LOMBARDIA/ L’assessore Zambretti in manette: avrebbe comprato i voti della ‘ndrangheta

Le manette ai polsi sono scattate nella mattinata di oggi: la vicenda che lo coinvolge riguarda trasferimenti di denaro pari a duecentomila euro per l’acquisto di 4mila voti “appartenenti” alle cosche della ‘ndrangheta lombarda dei clan Mancuso e Morabito-Palamara. In carcere è finito anche Ambrogio Crespi, incaricato di portare i messaggi nelle periferie milanesi. Questi è il fratello di Luigi Crespi, sondaggista di Berlusconi. Gli indagati nel consiglio regionale lombardo salgono a tredici, mentre due sono le ipotesi di legami tra politica e ‘ndrangheta. Brutta tegola in testa al governatore Roberto Formigoni: nelle prossime ore vedremo se seguirà l’esempio della collega laziale Renata Polverini e rassegnerà le sue dimissioni.

di Viviana Pizzi

domenico_zambetti_1L’ombra della ‘ndrangheta sulla politica italiana continua a sortire i suoi effetti: dopo lo scioglimento del Comune di Reggio Calabria da parte del ministero degli Interni, ora anche la Lombardia trema. Il fatto è relativo alle elezioni regionali 2010. A finire in manette è Domenico Zambretti (Pdl) assessore regionale con delega alla Casa. L’operazione dei carabinieri ha portato dietro le sbarre anche Ambrogio Crespi, fratello del sondaggista di Berlusconi, Luigi Crespi.

L’inchiesta è partita dalla Dda di Milano la quale avrebbe accertato che proprio Crespi si sarebbe attivato per raccogliere i voti in favore di Zambretti nelle zone periferiche del capoluogo lombardo. Il tutto sarebbe avvenuto, sempre stando all’accusa, con il beneplacito dei clan che controllano il territorio.

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Ma c’è di più: le preferenze sulle schede elettorali non sarebbero arrivate gratis. Infatti l’assessore avrebbe pagato 50 euro a voto i pacchetti che la criminalità gli ha offerto sul piatto d’argento. Zambetti è ora accusato di voto di scambio, concorso esterno in associazione mafiosa e corruzione. Capi d’imputazione che pesano come un macigno non soltanto sulla sua futura posizione processuale ma anche e soprattutto su un Pdl, suo partito di provenienza, che ha già alle sue spalle “storie personali pesanti”, ricordando anche il caso della Regione Lazio con l’arresto del capogruppo Franco Fiorito. Tornando alla vicenda lombarda, secondo le indagini della Dda milanese l’assessore avrebbe “acquistato” 4mila delle undicimila preferenze ottenute alle ultime regionali, in pratica avrebbe speso duecentomila euro trasferiti sui conti personali di due esponenti della ‘ndragheta, presumibilmente legati ai clan Mancuso di Limbati e Morabito-Palamara di Africo Nuovo, ormai saldamente radicati in Lombardia.

Come ha fatto la Dda a scoprire questi pagamenti? Tramite le intercettazioni telefoniche chieste e ottenute dal pm Giuseppe D’Amico, che proprio questa mattina ha ottenuto l’arresto di Zambetti disposto dal gip Alessandro Santangelo.

Ma gli intrecci tra ‘ndrangheta e Pirellone potrebbero non finire qui. Infatti, nel gennaio 2012 arrivò un’altra richiesta d’arresto che riguardava l’ex assessore Massimo Ponzoni. Anche in quel caso, la Dda di Milano agì dopo aver colto le prove di una presunta colpevolezza tramite intercettazioni telefoniche. Il sistema di corruzione che coinvolse il brianzolo sarebbe tutto documentato in questa conversazione:

Mi son tolto la soddisfazione di arrivare primo e mi son tolto i voti di certi personaggi affiliati a certi clan eccetera”. La prova regina in quel caso era un assegno emesso da Pasquale Nocera, braccio destro di Salvatore Strangio, anello di collegamento tra le cosche e importanti aziende brianzole.

Con l’arresto di Domenico Zambetti sale a 13 il numero di esponenti politici – fra Giunta e Consiglio –  indagati dal 2010, inizio della legislatura al Pirellone.

Proprio l’altro ieri, è stato condannato in primo grado a due anni e mezzo per falso e truffa il consigliere del Pdl Gianluca Rinaldin, mentre la scorsa settimana è stato chiesto il rinvio a giudizio per varie ipotesi di reato, fra cui corruzione, per l’ex vice presidente dell’Aula, Filippo Penati, ex Pd.

Il quadro che ne esce della giunta Regionale lombarda non è quindi dei più felici, anche se il presidente Roberto Formigoni potrebbe continuare a parlare di “casi personali”. La collega Renata Polverini del Lazio si è dimessa, nonostante non fosse coinvolta personalmente in faccende di corruzione o infiltrazioni della malavita.

Roberto Formigoni dovrebbe seguire il suo esempio, mandando la Lombardia alle urne nella prossima tornata elettorale, dimostrando così di condannare duramente quanto sta accadendo in questi mesi attorno al Pirellone. Infatti non solo con le dimissioni di Nicole Minetti si ridarebbe luce a un Pdl ampiamente scosso da queste gravi vicende giudiziarie.

Solo nei prossimi giorni vedremo se la Lombardia vorrà definitivamente cambiare registro o aspettare, come nel caso del Molise, dove il governatore Michele Iorio è coinvolto in decine di casi giudiziari, che la giustizia faccia il suo corso.

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