila (divise tra 2000 nazionali e 4000 tra regionali e locali).

Circa ventimila i posti a disposizione in questo particolar tipo di industria anche dei trombati della politica. Che tra 20 ministri, 315 senatori, 630 deputati e 1117 consiglieri regionali li sistemerebbe davvero tutti senza problemi non contando anche il numero di sindaci e consiglieri comunali in Italia.

Nuovi disoccupati? Di certo in questo settore no. Non saranno gli ex politici a far salire quel tasso ormai arrivato all’11,1% nonostante secondo una stima recente il 60% degli attuali parlamentari potrebbe non essere candidato. E con essi anche la metà dei consiglieri regionali di Lombardia, Lazio, Molise e Friuli Venezia Giulia (che andranno alle urne a febbraio insieme al Parlamento).

Sapere oggi quanti politici si ricicleranno è però quasi impossibile. Di certo alla fine di febbraio, quando i giochi saranno ormai chiusi, si conoscerà quella che noi chiamiamo “la stima dei danni” dell’ennesima incompiuta di Monti. Posti di dirigenti che andranno a politici trombati che potevano finire nelle mani di altrettanti laureati disoccupati o che sopravvivono con poche centinaia di euro al mese.

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