LOTTA ALLA MAFIA/ Né finanziamenti, né sostegno politico: per Agrorinasce è il crack

Una nuova crisi economica rischia di ridurre sul lastrico l’Agrorinasce, un consorzio che dal 1994 si occupa della confisca degli immobili della mafia e li riutilizza per scopi sociali. Il vicino crac finanziario di questa struttura si preannuncia come una grande catastrofe per il nostro Paese, che dà i natali alla criminalità ma non ha capacità e voglia di risolvere il problema. Questo si evince anche dalle campagne elettorali: verso il voto nessuno propone il tema ‘mafia’ al centro delle proprie agende politiche, eccezion fatta per Antonio Ingroia. Tace Monti, il Pd di Bersani favoleggia su una possibile riforma della giustizia mentre Silvio Berlusconi spara a caso numeri e denaro sottratti alla criminalità, smentiti dalla DIA. Mentre la politica è assenteista per la lotta alla mafia, Agrorinasce è in disavanzo di 1 milione di euro ed è costretta a bloccare 12 progetti.

 

di Maria Cristina Giovannitti

L’Italia, terra di mafia, non ha la capacità – né tanto meno la volontà – di sconfiggere seriamente la criminalità, infiltrata in ogni campo. Lo dimostrano i continui tagli ai finanziamenti prima della DIA – Direzione Investigativa Antimafia – ed ora l’enorme debito che gli Enti della Campania hanno verso l’Agrorinasce, un consorzio nato nel 1994 per volontà di 6 comuni logorati dalla camorra: Villa Literno, San Marcellino, Santa Maria La Fossa, Casapesenna, Casal di Principe e S.Cipriano.


AGRORINASCE RECUPERA DALLA MAFIA PER AIUTARE PERSONE ‘SVANTAGGIATE’ – Agenzia per l’Innovazione,  lo Sviluppo e la Sicurezza del Territorio è un consorzio nato nel 1994, che gestisce ben 58 immobili confiscati alle mafie e riutilizzati per scopi sociali. L’Agrorinasce ha motivo di esistere dopo la legge 646 Rognoni – Pio La Torre che introduceva il reato di associazione di tipo mafioso e le misure patrimoniali della criminalità, accumulate illecitamente, potevano essere investite come nuovi titoli: in questo modo è stato possibile togliere alla mafia e riusare strutture per la società.

I beni confiscati si trasformano, così, in centri per anziani, centri sportivi, asili nido, comunità per adolescenti con problemi, ludoteche e mediateche, centri sociali e di avviamento lavorativo per persone svantaggiate. E’stata Agrorinasce a gestire anche l’uso della famosa villa Scarface di Casal di Principe di proprietà del boss Walter Schiavone, fratello del noto Francesco ‘Sandokan’ che si ispirò al famoso film con AL Pacino, nei panni del boss Tony Montano. Quell’impero dallo stile neoclassico è stato sequestrato nel 1998, dopo l’arresto del boss, e nel 2007 Agrorinasce ha affidato i lavori di recupero alla facoltà di Architettura della Seconda Università per realizzarci un ‘Centro sportivo riabilitativo per disabili’, un progetto costato 2 milioni di euro ma che si muove ancora con troppa lentezza.

Secondo i dati forniti dalla Fondazione Polis, i beni sottratti alla mafia con Agrorinasce sono ben 1187 e di questi solo il 20% è stato riutilizzato per scopi sociali, una percentuale ancora troppo bassa poiché non c’è una forma mentis che considera i beni sequestrati come delle risorse per la comunità. Se si considera la vicina bancarotta dell’Azienda, la situazione è drammatica.

