Mentre Berlusconi chiede la fiducia, Tremonti lo sbeffeggia

Durante il discorso di Berlusconi, per chiedere la fiducia alla Camera, Tremonti fa il suo show: risatine e beffe alle spalle del capetto.

di Andrea Succi

tremontiIeri mattina, alle 11:00, la diretta di Repubblica TV mostrava il volto di un Governo alle corde, sbandato, senza punti di riferimento forti. Il Ministro Rotondi, eccitato dal discorso di Berlusconi, lo definiva “democristiano, democristianissimo”: il Presidente del Consiglio ha cercato di non scontentare nessuno, aprendo ai centristi, ai cosiddetti moderati riformisti e soprattutto a quella parte dell’opposizione pronta al dialogo. Che tradotto significa disponibilità all’ennesimo inciucio. Certo, troverà più di qualcuno, tra i presunti oppositori, disposto a passare armi e bagagli con i pidiellini, ma è chiaro che la strategia è quella di prendere tempo per arrivare in primavera e scatenare la bagarre elettorale. I finiani votano la fiducia anche per questo motivo, visto che non sono partiticamente pronti per affrontare il giudizio degli elettori.

Che cosa ha detto Berlusconi di così importante? Nulla che non abbia detto in altre occasioni: ha snocciolato numeri e fatti secondo suo solito elogiando l’azione governativa, che deve proseguire per dare al Paese “libertà e prosperità, così da garantire un futuro alle nuove generazioni”.

Smentire le boiate del Premier non vale la pena, sarebbe come giocare al gatto col topo; meglio, molto meglio raccontare quei 54 minuti di monologo analizzando la comunicazione non verbale, quindi il linguaggio del corpo, degli unici due politici (oltre al protagonista) presenti nell’inquadratura a camera fissa della diretta, vale a dire il Ministro dell’Economia Giulio Tremonti e il Ministro per la Semplificazione Roberto Calderoli.

Partiamo da Tremonti, con un brevissimo excursus per definire il personaggio: checché se ne dica, Giulio Tremonti è un uomo molto potente, uno del Bilderberg Group, l’organizzazione mondiale che riunisce gli uomini più influenti del pianeta con l’obiettivo di lavorare ad un presunto Nuovo Ordine Mondiale.

Tremonti può permettersi di confessare in televisione la sua appartenenza al Gruppo degli Illuminati – l’élite economico/finanziaria/politica – senza pagarne la benché minima conseguenza: lo ha fatto da Vespa, lo ha fatto da Santoro e lo ha fatto nella rete ammiraglia del suo capetto, senza per questo essere accusato di cospirazionismo, come invece accade a chi non si chiama Tremonti.

Questo breve preambolo è importante per leggere, con occhi diversi, il linguaggio non verbale di Tremonti durante gli sproloqui berlusconiani: applausi finti, a tratti sforzati, nella maggior parte dei casi leggerissimi e impercettibili. Gli unici battimani convinti, o più o meno tali, si sono visti solo durante il discorso sul federalismo, un pò per convinzione, molto per questioni d’immagine.

A tratti, Tremonti scimmiottava un Berlusconi incapace di reggere la scena come altre volte, mentre riusciva a star serio nonostante l’ironia delle barzellette da lui stesso contate, soprattutto in materia di sicurezza, giustizia e infrastrutture.

Quando il Primo Ministro si è vantato di aver inflitto un durissimo colpo alla criminalità organizzata, elencando una serie di dati – dal numero di latitanti arrestati ai sequestri effettuati – Tremonti faticava a trattenersi dal ridere, “faceva le facce strane” come si suol dire, facce di uno che non ci crede, non ci può credere per quanto sembrano grosse certe fregnacce.

Quando il Presidente del Consiglio si è soffermato a parlare di Giustizia, “ritendendo indifferibile un ulteriore aumento delle risorse” a quel punto Tremonti ha sorriso vistosamente, poi si è girato verso Frattini e, continuando a sorridere, ha scosso la testa.

Tradotta in lingua napoletana, la sua gestualità sarebbe suonata più o meno così: “E ch’ vuò fa se chist è scem…”.

Ma l’apoteosi finale si è avuta quando Berlusconi ha parlato delle infrastrutture, promettendo che nel 2013 ci sarà il “completamento dell’Autostrada Salerno – Reggio Calabria” e provocando reazioni a catena: Tremonti piegato in due dal ridere e fragorose risate da parte dell’opposizione. Berlusconi stesso si è lasciato andare, colpito da questa contagiosa ilarità: aveva capito di averla sparata troppo grossa.

E Calderoli? A Roma lo chiamarebbero “Er Burino”, un pacioccone che sembra sempre sudaticcio e un pò rimbambito. A guardarlo bene pareva che non capisse niente, o quasi, di quello che gli stava succedendo intorno, però a differenza del collega Tremonti, quando applaudiva, ci metteva impegno e passione.

Si sforzava di concentrarsi, di capire e carpire il segreto di quel pifferaio magico che aveva di fronte, ma nonostante le fatiche proprio non riusciva a mostrare un volto intelligente e arguto, almeno non tanto quello del pifferaio. Probabilmente questo è un problema che affligge lo schieramento leghista, che annovera tra i suoi quei due furboni dei Bossi, senior e junior.

E c’è stato un momento nel discorso di Berlusconi, in cui una mano inquietante è entrata nell’inquadratura: sventolava sotto il naso di Tremonti, rantolava e imprecava contro qualcuno o qualcosa, implorava spiegazioni.

Flashback: Berlusconi aveva appena citato la famigerata “Banca del Sud”, che è fumo negli occhi dei leghisti; a quel punto Bossi si avvicina a Tremonti e sembra quasi chiedere: “Ma come, pure la Banca del Sud?!” “E certo, pure la Banca del Sud”, pare dica l’istrionico Tremonti.

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