MAFIA/ Tra minacce a Ingroia e dimenticanze della politica: fermare i “picciotti” è un dovere morale

Al termine della campagna elettorale la mafia torna protagonista, nonostante i partiti politici nei loro programmi si siano guardati bene dal parlarne. Le minacce ad Antonio Ingroia però portano d’attualità il tema. Cosa avrà fatto paura a chi ha minacciato il leader di Rivoluzione Civile? Ora lo sappiamo per certo: i “picciotti” saranno decisivi nella imminente tornata elettorale. E se nelle scorse regionali siciliane si sono astenuti stavolta hanno fatto capire di essere vivi e vegeti. 

 

di Viviana Pizzi

Siamo agli sgoccioli della campagna elettorale. I temi affrontati sono stati dai più disparati a partire dall’economia che regnava in tutti i programmi di partito. Come però abbiamo avuto già modo di sottolineare nei giorni scorsi si è parlato pochissimo di lotta antimafia. Come se  qualcuno avesse avuto paura di affrontare un argomento così delicato. Nei programmi sulla giustizia di Berlusconi, Bersani, Monti e Grillo non è quasi mai presente. L’unico a parlarne e farne un baluardo di lotta è stato Antonio Ingroia nella sua “Rivoluzione Civile”. Per questo motivo, con molta probabilità, è stato anche oggetto nei giorni scorsi di una lettera minatoria anonima.

 

I CONTENUTI DELLA LETTERA

“Ingroia comunista di merda ritirati o ti facciamo fare la fine di Falcone e Borsellino. 1000 kg di Tnt-T4 (tritolo)  sono pronti…”.

È questo il testo della lettera minatoria arrivata nella sede del Partito dei Comunisti Italiani nei giorni scorsi. La stessa che ha portato a una regolare denuncia ma che ha gettato anche scompiglio all’interno di un movimento già colpito pesantemente dalla censura di cui è rimasto vittima negli ultimi giorni. Immediate sono state le risposte di dichiarazioni di solidarietà da parte di Oliviero Diliberto del Pdci e di Antonio Di Pietro dell’Idv.

Piena e affettuosa solidarietà a nome di tutto il Pdci ad Antonio Ingroia per le minacce recapitate questa mattina presso la sede nazionale del nostro partito. Si tratta di un atto di stampo fascistoide, si vuole chiudere la bocca ad un uomo con la schiena dritta, che sui temi del lavoro, dei diritti e della legalità rappresenterà una svolta per il Paese. Il salto di qualità della minacce è un segnale inquietante e che va prontamente stigmatizzato. Ingroia non fermerà certo la sua battaglia e noi saremo al suo fianco”.

Solidale a Ingroia anche Antonio Di Pietro: “Condanniamo fermamente questo ignobile gesto e ci auguriamo che la magistratura e le forze dell’ordine individuino al più presto i responsabili. E’ evidente che le battaglie in difesa della legalità e della Costituzione, portate avanti da Antonio Ingroia e da Rivoluzione Civile, fanno paura e danno fastidio a molti. Non ci faremo intimidire non piegheremo la testa e continueremo, con la schiena dritta, le nostre battaglie in nome dei cittadini”.  Le minacce naturalmente non hanno fermato i rappresentanti di Rivoluzione Civile che continueranno la loro lotta dentro e fuori dal Parlamento.

 

LA GUERRA DI INGROIA CONTRO LA MAFIA

Ci siamo chiesti però cosa abbia potuto portare gli autori della lettera anonima a minacciare Ingroia. Il motivo principale è certamente legato al programma contro la mafia della sua lista. Quella che considera emergenza cose che tutti gli altri hanno integrato nel sistema. Una di queste è che la criminalità organizzata tocca il 31,1% del Pil (18,5% del Pil dell’economia che fugge al fisco e il 12,6% legata a chi fugge dalle legge per ragioni criminali.

MatteomessinadenarodanarcomafieDati secondo il quali l’economia che sfugge alle statistiche ufficiali sfiora i 457 miliardi di euro l’anno (270 dovuti all’evasione fiscale e contributiva e circa 187 all’economia criminale legata alla prostituzione e alla vendita di stupefacenti).

Sconfiggere la criminalità organizzata – ha sempre dichiarato Ingroia – e la corruzione a tutti i livelli è questione di vita o di morte, e non per modo di dire” .  E questo lo sanno bene i nemici giurati che lo hanno minacciato prima come magistrato e ora come politico.

Probabilmente c’è stata la paura di chi pensa che vincere la mafia è possibile non solo circoscrivendo il fenomeno ma debellando quelli correlati di criminalità e corruzione.

La strada maestra sarebbe questa: innanzitutto recuperare le armi eliminate dal Governo Berlusconi.  La misura principale passa attraverso il ripristino del reato di falso in bilancio. Il Governo Monti ha eliminato la concussione per induzione. Nel programma di Ingroia questo reato va ripristinato. Oltre a questi reati vanno inoltre introdotti quelli contro l’ambiente che sono strettamente legati alla criminalità organizzata quali l’autoriciclaggio. Reati che andrebbero inseriti in un nuovo Testo Unico della legislazione antiriciclaggio. Bisogna colpire inoltre ogni intreccio tra criminalità e potere politico mettendo la magistratura in grado di fare luce su quei legami senza essere ostacolata e fermata dalla politica.

Per farlo è necessario rendere efficace l’articolo “416 ter” del codice penale punendo il politico che promette favori al mafioso in cambio di appoggio elettorale. Tutto questo è realizzabile soltanto cambiando qualcosa nel sistema della giustizia. Si dovrebbe passare necessariamente attraverso un sistema che accorci la durata dei processi per garantire così alle vittime dei soprusi e agli imputati una sentenza definitiva in tempi ragionevoli: un processo breve e una prescrizione lunga da interrompere quando inizia il processo.  I giudici dovrebbero essere più liberi di agire sui reati mafiosi dopo essere stati sgravati da procedimenti per reati minori che andrebbero depenalizzati e che hanno soltanto il ruolo di rallentare la macchina giudiziaria. Arricchendoli di sanzioni amministrative che dovrebbero indurre chi delinque a desistere.

 

CAMBIARE LA ROTTA  RISPETTO ALL’ESISTENTE

L’obiettivo di Ingroia è soprattutto invertire la rotta rispetto a quanto messo in campo dal governo Berlusconi.

Innanzitutto contro il primo che insieme a Maroni si è vantato di aver distrutto la mafia con l’arresto di molti latitanti dimenticando però che tutto questo è soltanto opera delle forze dell’ordine che hanno agito bene nonostante i pesanti tagli alla Sicurezza e alla Giustizia effettuati dal Governo.  Con gli arresti però è stata colpita esclusivamente la struttura militare della mafia, quella più facile da ricostruire. Berlusconi e Maroni però non hanno preso di mira i vertici e la struttura finanziaria della criminalità organizzata e gli intrecci con gli altri poteri, soprattutto quello politico.

Il governo Monti ha proseguito sulla stessa strada, confermando quelle  leggi e aggiungendone altre, ma senza  cambiare linea politica. Una linea politica di convivenza, di fatto, con la mafia.  La ricetta Ingroia resta quella di colpire il lato economico della mafia, quella industria da 330 miliardi di euro di capitali illeciti che se reinvestiti potrebbero risanare parte del debito pubblico. Tutto questo farà paura a chi di mafia vive. Ed ecco che arrivano le minacce ora anche politiche.

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