MONTI BIS/ Gli interessi di “papà” Caltagirone e la lobby del cemento

Cosa c’è dietro il progetto centrista per il Monti-bis? Interessi esclusivamente politici? Non sembrerebbe. Dietro la figura di Pierferdinando Casini, infatti, si muove quella di Francesco Gaetano Caltagirone, suocero del leader Udc e imprenditore romano. Ecco perché la serata di gala della presentazione del nuovo Messaggero (di proprietà appunto della Caltagirone Editore) si è trasformata nell’evento che ha ufficializzato la corsa al Monti-bis. Tanti i ministri presenti, infatti: dallo stesso premier a Elsa Fornero, fino a Corrado Clini. E poi altri montiani come Gianfranco Fini, Francesco Rutelli. Fino, appunto, a Pierferdinando Casini il quale, da quanto emerso dall’inchiesta esclusiva di Infiltrato.it, deve tanto al suocero: il bilancio del partito nel Lazio manca della documentazione dei finanziamenti privati per 171 mila euro. Buona parte arrivati proprio da società edili in stretti rapporti con “papà” Caltagirone.

 

di Carmine Gazzanni

monti_caltagirone_bis_palazzinariC’erano tutti. Mario Monti, Elsa Fornero, Corrado Clini, i sottosegretari Gianni De Gennaro e Antonio Catricalà, i presidenti di Camera e Senato Gianfranco Fini e Renato Schifani. E poi montiani doc come Francesco Rutelli e Pierferdinando Casini.  Fino al buono in ogni stagione Gianni Letta. E poi tycoon dell’imprenditoria romana e nazionale: dal padrone di casa Francesco Gaetano Caltagirone alla figlia – e moglie di Casini – Azzurra , fino ad Alfio Marchini, erede di una delle più importanti famiglie di costruttori romani (lo zio Alvaro fu quello che donò al Pci la sede di Botteghe Oscure).

E, ancora, il sindaco della capitale Gianni Alemanno, senatori Pd e Pdl – vicini tanto a Caltagirone quanto alla politica di Monti – come Luisa Todini che, nonostante sia consigliere Rai in quota Pdl/Lega, è presidente della Todini Costruzioni, una delle principali finanziatrici private del partito centrista. E poi ancora monsignori, i più alti rappresentanti delle forze dell’ordine, uomini del Quirinale come il portavoce del presidente della Repubblica Pasquale Cascella, e il vicepresidente del Csm, Michele Vietti. Tutti insieme appassionatamente per la serata di presentazione del nuovo Messaggero, il quotidiano di punta della Caltagirone Editore.

Tanti, troppi nomi per non poter pensare che il party non abbia avuto anche un ben più importante secondo fine: il lancio ufficiale del progetto del Monti-bis. Un progetto su cui già da tempo Casini sta lavorando a spron battutto. Un progetto, se vogliamo, chez Caltagirone. Quasi come se la “M” che campeggiava gigante nella stanza del Palazzo delle Esposizioni stesse non tanto per “Messaggero”, quanto per “Monti”.

Insomma, sembrerebbe quasi che il quotidiano di Roma si stia preparando – per volere di Caltagirone, visti gli invitati tutti squisitamente e dichiaratamente montiani – a diventare l’house organ di un progetto, politico ed economico, per il quale Mario Monti rimanga a Palazzo Chigi anche nella prossima legislatura. A cosa servono i giornali, dunque? Anche quando cambia la grafica e, con le pagine, aumentano gli approfondimenti – secondo i desiderata del direttore Mario Orfeo – queste serate di presentazione servono (anche e soprattutto) a favorire accordi, a mettere a punto strategie, a rinsaldare patti di governo (presenti e futuri). Soprattutto quando dietro le pagine d’inchiostro di un giornale si cela un imprenditore che, come tale, pensa ai suoi di interessi. Interessi che certamente non maturano (solo) con un progetto editoriale. Da buon costruttore Francesco Gaetano Caltagirone lo sa. E bene.

Così come lo sa (e bene) anche Pierferdinando Casini che non si lascia scappare un giorno senza ribadire la necessità “per il bene dell’Italia” di una prosecuzione dell’esecutivo Monti. Sarebbe un gesto di responsabilità, ripete indefesso il leader Udc. Ma responsabilità per chi? Cosa si nasconde dietro il progetto del Monti-bis? Soltanto precise linee politiche? A conti fatti, difficile pensarlo.

Gli interessi economici di Caltagirone non sono affatto secondari nel pressing dell’Udc per un secondo governo Monti (lo dimostra, come detto, anche il fatto che alla serata di gala erano presenti tanti esponenti dell’esecutivo e tanti rappresentanti dell’imprenditoria romana e non). Né Casini può eludere il problema dato che, come dimostrato da Infiltrato.it, dei tanti finanziamenti privati di cui gode il partito, una grossa fetta arrivano da costruttori in stretto rapporto proprio con Caltagirone.

Peccato, però, che molti di questi finanziamenti (25 su 39) non sono accompagnati da alcuna documentazione. Un totale di 171 mila euro senza alcuna pezza d’appoggio nella rendicontazione. Così è per la già citata Todini Costruzioni (bonifico per l’Udc Lazio da 20 mila euro), così è per la Ciaccia appalti srl (altri 20 mila euro) il cui presidente – Mario Ciaccia – fino a qualche tempo fa sedeva nel Consiglio Direttivo della Vianini Industria spa, una delle società che fanno capo a Caltagirone. E poi, ancora, la Edil C.a.s.a. Edilizia (20mila euro), la Sales appalti (15 mila) e la Di. Bi costruzioni (5 mila).

Insomma, il mondo dei costruttori vede di buon occhio il Monti-bis. Casini lo sa. E coi finanziamenti che arrivano al partito certamente non può far finta di nulla.

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