MANOVRA/ Scompare l’equità: perchè? Rispondono gli uomini della Casta…

di Carmine Gazzanni

Dopo gli emendamenti di ieri nella manovra scompare definitivamente la tanto decantata equità: per il momento nessun taglio alle province, né tantomeno al Parlamento. “Lede l’autonomia delle Camere”, si è detto nei giorni scorsi. La questione lascia interdetti: a parole sembrerebbe che tutti siano d’accordo con i tagli, ma poi? Abbiamo chiesto spiegazioni ai diretti interessati: gli uomini della Casta, da Scilipoti a Sgarbi…

Manovra_equitDomenico Scilipoti, Mrn

“Il problema non è quello dei vitalizi, però, se potesse servire, io sarei disposto non a un taglio dei vitalizi, ma a non avere nessun tipo di compenso, senza nessun tipo di difficoltà. Se il mio compenso potesse servire per risollevare la questione italiana, io da domani sarei disponibile a rinunciare interamente al vitalizio. Se dovesse essere questo il problema non c’è nessun tipo di difficoltà a fare non un passo indietro, ma cento. Ma insistere su tale problema significa solo confondere la gente, non far capire quello che realmente sta accadendo in Italia oggi e fare indirettamente il gioco dei poteri forti per non farci concentrare su quello che è il vero problema oggi in Italia. Però le posso dire che, se dovesse essere un sistema  per salvare l’Italia quello di ridurre il vitalizio, non un taglio, ma la decurtazione totale. Io sarei il primo senza nessun tipo di difficoltà. Però le dico che non è questo il problema: il problema non sta nel vitalizio, non sta in altri problemi che noi giornalmente affrontiamo che ci deviano dalla reale questione. Oggi in Italia, infatti, c’è un governo che ha un interesse preciso: tutelare le banche, far fronte alle difficoltà che stanno affrontando le banche. E non si può pensare a questo soltanto, penalizzando i conti dei comuni cittadini che danno il loro contributo per rilanciare la nostra Italia. Detto questo, se il vitalizio potesse essere la soluzione ai problemi dell’Italia, non un passo indietro, ma centocinquanta. Io sono il primo a dirle che non voglio essere pagato. Ma, le ripeto, il problema è da ricercare altrove: in Italia c’è stato un annullamento della democrazia e una continua legittimazione di lobby trasversali sotto il profilo economico e finanziario che vogliono distruggere lei, suo padre, sua madre, me, mio padre e mia madre e conseguentemente i nostri figli. E quindi non voglio più nemmeno un soldo se questo fosse necessario. L’importante è ristabilire le normali regole della partecipazione democratica. Oggi c’è a rischio la libertà.”


Elio Belcastro, Noi Sud (ex Sottosegretario all’Ambiente con Berlusconi)

“Io sono semplicemente disgustato da queste posizioni e dal voler scaricare su tutti i parlamentari queste responsabilità. Sono fermamente convinto che i tagli andrebbero fatti, per esempio, sui finanziamenti dei partiti che sono assolutamente indecenti. E quel signor Di Pietro che vedo che blatera continuamente in tutte le televisioni che bisogna prendere il minimo, lui che c’ha milioni di euro sul conto corrente e così come lui tutti i più grandi leader dei partiti tradizionali. Noi siamo un partitino piccolo che deve effettivamente correre sui territori, non prendiamo una lira di finanziamenti. Le assicuro che quando io facevo l’avvocato stavo molto meglio di quanto non stia ora e la cosa mi fa arrabbiare, anche perché io credo che le vere caste vadano individuate in altri settori perché ci sono troppi che percepiscono stipendi plurimilionari e lì nessuno dice nulla. Io credo che anche la dignità del ruolo merita un trattamento economico di un certo livello: il deputato deve vestire bene, il deputato deve viaggiare con una macchina decente. Un deputato come me che fa il proprio mestiere fino in fondo, io credo che debba essere lasciato in pace, anche per avere una vita dignitosa così come merita uno che è stato eletto.”


