MONTI BIS/ Ecco chi lo finanzia e perché: da Goldman Sachs ai capitalisti italiani

Gli alter ego di Mario Monti sono tanti: è passato con abilità da professore a politico, per approdare a showman televisivo, al pari di Berlusconi. Con la campagna elettorale, dietro le sue parole, i gesti e i tweet ci sarà, forse, Martin Sorrel fondatore della Wpp, multinazionale pubblicitaria, con la speranza di rendere l’immagine di Monti meno “leader pro casta” e più “popolare”. La collaborazione con Sorrel non è stata ancora confermata però il guru pubblicitario prende già posizione e si definisce ‘sostenitore di Monti’. Chi paga quest’ambiziosa campagna elettorale? Ovviamente l’imprenditoria italiana. Intanto a tirare l’acqua al mulino del Monti bis c’è pure la Goldman Sachs Group.

 

di Maria Cristina Giovannitti

Lo scontro per le prossime elezioni 2013 si combatte nelle piazze, scelte da Grillo, e nelle tv, con Monti e Berlusconi. Il testa a testa mediatico è tra Monti, completamente adagio nelle sobrie vesti di showman, e la burlesca comicità di Berlusconi, diventato quasi più comico del vero comico Grillo. Una sovraesposizione, la loro, che li vede ormai onnipresenti in tutti i programmi e telegiornali al punto che, per ben due volte, l’Agcom ha tirato le orecchie alle trasmissioni tv per mancata par condicio: ovunque si vedono Monti e Berlusconi. Ci stupisce soprattutto il Professore e la sua veloce capacità di trasformismo: ha capito che in politica c’è da curare per prima cosa l’immagine. E così sta facendo.

 

POLITICA DELL’IMMAGINE – Non si bada a spese, soprattutto in vista delle elezioni e così per vincere si sfoderano tutti i jolly, anche se costano un occhio della testa. Stati Uniti docet e già Matteo Renzi, durante le primarie, aveva usato uno stile informale ispiratosi a Barack Obama. Stavolta a provarci è il premier uscente Mario Monti che ambisce ad una ‘politica all’americana’.

Si vocifera che il leader di Scelta Civica, per curare la sua campagna elettorale, abbia chiamato Martin Sorrel fondatore londinese di Wpp, la multinazionale della pubblicità, leader mondiale. Nel 2011 durante l’impennata della crisi economica, la Wpp ha raggiunto record positivi: un guadagno di 10 miliardi di euro per un incremento del 18% rispetto agli altri anni. Lo stesso Sorrel ha riconosciuto che il successo è dipeso dal digitale, nuova risorsa per il futuro. Anche Mario Monti l’ha capito.

Con molta probabilità il guru della pubblicità, aiuterà a sponsorizzare al meglio l’immagine del Presidente: a lui l’arduo compito di trasformare il “professore della casta”, in “leader del popolo”. È la Wpp di Sorrel ad aver creato la Blue State Digital, una nuova strategia mediatica e tecnologica usata da Barack Obama durante la campagna elettorale.

mario-monti-caliceLa BSD è una propaganda politica che si avvale di tv e web, nata nel 2004 e finanziata dai grandi colossi come Google, National Geographic e Vogue. L’intento di Monti è quello di ampliare il bacino di elettori che per ora, nonostante i sondaggi, resta circoscritto a moderati ed imprenditori: il suo obiettivo passa anche per la politica dell’immagine.

Per il momento la Wpp non conferma nessuna collaborazione seppur Sorrel, nel suo ultimo viaggio in Italia, abbia apertamente dichiarato il suo sostegno al Prof.: ‘Il vostro ex premier Mario Monti ha creato le condizioni per il rilancio, con misure dolorose nel breve periodo, ma utili nel lungo termine’.

 

CHI PAGA – Il Professor Monti ha in mente una campagna elettorale di alto livello mentre nelle tasche del movimento sono rimasti solo 4 milioni di euro, troppo pochi per realizzare i suoi “sogni americani”. Fino ad ora stato è il capitalismo italiano a sostenere moralmente ed economicamente la sua propaganda. È il Corriere della Sera a rendere noti tutti i nomi degli imprenditori che finanziano Monti, seppur non tutti abbiano gradito l’accordo con l’Udc e Fli, inteso come una scelta anacronistica e non aperto ad una politica liberale.

Partendo da un miglioramento della ‘politica dell’immagine’, Monti punta anche alle prossime elezioni Europee, così come detto dai suoi collaboratori: ambizioni non impossibili per un premier dalle spalle forti che gode del sostegno di colossi internazionali, come la Goldman Sachs, nota banca d’affari statunitense.

 

GOLDMAN SACHS GROUP – Monti è stato un “uomo Goldman” dal 2005 al 2009 nel ruolo di International Advisor, prima di prendere le redini della politica italiana. In vista delle prossime elezioni, la potente banca d’affari statunitense non poteva non ‘aiutare’ uno dei suoi.

A novembre l’istituto americano ha pubblicato un report abbastanza generoso verso l’economia italiana, tutto a favore della politica delle riforme del goldman Monti.

Speranze e ripresa per l’Italia del 2013 ‘unico Paese dell’Europa del Sud dove non c’è stato alcun progresso nell’abbassare il costo del lavoro unitario’, secondo la Goldman Sachs.

Nella relazione firmata da Jim O’Neill Asset Management si legge: ‘L’unico rischio è legato al passo con cui le riforme strutturali vengono implementate, un modo chiaro per dimostrare il proprio sostegno al Monti bis, con il Prof. visto come l’unica persona in grado di realizzare il piano del Bilderberg.

E questo, per i cittadini italiani, sarà il vero problema in caso di Monti bis. 

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