MEETING RIMINI/ La crisi? Finita. Monti lancia la grande intesa Pd, Pdl e Udc, con la benedizione di Cl

Mancava solo che dicesse che “i ristoranti sono pieni” e che la crisi è soltanto “psicologica”. Mario Monti, nel corso dell’incontro inaugurale di Cl a Rimini, ha parlato come fosse il Cavaliere. O, meglio, come faceva Berlusconi prima del suo insediamento. C’è da credergli? Ma le sue parole sono servite per lanciare la benedizione politica al trio ABC: il Partito della Nazione (la Cosa Bianca di Casini) s’ha da fare.

di Carmine Gazzanni

monti-meeting_riminiIo parlo quasi ogni giorno di crisi italiana e europea, ma oggi vorrei chiedermi se siamo davvero in crisi”. E ancora: “La fine della crisi è un momento che per certi versi vedo avvicinarsi”. ”Il governo ha risanato il Paese. Ora tocca alle imprese”. Come dire, il governo il suo l’ha fatto. Se non dovessimo uscire dalla crisi la colpa è degli italiani.

Mancava solo che si dicesse che “i ristoranti sono pieni” e che la crisi è solo “psicologica”. Eppure queste dichiarazioni non sono di Silvio Berlusconi. A pronunciare quelle parole sono stati Mario Monti, impegnato ieri nell’incontro inaugurale del meeting di Rimini, ed Elsa Fornero in un’intervista rilasciata sempre ieri a La Stampa. A distanza di otto mesi, dunque, la musica non cambia: la crisi è ormai superata (“vorrei chiedermi se siamo davvero in crisi”), il governo ha fatto tutto ciò che era nelle sue possibilità. Eppure domande da fare al governo ce ne sarebbero. A cominciare dalla questione degli esodati (nessuno ne parla più, ma è ancora lontana dall’essere risolta), dato che proprio secondo Elsa Fornero ”il governo ha risanato il Paese”. Sarebbe interessante chiedere invece a Monti chi nei fatti si troverà a pagare il peso della crisi economica, dato che gli interessi, quelli veri, non sono stati toccati se non di striscio.

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Ma le parole di Monti, in realtà, sono servite ad altro. Qualcosa infatti non torna: perché il premier, dall’oggi al domani, avrebbe dovuto cambiare il disco e, dopo mesi di allerta e parole tutt’altro che tranquillizzanti, avrebbe parlato di crisi ormai superata? Il motivo, a legger la situazione, non può che essere politico. Che il meeting di Rimini di quest’anno abbia un intento politico, checché ne dicano gli organizzatori, è cosa risaputa. Non è un caso, ad esempio, che all’incontro inaugurale sia stato presente proprio Mario Monti (terzo premier, dopo Andreotti e Berlusconi, ad essere invitato alla convention ciellina) insieme alla vera mente del movimento Giorgio Vittadini. Né lo è il fatto che siano tanti i ministri che parteciperanno alla convention nei prossimi giorni (la stessa Elsa Fornero, Corrado Passera, Corrado Clini, Lorenzo Ornaghi e Giulio Terzi). Insomma, Comunione e Liberazione si tinge di tecnico, per così dire. E lo fa proprio nel periodo in cui si avverte nel movimento cattolico l’esigenza di rilanciarsi dopo aver definitivamente scaricato il suo personaggio politico più autorevole, Roberto Formigoni (sì presente al meeting, ma non è un mistero che ormai abbia perduto l’appoggio di buona parte del movimento). L’obiettivo, dunque, è patrocinare proprio quel progetto politico che nasce e trova la sua legittimazione nell’esperienza montiana. Stiamo parlando del cosiddetto Partito della Nazione (o Cosa Bianca) che, secondo gli auspici di Pierferdinando Casini e Gianfranco Fini, dovrebbe raccogliere quelle forze politiche che, oggi, hanno permesso e permettono a Mario Monti di dormire sonni tranquilli potendo contare su una larga maggioranza.

Ecco allora che tutto ritornerebbe. Ecco l’ottimismo di Monti; ecco perché proprio a Rimini l’importante annuncio (dai colori, come detto, fortemente berlusconiani) secondo cui saremmo usciti dalla crisi. E il merito sarebbe proprio imputabile al senso di responsabilità dimostrato da Pd, Pdl e Udc. Il premier l’ha detto esplicitamente: “Questo non è un momento di grande popolarità per le forze politiche in Italia ed altrove. Ma noi abbiamo il miracolo quotidiano di forze politiche, soprattutto tre: negli ultimi anni hanno dedicato grande attenzione, tempo e risorse a combattersi, e non era facile prevedere che quelle stesse forze avrebbero avuto un soprassalto di responsabilità, che sarebbe stato possibile ricondurle a prendere decisioni come quelle che erano state rinviate per decenni. Questo è un motivo di speranza”. Una speranza, come detto, che non può che chiamarsi Partito della Nazione. Ecco, dunque, quale sarebbe il motivo per cui quest’esecutivo, finora fermo sulle sue posizioni di rigore, si sia slanciato in dichiarazioni stando alle quali la crisi, da un giorno all’altro, sarebbe diventata un lontano ricordo. Come se, dall’oggi al domani, non ci riguardasse più.

Un bel modo per lanciare il progetto anomalo che vedrebbe insieme Udc, Pd e i moderati del Pdl (l’ala che fa capo a Beppe Pisanu per intenderci). Con la benedizione di Comunione e Liberazione. Ecco, dunque, che i fili della matassa tornano. Ecco il perché dell’incontro inaugurale alla presenza di Monti e di Vittadini; ecco perché sarà presente gran parte dell’esecutivo a  Rimini; ecco perché tra gli invitati anche uomini di punta di Pd e Pdl (Enrico Letta da una parte; Maurizio Lupi e lo stesso Formigoni dall’altra). Tutti insieme appassionatamente. Tanto, dice Monti, la crisi è superata. È ora di tornare a riempire i ristoranti.

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