Vittorio Sgarbi, ex deputato

“Le indennità, se si vuole dare un segno al Paese, devono essere equiparate a quelle del resto d’Europa. Prendendo le nostre, bisognerebbe lasciare 7/8 mila euro. Una cifra alta, ma equa con il resto d’Europa, togliendovi i soldi per gli assistenti che dovrebbero essere dati direttamente agli assistenti. Quindi se uno ha 5 mila euro di finanziamento per la sua struttura, questi potrebbero servire a pagare due assistenti e non uno solo, come accade oggi. Quindi dai 15 mila si potrebbe passare a nove per i parlamentari e i restanti danari potrebbero servire per dare lavoro a due assistenti. Per quanto riguarda la questione del decreto salva Italia e dell’opposizione di alcuni parlamentari, è una polemica inutile. Anche se nessuno avesse detto nulla, la norma sarebbe stata dichiarata incostituzionale. Quando Lepore e Woodcock sono stati dichiarati incompetenti rispetto ad un processo a Berlusconi, hanno dovuto smettere di andarlo a interrogare. Se una norma è palesemente incostituzionale, risulta nulla. È come se la multa per divieto di sosta la facesse non il vigile urbano,  ma lo spazzino o il macellaio. Per cui non è una polemica da fare: sarebbe decaduta ipso facto perché la competenza sull’autonomia e sui provvedimenti interni alla Camera non può essere del Governo. L’esecutivo, però, potrebbe legiferare su altro: ad esempio sui finanziamenti pubblici ai partiti, l’oscena figura dei rimborsi elettorali. Altra cosa: è sbagliato dare la pensione ai parlamentari. Questi devono avere uno stipendio relativamente buono, ma non devono avere la pensione. Quando si fa il sindaco, non si ha poi la pensione da sindaco. Dunque non vedo perché il parlamentare debba averla.”


Ida D’Ippolito, Udc

“Nel merito credo che il Parlamento abbia dato delle indicazioni molto chiare: questo sentimento di condivisione e di impegno verso una difficoltà del Paese chiama a responsabilità chi ha, appunto, delle responsabilità. E questo è stato sottolineato da atti già presi, indice di un impegno per intervenire con misure di riequilibrio verso un’analisi seria con quelli che sono i parametri europei. Per quanto riguarda il decreto di Monti, io credo bisogna parlare semplicemente di un errore originario. Non si può per decreto intervenire su una materia che è riservata alla autonomia regolamentare del Parlamento. È un fatto tecnico: credo ci sia stato un grande rumore mediatico e che si sia enfatizzato sul merito e non sul metodo. Nel merito, però, sono d’accordo. Bisogna, però, evitare facile demagogia mossa dal sentimento. La volontà del Parlamento è quella di affrontare e risolvere tale questione, anche se – una battuta mi sia consentita – non può essere l’unica. Ci sono altre manovre da fare, anche molto più pesanti da un punto di vista economico.”


Doris Lo Moro, Pd

“Penso che siamo davanti ad un problema decisamente malposto. Io non mi schiero né per l’attuale indennità, né contro l’attuale indennità. Penso che su tutto si possa discutere, ma parlarne in termini demagogici serve soltanto ad alimentare l’antipolitica. Io vengo dalla magistratura e non mi è mai piaciuto trincerarmi dietro categorie. Non mi pare, però, che in Italia il problema sia quello dei parlamentari. Il problema dell’Italia è un problema molto più serio: si parla dell’indennità perché la politica ha perso credibilità. Quindi noi ci dobbiamo porre il problema di come recuperarla. Se poi ci sono spese in esubero basta tagliare i parlamentari. Mi danno molto fastidio i parlamentari che in questo periodo lasciano dichiarazioni per guadagnare qualche spazio sui giornali dicendo “sono disposto ai tagli” perché sono i primi ad essere in  Parlamento per semplice avventura o perché gli è capitato per caso. Ci sono molti parlamentari che cavalcano la tigre dell’antipolitica dimostrando che stanno in Parlamento, come detto, solo per avventura, senza avere nemmeno le caratteristiche per poter avere un ruolo così determinante per il Paese. A furia di dare picconate stiamo distruggendo le istituzioni. E non c’è nulla di personale perché io avevo un buono stipendio, lo avevo prima e lo continuerei ad avere. Diffidate voi giornalisti da quei parlamentari che dicono “tagliamo”, perché quelli sono persone che si ritrovano ad essere parlamentari, così, per caso.”


Angela Napoli, Fli

“Fermo restando sull’autonomia del Parlamento, non può essere sottaciuta l’esigenza di ridurre i vitalizi, secondo, però, le norme che in piena autonomia stanno per essere varate dalle Camere. Sono assolutamente giusti i tagli, ma è necessario se ne occupi il Parlamento. I tempi, d’altronde, sono previsti abbastanza celeri: credo che con l’inizio dell’anno nuovo si potrà dare esecuzione a quanto verrà deliberato.”


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