MANOVRA MONTI/ La stangata, ma non è un film: il sogno equità affoga in lacrime (sincere)

di Carmine Gazzanni

Ieri sera è arrivata la stangata tanto attesa. Dopo diciassette giorni ecco il primo vero provvedimento del nuovo Governo. Una manovra finanziarialacrime e sangue”, proprio com’era stato annunciato. E, mentre assistiamo all’imbarazzante silenzio bipartisan della politica, sale lo sdegno di gran parte della società civile e dei sindacati. Di contro arriva il placet di Confindustria. E non è un caso, vista l’assenza di patrimoniale e di tagli considerevoli alla politica. Senza dimenticare quell’aiutino alle banche

Le lacrime del Ministro, lo sguardo di MontiDopo ben tre ore di Consiglio dei Ministri, nessuna sorpresa. Stretta sulle pensioni, arriva l’Imu (ennesima evoluzione della cara vecchia Ici), tagli più o meno irrisori sulla politica e niente, nessuna ombra, dell’unica vera misura che avrebbe fatto onore alla tanto spiattellata “equità” di cui questo Governo continua a farsi – non si sa perché – propagatore. Stiamo parlando della patrimoniale. Il motivo è presto detto: patrimoniale avrebbe significato la fine di questo esecutivo perché il Pdl, che continua ad avere il coltello dalla parte del manico, avrebbe ritirato la sua fiducia. Insomma, il primo provvedimento, sebbene contenga alcuni provvedimenti certamente positivi, testimonia quanto già si sapeva: la spada di Damocle a firma Pdl, che penderà sull’esecutivo fino a quando durerà.

Alcuni atti di questo Governo – è bene chiarire questo passaggio – sono stati importanti. Certamente il fatto che Monti abbia rinunciato al suo stipendio di Presidente del Consiglio e Ministro dell’economia perché “voglio che gli italiani sentano il governo loro vicino in questa fase di sacrifici” è senza dubbio eloquente. Come lo sono le lacrime sincere di Elsa Fornero. Apprezzabili, come detto, alcuni provvedimenti che snelliscono procedure burocratiche e, cosa più importante, portano a un notevole risparmio per le casse dello Stato: alcune autorities saranno ridotte o soppresse; sono previste inoltre tasse su elicotteri e auto di lusso; via i doppi stipendi (“i soggetti chiamati all’ufficio della presidenza del consiglio, di ministro e sottosegretario per tutta la durata dell’incarico cessano da qualunque altro trattamento retributivo gravante sul bilancio dello stato”); tagli a enti di utilità dubbia, come le Province (“abolite le giunte, ridotti a 10 i consiglieri provinciali, e ridotte drasticamente le spese in funzioni già svolte da altri enti territoriali”). Degna di nota anche l’ulteriore tassazione per i capitali rientrati in Italia con lo scudo fiscale (aliquota dell’1,5%). Altra nota di merito la soglia di tracciabilità abbassata a mille euro, primo vero segnale per la lotta all’evasione.

Lasciano, tuttavia, sgomenti altre norme. Ad iniziare dalle pensioni: il pensionamento sarà consentito da un’età minima di 66 per gli uomini, 62 per le donne (dal 2018, poi, anche per loro 66). Gli anni di contributi saranno 42 per gli uomini, 41 per le donne. Per chi, raggiunti gli anni di contributi, andrà in pensione prima dei 63 anni, avrà una penalizzazione sulla sua pensione. Norme tutto sommato in linea con l’Europa. Quello che lascia forti dubbi è il fatto che queste norme non rispondono alle richieste della società civile: dopo anni in cui a pagare sono stati sempre gli stessi, ora è arrivato il momento di far pagare a quei pochi che possiedono tanto che hanno sempre goduto di questo e quell’altro beneficio. In una parola: equità. Che è completamente assente dalla manovra, se non nel titolo della stessa, nei proclami di Presidente e ministri e in piccole norme – vedi le tasse su auto di lusso – che non risolvono di certo la questione.

Si è parlato anche di tagli alla politica. Anche qui la questione va decisamente analizzata. Alcuni provvedimenti, come quello relativo alle province, ad alcune autorities o altri organi che saranno accorpati, sono encomiabili. Inoltre Monti ha annunciato trasparenza nelle dichiarazioni dei redditi dei membri del governo. Nella loro dichiarazione finiranno tutti gli introiti, che siano stipendi o rendite, nazionali o provenienti dall’estero. E i vitalizi? Nulla. Tutto tace. I tanto parlati stipendi parlamentari non saranno toccati dalla manovra. Anche qui il perché è presto detto: tu tocchi i nostri stipendi e noi ti togliamo la fiducia.

In pratica, a pagare devono essere i cittadini. Non bisogna toccare politici, nè tantomeno le banche. Secondo quanto riportato nella bozza, infatti, ecco l’aiutino anche per gli istituti di credito: il ministero dell’Economia “fino al 30 giugno 2012 è autorizzato a concedere la garanzia dello Stato sulle passività delle banche italiane, con scadenza da tre mesi fino a cinque anni, o a partire dal 1 gennaio 2012 a sette anni per le obbligazioni bancarie garantite”. Un modo per non far fallire le banche, insomma. In altre parole, i responsabili dello spaventoso debito italiano – le banche, per il funzionamento del sistema economico stesso, e i politici per la loro negligenza e inefficienza – non pagheranno il fio delle loro colpe. Sebbene sarebbe bastato colpire proprio loro per presentare una manovra degna di plauso e che avrebbe, nel giro di pochi anni, risanato il debito italiano. Ma niente: c’è chi può e chi non può essere colpito dalle misure economiche. Tanto con Berlusconi, quanto con Monti.

Per avere ancora più coscienza di quanto accadrà nei prossimi giorni e di quanto significhi questa manovra nella vita quotidiana, abbiamo deciso di chiedere un parere a chi davvero verserà “lacrime e sangue”. Giorgio, operaio umbro, ci dice: “Mi spiace per la ministra che ha pianto. Ma vere lacrime le verseremo noi. Perché, invece, di commuoversi dopo, la Fornero e tutti gli altri non sono andati a vedere l’aspettativa di vita di chi lavora in miniera o in fonderia o di chi fa i turni o di chi fa l’autista? Basta con questi qui che parlano senza sapere”. Anche Carlotta, casalinga, non crede alle lacrime del ministro: “A pagare, ancora una volta, sono sempre gli stessi. Che ci piangi? Non serve a nulla piangere sul latte che tu stesso hai versato! La prossima volta pensaci prima!”. Più cauto Mauro, professore di latino: “La Fornero ha parlato di norme ancora da definire e ultimare. Vedremo. Per il momento, però, è indubbio che l’equità è assente”.

Nei prossimi giorni, probabilmente, il quadro si farà più chiaro. Una cosa, però, appare certa: caduto Berlusconi, passata l’epoca dei poteri marci, è arrivata quella dei poteri forti. Credere acriticamente e a priori, come molti hanno fatto, che questo potesse essere il Governo della svolta, il Governo che avrebbe riportato democrazia e dignità sociale e civile in Italia, è stato ed è uno sbaglio. Diceva, lungimirante, Montaigne: “Gli uomini sono portati a credere soprattutto quello che capiscono meno” …

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