LOTTIZZAZIONI RAI/ Pd, Pdl e Udc si spartiscono il servizio pubblico: il degrado dell’informazione

Il Governo Monti, prima della sua “naturale” scadenza, ha messo le mani anche sulla Rai. È recente infatti la nuova nomina dei tre direttori delle reti generaliste, Rai 1, Rai 2 e Rai 3. Giancarlo Leone passa da Rai Entertainment alla rete ammiraglia, Angelo Teodoli sbarca alla seconda rete e al cronista radio delle stragi di Capaci e via D’Amelio, Andrea Vianello, spetta la terza. Avvicendamento anche al Tg 1 dove approderà il direttore del “Messaggero”Mario Orfeo, in quota Udc. Le nomine del consiglio di amministrazione diventeranno esecutive dal primo gennaio 2013 e rappresentano in pieno la spartizione delle reti. Chi ha avuto cosa? E perché?

 

di Viviana Pizzi

LA LOTTIZZAZIONE E LA SPARTIZIONE DELLE POLTRONE

Per capire quello che spiegheremo dobbiamo ripercorrere brevemente quella che è stata la storia del servizio pubblico dal 1975 ad oggi. Durante la prima Repubblica la divisione era statica: a Rai Uno toccavano nomine di matrice democristiana, a Rai Due quelle del Partito Socialista e a Rai Tre quelle del Partito Comunista.

Tangentopoli ha poi travolto tutto spazzando via prima la Dc e il Psi. Successivamente anche il Pci si trasforma prima in Pds, poi in Ds ed infine in Pd. Le varie sigle comuniste  hanno mantenuto negli anni inalterata la propria influenza sulla rete minore, quella che nasce nel 1979 proprio per soddisfare le loro esigenze di rappresentatività all’interno del servizio pubblico. Cosa succede alle prime due sorelle Rai? La prima rete e il suo tg restano appannaggio della principale forza politica di governo mentre la seconda sarà distribuita tra gli alleati di governo e dell’opposizione. Una situazione che è rimasta inalterata sia nei governi Berlusconi 1994- 2001 e 2008 che in quelli del centrosinistra 1996 e 2006.

lottizzazioni_rai_degrado_informazioneCon un governo tecnico che gestisce il potere le cose però ora sono cambiate. E la rete ammiraglia è passata sotto l’influenza del partito che maggiormente lo sostiene: l’Udc di Casini. Mentre la seconda continua a restare appannaggio del Pdl di Berlusconi. E Rai 3? Continua imperterrita ad essere sotto l’egemonia del Pd.


RAI 1 E TG 1 NELLE MANI DELL’UDC, MAGGIOR SOSTENITORE DEL GOVERNO MONTI

Che Rai 1 sia nelle mani dell’Udc lo dimostrano proprio le due recenti nomine. La prima è quella del direttore generale Giancarlo Leone. Ai più forse sfugge ma nel suo albero genealogico c’è un padre democristiano di tutto rispetto: nientedimeno che il sesto Presidente della Repubblica Giovanni Leone al potere dal 1971 al 1978 e diventato senatore a vita grazie alla nomina di Saragat. Ha incarichi dirigenziali in Rai dal 2000  ed è anche docente universitario di Economia e Gestione dei Media all’Università Luiss Guido Carli di Roma dal 2005. Un economista democristiano che ha incontrato, molto probabilmente, la simpatia del presidente del Consiglio.

La nomina di Mario Orfeo a direttore del Tg1 è quella che conferma la nostra ipotesi. Chi è Orfeo? Il direttore 46enne napoletano a cui la famiglia Caltagirone, imparentata con Pierferdinando Casini, ha chiesto di dirigere i suoi giornali. Dal 2002 al 2009 infatti ha diretto “Il Mattino” di Napoli quotidiano sotto l’influenza diretta di quel consiglio d’amministrazione. Poi è passato alla direzione del Tg2 lasciando la direzione del Mattino a VirmanCusenza. Il 28 marzo 2011 è diventato direttore de “Il Messaggero” dopo aver terminato l’esperienza in Rai. Una nomina che è piaciuta a tutti ma che non può non essere collegata all’Udc di Pierferdinando Casini. Un partito al 3% che controlla la principale rete e il principale telegiornale d’Italia? La maggior parte degli italiani staranno a chiedersi come mai. La risposta sembrerebbe facile: è il  maggior sostenitore del Governo Monti e promotore del suo bis.


