MARONI SAVIANO/ Ndrangheta, Lega e Nord Italia: mai così uniti

Le polemiche di Bobo Maroni contro “Bobo” Saviano sono appena cominciate. Secondo il Ministro dell’Interno la ndrangheta non avrebbe mai messo piede al Nord Italia, figurarsi poi i rapporti con la Lega: quelli sarebbero invenzioni del “comunistaSaviano. Sarà davvero così? Nonostante Maroni abbia ricevuto i complimenti dello stesso Saviano per la lotta alla criminalità organizzata, cosa accade nel Nord del Paese?

di Carmine Gazzanni

Nove milioni di telespettatori l’altro ieri sera hanno assistito alla seconda puntata di “Vieni via con me”, il programma di Fazio e Saviano che sta riscuotendo un successo inimmaginabile (addirittura complimenti per i risultati sono arrivati anche da Piersilvio Berlusconi).

Saviano-Vieni-Via-Con-MeEppure lo sappiamo bene: l’Italia è un Paese particolare. Se riscuoti grande successo e lo fai non con lo stupido intrattenimento “all’italiana” , vieni attaccato, boicottato, censurato. Se arrivi a quota nove milioni e non lo fai spiattellando sesso in diretta con “tette e culi” a gogò, ma arrivi ad un tale traguardo semplicemente parlando dell’Italia reale, sei uno che lancia “parole infamanti” (Roberto Maroni), che “rischia di apparire un pirla” (Mario Borghezio), uno che sta in televisione per fare “arringhe politiche e demagogiche senza alcun contraddittorio e senza alcun riscontro nella realtà dei fatti” (Davide Boni).

Ci si chiederà: è mai possibile trattare un uomo (Saviano ha solo 31 anni) che vive sotto scorta da più di cinque anni rinunciando in pratica alla sua stessa esistenza, in questo modo? In Italia sì, è possibile. E perché mai? E’ questo il punto: non si sa. O meglio, si sa, ma è paradossale: ieri Saviano, parlando delle infiltrazioni ‘ndranghetiste al Nord, non ha fatto altro che ricostruire una verità accertata non solo per vie giornalistiche, ma anche e soprattutto per vie giudiziarie. Dunque non ha fatto altro che raccontare una verità riconosciuta da tutti.

E allora? Perché assistiamo al “tutti contro Saviano”? Semplicemente perché quello riferito da Saviano (“la ‘ndrangheta al Nord, come al Sud, cerca il potere della politica e al Nord interloquisce con la Lega. Che ha sempre detto che non vuole qui le manette o la repressione, ma non basta, perché sono i soldi legali che irrorano questo territorio, è lì che il fenomeno deve essere contrastato”) è assolutamente vero, certo, verificato. Ma scomodo. E allora il caro Ministro Maroni (e dietro di lui tutti gli altri) hanno preferito zittire il giornalista raccontando che non è vero nulla, che la Lega non ha assolutamente rapporti con le mafie, che nel Nord non ci sono infiltrazioni.

Si è arrivati addirittura a dire che è impossibile che al Nord ci siano infiltrazioni mafiose perché Maroni ha condotto una battaglia senza precedenti alle mafie. Come se Maroni rappresentasse tutto il Nord. Incredibile? Eppure Gianni Alemanno ha sostenuto proprio questa tesi affermando che “la sua attività è la dimostrazione migliore che non c’è nessun rapporto” con le organizzazioni mafiose. Insomma, si arriva a sostenere l’assurdo pur di celare la realtà dei fatti.

Già, perché di realtà dei fatti bisogna parlare. Sappiamo da tempo, infatti, che la ‘ndrangheta ha piantato le radici in Lombardia ad esempio. Sappiamo bene che un vero e proprio esercito criminale sta cercando di mettere le mani su Expo 2015. E’ questo quello che emerge dall’inchiesta di alcuni mesi fa che portò all’arresto di 300 presunti affiliati alle famiglie storiche della criminalità calabrese (di questi 160 solo in Lombardia, anche se in questa regione, addirittura, secondo le indagini si pensa ne siano “operativi 500”). Una maxi operazione (ribattezzata “Il Crimine”) di come non se ne vedevano dagli anni ’90, coordinata dalle Procure congiunte di Reggio Calabria e Milano. Complessivamente furono sequestrati beni per oltre 60 milioni di euro, insieme ad armi ed esplosivi. E chi finì in manette? Uomini di punta della ‘ndrangheta, come Domenico Oppedisano, numero uno delle cosche calabresi, e, come detto, altri affiliati a famiglie storiche: i Commisso di Siderno, gli Acquino-Coluccio ed i Mazzaferro di Gioiosa Ionica, i Pesce-Bellocco di Rosarno, gli Alvaro di Sinopoli, i Longo di Polistena, gli Iamonte di Melito Porto Salvo. Cognomi che non tradiscono le origini del Sud, ma da anni impiantati nel Nord per condurre i loro affari malavitosi.neri1qqq

E la politica cosa c’entra? Nel registro degli indagati, stando ad alcune indiscrezioni, sono stati iscritti numerosi amministratori leghisti, rei, secondo gli inquirenti, di aver concesso favori alle ‘ndrine. Tra questi spicca Angelo Ciocca, uomo di punta della Lega Nord pavese, il quale avrebbe avuto “rapporti diretti” con Giuseppe Neri, boss della ‘ndrangheta in Lombardia. Nella primavera del 2009 i due, infatti, sono stati filmati dai carabinieri mentre si incontravano per discutere dello scambio di voti per favorire un candidato gradito alle cosche. E chi sarebbe questo candidato? Un altro leghista:  Francesco Rocco Del Prete, candidato alle comunali di Pavia nel 2009 (poi non eletto).

E non è finita qui. Si potrebbe pensare che l’attività mafiosa al Nord sia esclusivamente “imprenditoriale”. Certamente è vero. Ma anche al Nord non manca la matrice puramente criminale. Anche qui, infatti, alcuni omicidi commessi sembrano essere di natura mafiosa. Nel 2008 a Legnano, roccaforte leghista, viene ucciso con un colpo di pistola Cataldo Aloiso, genero di Giuseppe Farao della cosca Farao-Marincola di Cirò Marina, in Calabria. Un anno prima a Tagliuno, in provincia di Bergamo, a morire è il collaboratore di giustizia Leone Signorelli, secondo molti il raffinatore di cocaina colombiana rivenduta poi alla ‘ndrangheta. Ma un testimone – l’unico – aveva visto l’accaduto. Cinque mesi dopo, infatti, è proprio Giuseppe Realini, artigiano del legno di Chiuduno, a pagarne le conseguenze.

Ma, per carità, la ‘ndrangheta non esiste. Come la camorra e la mafia. Fantascienza.

SULLO STESSO ARGOMENTO

Lega Nord, xenofobia e razzismo: ne parla il Rapporto del Roth Institute

La Lega Nord vince grazie a populismo e xenofobia?

Fino al 31 dicembre 2016 puoi attivare una copertura per il rischio terremoto con sconti fino al 50%.