MONTI-BIS/ Dimissioni? Tutto secondo i piani. E Bersani trema.

La domanda che in questi giorni si fanno tutti è la seguente: cosa farà Monti? E, soprattutto, può un senatore a vita candidarsi a premier? La risposta è sì, è tecnicamente possibile. Lo sa bene il trio Montezemolo-Fini-Casini, già al lavoro per lanciare – definitivamente – il progetto “Verso la Terza Repubblica”. Il che inguaia lo scenario politico: con Monti in campo oltre a Berlusconi, Bersani, M5S e gli arancioni di De Magistris alleati con Idv, il rischio – considerando che si andrà al voto col Porcellum – è che si vada nuovamente incontro ad uno stato di ingovernabilità. Poco male: nel caso sarà sempre Monti a prendere le redini dell’esecutivo.

 

di Carmine Gazzanni

Con Pierferdinando e Luca “ci sentiamo tutti i giorni e assieme a loro e a molti altri riteniamo che sarebbero guai se tornassimo in una fase in cui non ci fossero i conti pubblici sotto controllo”. Gianfranco Fini, ospite ieri a Chetempochefa, non lascia spazio a dubbi: stiamo lavorando per il Monti-bis. Se fino a ieri era una semplice ipotesi, oggi è molto di più. È un vero e proprio progetto politico: “Monti – ha continuato Fini – deve continuare a guidare il Paese come Presidente del Consiglio”. Stesso discorso, d’altronde, è stato fatto anche da Pierferdinando Casini, sebbene il leader centrista – da buon democristiano – abbia badato a non sbilanciarsi eccessivamente: “Io non sono autorizzato a interpretare il pensiero di Monti”.

Insomma, il Professore, dopo il comunicato in cui ha annunciato la sua decisione “irrevocabile” di rassegnare le dimissioni non appena sarà approvata la legge di stabilità, ha smesso l’abito di tecnico e indossato quello da politico, vero e navigato. È indubbio, infatti, che se Montezemolo, Fini e Casini si sono lanciati in dichiarazioni così inequivocabili, dietro c’è una forte disponibilità del premier a ricandidarsi.

MONTI-DIMISSIONI_bersani_tremaA questo punto, però, sorge un’altra domanda: può Mario Monti candidarsi a premier pur essendo senatore a vita? Sebbene se accadesse sarebbe un unicum nella storia repubblicana italiana, la risposta è sì: è tecnicamente possibile. Il motivo è presto detto. Nonostante Monti, in quanto senatore a vita, non possa essere eletto come deputato o senatore, sarebbe comunque possibile arrivare ad un suo secondo esecutivo: ovviamente il suo nome non potrebbe comparire nelle liste elettorali, ma potrebbe figurare come leader di coalizione (quindi come esterno a più liste collegate). In altre parole, si voterebbe una coalizione (o un listone) racchiusa sotto il comune accordo di riportare Monti a Palazzo Chigi. Anche perché – non bisogna dimenticarlo – formalmente il cittadino, nella tornata politica, elegge i membri del Parlamento. Sono questi, poi, a scegliere chi ricoprirà l’incarico di Presidente del Consiglio.

È proprio questo il proposito dei montiani, dei centristi e dei moderati che – come detto – in questi giorni stanno premendo sull’acceleratore. Il tempo di approvare la legge di stabilità. Dopodiché saranno sciolte le riserve, con la conseguenza di un vero e proprio Big Bang nella politica italiana: Casini si defilerebbe da una possibile alleanza con i democratici e spalleggerebbe per una coalizione a sostegno di Monti, con l’appoggio di Montezemolo e Fini. I tre montiani, d’altronde, già sarebbero al lavoro per ottenere il placet di poteri che contano. A cominciare dal Vaticano. Se infatti le alte gerarchie hanno sempre guardato con favore alla sobrietà del premier, la Cei – fino a ieri – sembrava essere più alfaniana che montiana. Proprio ieri, però, dalle colonne de L’Avvenire si è palesato il cambio di casacca: “Rispetto del Paese, delle regole e nel senso più alto della politica. Rispetto vero per i suoi concittadini, quelli a cui si deve dire sempre la verità. Questo ha dimostrato ieri sera al Parlamento della Repubblica e all’opinione pubblica nazionale e internazionale il ‘tecnico’ professor Mario Monti”. Un chiaro segno di appoggio, dunque.

Il Big Bang che è in atto potrebbe causare effetti sconvolgenti nel quadro politico. Con Monti in campo i voti si divideranno ulteriormente. Il che vuol dire meno certezza per il Pd di portare a casa la vittoria. Tanto che gli stessi democratici hanno – incredibilmente, ma nemmeno tanto – aperto alla possibilità di un’alleanza con Monti, magari affidandogli un ministero (il che, ovviamente, permetterebbe a Bersani di continuare a viaggiare dritto verso Palazzo Chigi). “Monti, dopo le mosse del Pdl – ha detto Rosy Bindi è molto più vicino al centrosinistra e al centro moderato. Lo capiremo meglio nei prossimi giorni”.

Duro lavoro, dunque, per i sondaggisti. Al momento, secondo l’Istituto Piepoli, il Pd tiene al 34% a cui andrebbe aggiunto il 6% di Vendola; il Pdl rimarrebbe al 16 e Grillo al 15; l’Idv – in costante ripresa – pare invece abbia sfondato il muro del 5% (ma potrebbe arrivare molto più in alto considerando la quasi certa alleanza con gli arancioni di De Magistris e Ingroia). E, proprio leggendo i sondaggi, si capisce anche perché Fini, Montezemolo e Casini stiano così fortemente spalleggiando per un Monti-bis. Senza il Professore le percentuali sono imbarazzanti: Casini non oltre il 6%, Fini massimo al 3, Montezemolo non pervenuto. Un listone con a capo Monti, invece, si attesterebbe intorno al 15%.

Il quadro, dunque, è profondamente problematico. Il rischio è che si ritorni ad una situazione speculare a quella del 2006. Soprattutto considerando i meccanismi del Porcellum che prevede il premio di maggioranza assegnato su base regionale per il Senato. In altre parole, una maggioranza (anche assoluta) alla Camera potrebbe non assicurare una uguale maggioranza anche a Palazzo Madama. Ecco perché un quadro così frammentato potrebbe dare il la ad una nuova situazione di ingovernabilità, facendo cadere la quasi-certezza dei democratici di essere finalmente protagonisti della scena politica (da qui, come detto, il tentativo di assicurarsi il placet di Monti).

A questo punto ecco il secondo possibile scenario che riporta sempre e ancora una volta al nome di Mario Monti. A dirlo è stato, qualche giorno fa, il senatore Pd Stefano Ceccanti, da sempre favorevole all’agenda Monti: “Se l’esito del voto restituisse la fotografia di un quadro politico senza una vera maggioranza, con il Senato in bilico […] i partiti si presenterebbero al Colle e potrebbero indicare Monti quale candidato premier”. In altre parole, se dovesse verificarsi una situazione simile a quella del 2006 con un Senato che non garantisce governabilità, in un panorama in cui nessuna coalizione rappresenta a tutti gli effetti la volontà politica del Paese, si cercherebbe di individuare una figura che sia trasversale a tutte le maggiori forze politiche. Mario Monti, per esempio?

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