MONTI BIS/ Ecco le prove dell’alleanza tra il Pd e il Prof: macelleria sociale sarà.

Al Wall Street Journal il neo leader della coalizione di centrosinistra ha dichiarato di voler aprire al dialogo con Casini e Montezemolo. Un discorso in realtà mai chiuso, visto l’amore di Bersani per Monti e per la sua agenda. In aula, lo scorso anno, Bersani è stato addirittura più fedele al Prof. di Berlusconi. In sette casi su dieci le votazioni del Pd non hanno registrato nessun voto contrario o astenuto: e parliamo delle leggi più importanti dell’agenda Monti, quali il bilancio o l’odiata riforma Fornero.

 

di Viviana Pizzi

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Lo ha dichiarato in una intervista al Wall Street Journal Pierluigi Bersani. E in realtà lo aveva annunciato anche durante il confronto con Matteo Renzi svoltosi in Rai in occasione delle primarie. Senza fare nomi naturalmente per evitare di perdere consensi. Ora, leadership alla mano, ha calato il suo poker.

Bersani pensa a una larga alleanza con le forze moderate di Casini e Montezemolo, definite “centriste ed europeiste”. Tutto questo però potrebbe significare anche un’altra cosa: il segretario Pd, a questo giro di valzer, decide di passare la dama ed accodarsi – come avvenuto lo scorso annoalle politiche dell’agenda Monti, creando caos all’interno della coalizione ancor prima di iniziare il cammino elettorale.

C’è di più: Bersani torna su posizioni montiane proprio sulla questione del lavoro, dichiarandoun capitolo chiuso” la discussione sull’articolo diciotto. Un tema di scottante attualità che è il cavallo di battaglia delle forze dell’estrema sinistra e dell’alleato (?) Vendola.

Quanto montiano sia stato il Pd nel corso di questoannus horribilis lo vediamo subito, usando lo stesso metodo con cui abbiamo smascherato la bugia che vedrebbe Berlusconi contrapposto a Monti, quello delle votazioni in aula di provvedimenti fondamentali.

 

RIFORMA DEL LAVORO

bersani-monti_alleanza_macelleria_socialeSulla riforma Fornero i bersaniani del Pd sono stati addirittura più fedeli a Monti rispetto a quanto non abbiano fatto i berluscones. Se i pidiellini avevano dato nella votazione finale alla Camera 112 favorevoli e sette contrari, il Pd ha votato a favore con 189 deputati, nessun astenuto e nessun contrario.

Cosa prevedeva questa riforma? Proprio la modifica dell’articolo diciotto per quanto riguarda il reintegro sul posto di lavoro e, dulcis in fundo, anche le grane sull’articolo otto. Come si poteva pensare che il Pd, dopo aver votato all’unanimità una legge odiosa, potesse fare passi indietro e volerne la modifica? Pura fantascienza.

 

 

MANOVRA SALVA ITALIA

Anche sulle numerose tasse inserite ai danni degli italiani con la cosiddetta “ manovra salva Italia” il Pd si è mostrato alleato fedelissimo del Prof.

Per la seconda volta consecutiva non arriva nessun voto contrario alla proposta: 199 i favorevoli. Gli unici sei deputati che forse avevano qualche dubbio hanno preferito non presentarsi alla votazione. Anche qui vale lo stesso ragionamento: come può Pierluigi Bersani sconfessare totalmente quello che ha approvato poco meno di un anno fa? Ecco perché continuerà nel solco tracciato dall’agenda Monti.

 

 

MILLEPROROGHE 2012

Non c’è due senza tre. Ed ecco che con la votazione del decreto Milleproroghe 2012, quello con cui si decide la programmazione finanziaria del Paese contenente sia norme in materia di lavoro che di finanziamenti (come quello sul terremoto abruzzese), arriva il terzo en plein del Pd nei confronti del decreto. Anche qui l’adesione al progetto Monti è addirittura superiore a quella del Pdl.

Infatti i berlusconiani hanno votato con 150 si, due no e 11 astensioni mentre i bersaniani centonovanta sì e solo 14 assenti. Nessun contrario, nessun astenuto.

 

 

RIFINANZIAMENTO DELLE MISSIONI INTERNAZIONALI

Altro giro altra corsa. E il Pd dice sì, anche se questa volta non all’unanimità, al progetto del governo Monti di rifinanziare tutte le missioni di pace del governo italiano all’estero. Tra queste anche la guerra in Afghanistan che costerà 780 milioni di euro all’anno, due in più rispetto al precedente.