 

agrorinasce_rischia_il_crackCRISI FINANZIARIA DELL’AGRORINASCE – La recessione a quanto pare colpisce ogni campo, anche quello della ‘lotta alla mafia’. Il rischio di un possibile fallimento dell’Agrorinasce non è da escludere ma da considerare come una vera catastrofe, perché senza fondi non può avvenire la gestione degli immobili confiscati alle mafie. Eppure succede che le casse del consorzio sono vuote. Chi paga l’Agrorinasce? I 6 comuni campani che l’hanno fatta nascere e che ogni anno hanno versato 30 mila euro ognuno per finanziarne l’operato. Con la crisi, però, le casse comunali si sono impoverite e così anche gli investimenti in Agrorinasce. I comuni non pagano più: Villa Literno in primis, San Marcellino è in debito di 198 mila euro, Santa Maria La Fossa – 122 mila euro – Casapesenna con 105 mila euro, Casal di Principe con 53 mila euro e S.Cipriano con 75 mila euro. Agrorinasce, così, diventa debitrice di circa 1 milione di euro in totale, soldi che non ci sono per cui è necessario bloccare i 12 progetti anti-mafia in programma. Basti pensare che l’amministratore delegato Gianni Allucci non percepisce lo stipendio da ben 2 anni.

Una catastrofe preannunciata che azzopperà la già precaria ‘legalità’, complice anche un assenteismo politico, specie durante queste ultime elezioni.

 

VERSO IL VOTO NESSUNO (O QUASI) AFFRONTA IL TEMA MAFIA – Le agende elettorali pullulano di promesse, di buoni propositi, di riduzione delle tasse, di accuse verso gli avversari, di comparsate tv per rendere strategica la propria corsa al Parlamento. Siamo all’ultimo giro di boa eppure ancora nessuno – o quasi – si batte per una campagna elettorale che abbia come fulcro la lotta alla mafia. Eppure la criminalità nasce nel Bel Paese, è qui che ha le proprie basi e si impianta in ogni settore e nessun partito ha sottolineato un’agenda politica che tenga conto della legalità. Eccezion fatta per Antonio Ingroia, pm antimafia, che pone al centro dei suoi programmi la lotta alla mafia e riflette proprio sull’importanza fondamentale della confisca dei beni della mafia per superare la crisi economica. Il leader di Rivoluzione Civile ha evidenziato l’importanza della confisca ma soprattutto del cambiamento della legge che permetta di poter dissequestrare anche beni più grandi e di maggiore valore, frutto della corruzione e dell’evasione, solo in questo modo: “Si può recuperare una grande quantità di denaro” dice Ingroia.

Ma in generale il tema mafia è scomparso dalle agende politiche come vero problema da risolvere: nel pdf del programma politico di Bersani alla voce giustizia si accennabuttata tanto pera creare norme contro la corruzione, il voto di scambio e l’antiriciclaggio, oltre che migliorare il sistema della giustizia. Insomma un accenno che sta lì e favoleggia una situazione che ‘può cambiare o può non cambiare’ ma non è la priorità. Proprio il Pd – figlio del Pci, dei Ds e del Pds –dovrebbe battersi più di altri nella lotta alla mafia. Monti dal canto suo tace totalmente ma già durante il suo governo ha evidenziato il poco interesse verso organizzazioni come la DIA o la Agrorinasce: più che supportale economicamente, le ha sforbiciate.

In fine c’è il Pdl e il suo leader che non perde colpi e ‘spara numeri’ anche in questo caso. E sono numeri pure grossi: elogiando il proprio governo, Berlusconi ha elencato i successi della sua politica che ha portato ben 32 latitanti su 34 in carcere, 6 mila presunti mafiosi arrestati e 20 miliardi di euro sequestrati, di cui 10 mila confiscati. Proprio una ‘berlusconata’ stando, invece, ai dati ed alle relazioni annuali della DIA. Falso il numero dei 32 latitanti, che in realtà sono stati 12. Falso il numero dei 6 mila mafiosi arrestati, che stando alla relazione semestrale durante il governo Berlusca sono stati 1.019.

Falso anche il patrimonio dei beni sequestrati: non 20 miliardi e 10 confiscati ma 14 miliardi sottratti alle mafie e solo 2 miliardi confiscati e riutilizzati.

C’è da dire che Silvio Berlusconi e tutto l’entourage di politici oltre a spararne di grosse, accennano appena alla lotta alla mafia, sbandierata a convenienza o intesa come ultime cartucce da sparare verso il voto. Ed intanto le vere strutture di contrasto concreto falliscono perché abbandonate a sé stesse.

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