Lodo Alfano (Ter) costituzionale: cosa cambia? Quali scenari?

Fini e Casini si dicono disposti a votare un lodo Alfano (Ter) Costituzionale, che protegga solo le due più alte cariche dello Stato. Ma cosa cambia in realtà?

 

lodo-alfano_COSTITUZIONALESilvio Berlusconi ha ottenuto la fiducia. Ma, come abbiamo visto ieri, i finiani saranno d’ora in avanti l’ago della bilancia di questo Governo: il loro parere, favorevole o contrario che sia, sarà determinante. Il discorso di ieri del Presidente del Consiglio si è svolto all’insegna della riappacificazione, un discorso durante il quale Berlusconi ha insistito sui cinque punti programmatici (Mezzogiorno, giustizia, federalismo, fisco, sicurezza) e sulla necessità di coesione in questo momento di crisi. Coesione che, tuttavia, potrebbe mancare proprio su uno dei temi più caro al Presidente: la giustizia.

Vediamo allora quali sono le mosse che questo Governo vorrebbe attuare in materia. Berlusconi le ha elencate nel suo discorso in maniera sistematica: lodo costituzionale, processo breve e separazione delle carriere. E Berlusconi è stato categorico: o le si accettano così come le abbiamo concepite, o niente. Abbiamo molto sentito parlare di processo breve e separazione delle carriere, ma poco (o niente) sappiamo del cosiddetto Lodo Alfano costituzionale. Eppure pare che proprio questa possa essere la norma in materia di giustizia più ben vista dai finiani, ma anche dai centristi. Almeno stando alle ultime dichiarazioni: “per noi ci può essere solo un Lodo Alfano costituzionale, cioè che riguardi solo le due più alte cariche dello Stato (e quindi il Presidente della Repubblica e il Presidente del Consiglio, ndr), ma non i ministri” (Adolfo Urso, 28 settembre); “Potrebbe essere una via di soluzione” (Pierferdinando Casini, 15 settembre).

E non è un caso che oggi, il giorno dopo il voto di fiducia, parte in una commissione del Senato l’esame del disegno di legge costituzionale. Il ddl, infatti, ha subito già alcune modifiche, proprio per andare incontro alle richieste dei finiani. Senza, però, dimenticare l’obiettivo primario: “immunizzare” il Presidente del Consiglio dai suoi processi.

La storia del Lodo, come molti certamente sapranno, è una storia retrodatata. Si inizia dal 2003 con il Lodo Maccanico-Schifani: divieto di sottomissione a processi delle cinque più alte cariche dello Stato. La legge, tuttavia, venne dichiarata incostituzionale dalla Corte soltanto un anno dopo (2004).

Passano gli anni ed arriviamo all’attuale legislatura: uomini di Governo diversi, situazione politica differente dalla precedente, ma Berlusconi è sempre lo stesso con gli stessi guai con la giustizia. E allora ci riprova con un nuovo Lodo, il Lodo Alfano, che certamente cambia veste e nome, ma non contenuto. Tant’è che  il 7 ottobre 2009 (dopo che era stato approvato il 26 giugno 2008) viene dichiarato incostituzionale.

Ed arriviamo ad oggi con un nuovo Lodo pronto in cantiere, il Lodo Alfano Costituzionale. Ad averci lavorato sono stati il vice presidente dei senatori Pdl Gaetano Quagliariello e il numero due della commissione Giustizia Roberto Centaro.  Ma il relatore, Carlo Vizzini del Pdl, ha presentato già cinque emendamenti per andare anche incontro alle esigenze dei finiani e ricevere il loro appoggio.

In pratica,  il lodo Alfano ter prevede un duplice intervento sugli articoli della Costituzione 90 e 96 (articoli che si occupano delle tutele del capo dello Stato e del Presidente del Consiglio), che porterebbero, si legge nel ddl, alla “sospensione del processo”. E sarà il Parlamento a pronunciarsi: “Entro il termine di novanta giorni dalla comunicazione il Parlamento in seduta comune dei suoi membri può disporre la sospensione del processo”. E in questi novanta giorni di tempo per la pronuncia Parlamento comunque il processo sarà sospeso.

Ciò che, a detta del Governo, renderebbe poi il Lodo realmente “costituzionale” sta nel fatto che sarà valido soltanto per Presidente della Repubblica e Presidente del Consiglio, non più per i ministri. Ed è proprio su questa “esclusione” Pdl e finiani pare si siano avvicinati, in quanto questa è stata una misura adottata proprio perché era la principale richiesta di “Futuro e Libertà” per dare il loro assenso ad una legge sullo scudo giudiziario a Berlusconi.

Da domani, dunque, si discuterà in Senato del Lodo. Ma i tempi per una potenziale approvazione dovrebbero essere lunghi: essendo di rango costituzionale, questo ddl avrà bisogno di altre due votazioni (una per Camera) prima di diventare legge e se non sarà votata con una maggioranza di due terzi potrà essere sottoposta anche a referendum popolare. Ma attenzione: nel passato Berlusconi ci ha abituato a corse contro il tempo per far approvare leggi che fossero in qualche modo utili al suo tornaconto. E questo è uno di quei casi: non dobbiamo dimenticare, infatti, che il 14 dicembre la Corte si pronuncerà sul legittimo impedimento e, con grande probabilità, lo dichiarerà incostituzionale. Dal 14 dicembre, in pratica, Berlusconi potrebbe rimanere senza scudo. Tutto, allora, si farà per ridurre i tempi durante cui il Presidente potrebbe essere a rischio sentenza o, quantomeno, a rischio processo.

E qui qualcuno potrebbe chiedersi: ma non si era parlato di “Lodo costituzionale”? Perchè Berlusconi dovrebbe essere così spasmodicamente interessato ad una approvazione lampo? Ecco svelato l’arcano: nel ddl si legge che lo scudo vale anche per i processi relativi a fatti antecedenti l’assunzione della carica”. Guarda un po’ la coincidenza: proprio come quelli per i quali Berlusconi è imputato a Milano: il processo Mills e il processo Mediaset. Processi che intimoriscono e non poco Mr. B. Soprattutto il primo, in quanto, se il legittimo impedimento verrà dichiarato incostituzionale e, di conseguenza, i processi per Berlusconi riprenderanno, potrebbe facilmente nel giro di pochi mesi arrivare al termine, in quanto gli altri imputati sono già arrivati a sentenza. Staremo a vedere.

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