In questo caso il Pd ha votato con 173 sì, due no e sei astenuti. 23 i deputati assenti. Niente male per un partito di centrosinistra, schieramento da sempre contrario alle missioni armate.

 

 

DECRETO ANTI CORRUZIONE

Come per il Pdl anche per il Pd esiste una macchia che si chiama decreto anticorruzione, quello stesso che ha sì aumentato le pene per i reati di concussione, corruzione ed abuso d’ufficio ma che allo stesso tempo ha fatto scivolare l’Italia dal 69° al 72° posto nella speciale classifica di Transparency International.

Come hanno votato i bersaniani? Ecco i dati dell’ultima discussione alla Camera: 188 voti favorevoli, 0 contrari, 7 astenuti e 7 assenti. Numeri che non lasciano spazio all’immaginazione: anche al Pd faceva comodo una legge che di fatto non ha risolto i problemi della Casta.

 

SPENDING REVIEW

Siamo appena a metà del viaggio e arriviamo alla votazione del 4 luglio 2012 al Senato sulla spending review, che la rende di fatto definitiva. In italiano vuol dire riduzione della spesa pubblica ma in molti casi ha significato un vero e proprio collasso per i lavoratori di molte amministrazioni locali, come le province.

Anche qui le figure di Bersani e Monti sono praticamente sovrapponibili. E questo perché gli 84 senatori presenti in aula hanno votato tutti a favore del decreto. Gli unici che avrebbero potuto pensarla diversamente (solo 16) hanno preferito quel giorno restare a casa.

 

FISCAL COMPACT

Come si sarà comportato il Pd di Bersani sul tanto criticato Fiscal compact, che per nulla garbava alle forze riformiste della sinistra estrema? Quello sul quale chiedevano di non votare alle elezioni primarie del 25 novembre e del due dicembre?

Con un en plein montiano, ovviamente: 183 i voti favorevoli, zero contrari, zero astenuti e soltanto 19 assenti. Numeri che non hanno bisogno di ulteriori commenti.

 

RENDICONTO DELLO STATO 2011

Siamo a settembre e arriviamo al rendiconto finale dello Stato del 2011. Un argomento delicato per la Camera dei Deputati, importante per verificare la tenuta del Governo Monti.

Ecco come ha risposto il Pd di Bersani a questa chiamata: 172 voti favorevoli, 0 contrari, 0 astenuti e 26 assenti. Un altro segnale di completa fiducia all’uomo di Goldman Sachs ed esponente di punta del Bilderberg da parte del Partito Democratico.

Più montiano di così non ce n’è: stesso numero di contrari ed astenuti (0) soltanto tra le fila di Udc e Fli oggi fieri sostenitori di un Monti Bis.

 

DECRETO SALUTE

Si tratta del decreto che cambia radicalmente il rapporto tra i pazienti e i loro medici. I cosiddetti “generici” e scelti dalla famiglia devono essere disponibili sette giorni su sette e per ventiquattro ore al giorno. Spostando quindi sulle loro spalle l’incombenza dei soccorsi più urgenti. Lo stesso decreto che ha previsto anche il taglio di migliaia di posti letto negli ospedali italiani.

Un decreto giunto in porto prima dell’allarmismo di Monti nel settore, con la dichiarazione di non potere più garantire il servizio pubblico.

Che fa il Pd di Bersani su questo argomento? Ecco i numeri: 148 voti favorevoli, 0 contrari, 6 astenuti e 44 deputati assenti.

 

 

IL QUADRO GENERALE

Una fotografia che non lascia scampo a Pierluigi Bersani e a deputati e senatori del suo partito. Insieme all’Udc di Casini si sono mostrati i più fedeli all’agenda Monti, persino di più dei berluscones, coloro che in estate avevano dato adito ai giornalisti di costruire la cosiddetta “coalizione alfabetica” Abc (Alfano, Bersani e Casini). Il primo sparisce sotto l’egida del ritorno in campo del Cavaliere, mentre gli altri due tentano di tornare insieme anche dopo le primarie del centrosinistra.

Sostenendo, con molta probabilità, l’agenda del Monti bis tanto voluta anche dai potenti del Bilderberg.

Il Pd alleato affidabile? Certo che sì considerando che nelle dieci votazioni chiave del governo, per ben sette volte non ha fatto registrare né un astenuto né un voto contrario: numeri di tutto rispetto che tradotti in percentuale significano che nel 70% dei casi Monti e Bersani sono stati l’uno l’alter ego dell’altro.

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