LE ALTRE RETI RESTANO APPANNAGGIO DI PDL E PD

Di Angelo Teodoli direttore generale di Rai 2 si sa meno rispetto a Giancarlo Leone. Ha diretto i palinsesti Rai ed è statovicedirettore di Rai Uno quando era diretta da Fabrizio Del Noce eletto nel 2004 nelle file di Forza Italia alla Camera. Un uomo di fiducia del Cavaliere, quindi l’ex direttore, che tra i suoi vice non avrebbe mai inserito  una persona di un orientamento diverso.  Il direttore del Tg2 resta Marcello Masi anch’egli vicedirettore del berlusconiano Mauro Mazza che ricoprì la sua  stessa carica nel 2003 e che, successivamente, come dirigente di Rai 1 è stata la persona che ha favorito l’ingresso in rete di un altro berlusconiano: il giornalista Giuliano Ferrara.  Di qui la deduzione che Rai 2 è ora appannaggio del Cavaliere.

Al Pd è rimasta Rai 3 che dal primo gennaio 2013 sarà diretta dall’ex giornalista radiofonico Andrea Vianello noto per la sua voce nelle radiocronache delle stragi di Capaci e via D’Amelio e per la lunga militanza nella rete che ora dirige. E’ stato autore e conduttore delle trasmissioni “Enigma” e “Mi manda Raitre”. Il direttore della testata giornalistica resta Bianca Berlinguer la figlia del leader Pci Enrico Berlinguer.


LA SPARTIZIONE CHE GENERA DISINFORMAZIONE

I partiti che hanno assicurata la loro rappresentanza all’interno della Rai come si comportano? Naturalmente cercando di manipolare le notizie a loro piacimento e in base agli interessi della politica che ha fatto le nomine. Tutto a discapito dell’informazione reale, quella che ai cittadini interesserebbe.

Uno degli ultimi esempi riguarda l’ex parlamentare del PdLuigi Lusi, quando era già in carcere, che veniva definito erroneamente onorevole della Margherita.

Lusi invece è stato tesoriere del partito ormai defunto dal 2002 al 2008.  L’onorevole rappresenta il partito dal 2006 al 2008 ma quando viene riconfermato alla Camera, dove rimane fino all’inizio del 2012, lo fa sotto il simbolo del Pd. La Rai però appositamente per lui e per il Pd resuscita la Margherita facendo accollare ai morti le responsabilità dei vivi. Il tutto per salvaguardare un partito che forse non voleva essere infangato. Perché un conto è dire “il senatore della Margherita resta in carcere”, altra cosa “il senatore del Pd resta in carcere”. Una sola parola diversa ed ecco la disinformazione regnare sovrana.


FUORI DALLA LOTTIZZAZIONE? SARAI MASSACRATO

Comportamento diametralmente opposto per i partiti che rimangono fuori dalla lottizzazione. Uno di questi è l’Italia dei Valori di Antonio di Pietro che di fatto non è entrato nella spartizione della Rai nonostante sia forza parlamentare.

Tutelarli non è faccenda che interessa il servizio pubblico. Da qui nascono trasmissioni come Report che riportano false notizie come quella del numero delle case di proprietà di Antonio Di Pietro. Tg e talk show che amplificano la notizia dell’arresto del capogruppo Idv alla Regione Lazio Vincenzo Maruccio non tenendo mai presente che il partito è vittima in questo caso particolare.

E sulle cose positive? La censura più totale. Prova ne è la quasi totale assenza dal dibattito Rai sulla questione dei referendum anticasta e a favore dei diritti dei lavoratori. Se ne parla poco e male e quando in prima serata il sindaco di Palermo Leoluca Orlando, portavoce del partito, ha provato a chiedere durante la messa in onda di Ballarò di Giovanni Floris a Matteo Renzi e Bruno Tabacci (competitor delle primarie) cosa ne pensassero dei Referendum il conduttore ha pensato bene di approfittare della fine delle trasmissioni per abbassare il microfono degli intervenuti alla puntata del talk show e non permettere ai competitor di rispondere. Mettendo in atto quel killeraggio mediatico che ha denunciato lo stesso Di Pietro nei giorni scorsi e che coinvolge anche altre forze politiche extraparlamentari che non fanno parte del gioco.


DEGRADO DELL’INFORMAZIONE? NO GRAZIE

La conseguenza di tutto questo qual è? Che si assiste sempre più a un degrado dell’informazione la quale distorce le notizie in base agli interessi dei lottizzatori. Spingendosi però anche oltre quando di politica non si può proprio parlare perché ai governanti “non conviene”.

E allora anche il servizio pubblico, al pari di quello privato, inonda i palinsesti delle reti generaliste di talkshow che vengono definite “armi di distrazione di massa”. Che vengono propinate soprattutto nelle ore pomeridiane alle casalinghe che restano davanti alla tv dopo aver svolto le mansioni domestiche. Inondate di tutti i particolari orrendi sulla morte delle varie Sarah, Melania e Yara ma prive di informazioni reali di quello che accade in Italia e nel resto del mondo con il sangue che copre tutto, anche il marcio e la povertà.

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