M5S style: stipendio restituito, lo Stato risparmia 350mila euro al mese. E 42 milioni di rimborsi

Per poco non gli prendeva un colpo. Quando il neo parlamentare a 5 Stelle ha visto l’accredito del primo onorevole stipendio ha deglutito, scacciato via un pensiero brutto e deciso di restituire metà dello stipendio. Incasseranno “solo” 5mila euro lordi, facendo risparmiare allo Stato 350mila euro al mese. Cui si aggiunge anche la rinuncia dei 42 milioni di rimborsi elettorali. Ma la Casta resta piuttosto fredda a riguardo e non si sogna nemmeno lontanamente di seguire l’esempio a 5 Stelle.

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Alla fine arrivano i soldi. Prima busta paga per i cittadini-deputati Cinque Stelle. È la retribuzione di un mese e mezzo di lavoro. Aprile e metà marzo. Due fogli intestati «Camera dei Deputati, servizio per le competenze parlamentari». Diaria, rimborsi forfetari, indennità, assistenza sanitaria, previdenza, tutto. Cifra complessiva: diciottomila euro. Un tesoretto. Gli altri (i colleghi di Montecitorio), con distinguo ed eccezioni, lo terranno sostanzialmente per intero. Loro no. Ne restituiscono una parte. Quale? Quanta? Dibattito in corso da settimane.

Ma alcuni punti fermi ci sono. E sono espressi dal codice di comportamento interno, che alla voce «trattamento economico» dice: «l’indennità percepita dovrà essere di cinquemila euro lordi mensile, il residuo dovrà essere restituito allo Stato assieme all’assegno di solidarietà(detto anche di fine mandato)». Cinquemila euro lordi. Stipendio dimezzato.

A spanne , la cifra complessiva che il Movimento restituirà alle casse repubblicane sarà di 350 mila euro al mese. Oltre quattro milioni l’anno. «A cui vanno aggiunti i 42 milioni di rimborsi elettorali e i trentamila euro a testa del trattamento di fine rapporto ai quali rinunceremo», spiega il deputato Roberto Fico. Obiettivamente un sacco di soldi. Impossibile negare la forza, non solo simbolica, della scelta. In tasca a ciascuno resterà una somma compresa tra i 2.500 euro e i 2.900 euro netti. Fine del dibattito? Magari. Che cosa si fa dei rimborsi (oltre ottomila euro mensili)?

Il codice di comportamento interno spiega: «I parlamentari avranno comunque diritto a ogni altra voce di rimborso, tra cui diaria a titolo di rimborso per le spese a Roma, rimborso delle spese per l’esercizio del mandato, benefit per le spese di trasporti e di viaggio, somma forfettaria annua per spese telefoniche e sistema pensionistico con sistema di calcolo retributivo».

M5S-apriscatole-per-aprire-il-ParlamentoMorale: si tiene tutto? Confronto aperto e tumultuoso. Due correnti di pensiero, che partono da un assunto condiviso: ogni singola spesa deve essere giustificata e resa pubblica. Quanto si paga per i collaboratori, per l’affitto della casa, per i pranzi, per i taxi. Prima corrente di pensiero: i soldi che non saranno utilizzati saranno fatti confluire nello stesso fondo – da destinare ad esempio al micro-credito per le imprese – predisposto per raccogliere la parte eccedente dello stipendio. Seconda corrente di pensiero: giustifichiamo ogni singola spesa, ma quello che rimane ce lo teniamo e basta. Lo scontro sul tema è furibondo. Impossibile prevederne l’esito.

Esiste anche un altro problema non secondario. Ogni sparlamentare rinuncerà a metà stipendio, ma il fisco pretenderà le tasse per l’intero ammontare segnato in busta paga facendo sballare le aliquote. Come si evita l’esborso non dovuto? Una risposta non c’è.

Quello che è certo, invece, è un documento con tanto di ceralacca rossa, depositato ieri con le firme del Vice Presidente della Camera, Luigi Di Maio, e dei due Segretari di Presidenza, Riccardo Fraccaro e Claudia Mannino, e rivolto alla Presidente Laura Boldrini. Dice: «Illustrissimo Presidente, nell’ottica intrapresa dal gruppo parlamentare del Movimento 5 Stelle di volere rinunciare ad una parte spettante degli emolumenti, incluse le indennità di funzione dei membri dell’Ufficio di Presidenza SI RICHIEDE al fine di poter depositare tali somme eccedenti su un fondo controllato da ente terzo, in maniera trasparente, con fini da determinare di comune accordo DI APRIRE nel Bilancio della Camera un nuovo capitolo di entrata con denominazione apposita, in cui far confluire, su base volontaria, la quota che ogni Deputato, appartenente a qualsiasi gruppo, riterrà più opportuno destinare».

luigi-di-maio_m5sSi aspettano risposte. Dalla Boldrini. E dai colleghi degli altri gruppi parlamentari. C’è qualcuno disposto a rinunciare a un po’ del tesoretto? Un test più che una provocazione. Secondo lei quanti seguiranno il vostro esempio? Luigi Di Maio non risponde, ma attraversando il transatlantico dà l’impressione di sentirsi addosso una sensazione tiepida e perfetta.

 

LEGGI DALLA FONTE ORIGINALE – Andrea Malaguti su LaStampa.it

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