L’Italia si è fermata in Molise: Michele Iorio, l’ultimo satrapo democristiano

Stavolta è l’Espresso ad occuparsi del Presidente della Regione Molise. In un articolo firmato da Roberto Di Caro, Michele Iorio viene dipinto come “un onnipotente satrapo ex democristiano, che amministra la regione smistando favori, sistemando parenti, distribuendo prebende, gestendo appalti, creando buchi di bilancio.” Niente di nuovo per i molisani e, forse, anche per il resto degli italiani che hanno oramai imparato a conoscere “il governatore simbolo di un Paese che non cambia.” Eppure un ripassino non fa mai male a nessuno, ecco perchè pubblichiamo integralmente l’articolo uscito sul settimanale in edicola da ieri, che cita anche il libro inchiesta di Antonio Sorbo, “La Banda del Buco” e definisce Paolo Frattura uno specchio del suo (ex?) avversario politico.

di Roberto Di Caro – Espressonline.it

MICHELE_IORIO_SATRAPOLa scena è da film, finale di legal thriller americano col cattivo alla gogna. “Un quadro sconsolante di cattiva amministrazione”, scandisce impietoso Michael Sciascia, presidente della Corte dei conti sezione Molise, all’udienza pubblica di inaugurazione dell’anno giudiziario, “un sistema sconfortante: cedimenti all’illegalità, compensi a pioggia, prebende, ricorso disinvolto a consulenze esterne, appalti affidati a trattativa privata”.

Su una poltrona centrale di prima fila c’è lui, Angelo Michele Iorio, presidentissimo della Regione Molise da 11 anni e tre mandati più un anno e mezzo col vecchio sistema elettorale. Impassibile. Un muro di gomma. Non un gesto di fastidio. “L’autonomia degli enti locali eletti non può diventare arbitrio”. Iorio getta distrattamente l’occhio sulla copertina della relazione, il quadro di Ambrogio Lorenzetti “Effetti del buon governo”. “Scriveva Vincenzo Cuoco: temo le piccole usurpazioni quotidiane fatte sotto apparenza di bene e talora applaudite, finché l’abuso diventa costume”. Parole che paiono cucite su Iorio, il cui motto e vanto è “Io non lascio mai indietro nessuno”. Ma lui non fa una piega, come se dal palco si parlasse di Marte quando si rammenta che “in ordine al dissesto finanziario, le sanzioni di legge prevedono la rimozione del Presidente”. Al termine abbozzerà un applauso di buona educazione e amabile scambierà due battute con il giudice Sciascia. Perché il Molise non è Hollywood, questo non è un legal thriller e, soprattutto, non ci sono cattivi nel magico mondo di Iorio.

Solo democristiani. O quasi. Come ai tempi in cui la Dc governava col 60 e passa per cento dei voti. Stanno dappertutto. Nel Pdl; nell’Udc che governa con Iorio; nei tre o quattro gruppuscoli scudocrociati che a ogni elezione lo appoggiano dopo debita contrattazione sui posti; nel centrosinistra il cui leader e candidato sconfitto per soli 900 voti alle ultime regionali viene anche lui dalla Dc, Paolo Di Laura Frattura, figlio di un ex presidente della Regione, due volte candidato con Iorio in Forza Italia prima di prendere la guida del centrosinistra a tre giorni dalla presentazione delle liste. Pure Iorio non scherza, d’altronde: fu grazie a un ribaltone che cominciò a diventare quello che oggi è. 

Chirurgo a Isernia, bravo, ricordano, nel ’75 raccoglie dal padre consigliere regionale Dc l’eredità politica, comprensiva di amici, collaboratori e bacino elettorale. Comune, Provincia, Regione. Nel ’90 molla la professione, e non ha mai smesso di fare l’assessore, poi il presidente, intanto anche il deputato (un anno e mezzo dal 2001) casomai non fosse stato rieletto in Molise, e il senatore (nel 2006, stessa motivazione da uomo previdente). La giravolta? Sparita la Dc, nel 1996 è vicepresidente della Regione e candidato dell’Ulivo alla Camera: casualità o sgambetto, la lista la presentano fuori tempo. Lui allora passa al centrodestra, fa il ribaltone in Regione, subisce l’anno dopo un controribaltone, perde le elezioni 2000, riesce a far annullare il voto, vince nel 2001. E non lo fermano più.

In un Molise in cui il 60 per cento del Pil dipende direttamente o indirettamente dalla Regione, è come mettere un bambino davanti a un vaso gigante di Nutella e lasciargliela distribuire come gli pare. Se ci sa fare, è la sua fortuna. La sua Nutella sono stati il miliardo piovuto per la ricostruzione dopo il terremoto del 2002, mai finita, e un altro fiume di soldi per l’alluvione dell’anno appresso, spalmati su tutta la regione. E Iorio è diventato il satrapo benevolo che nel suo regno decide il bello e il cattivo tempo elargendo posti e favori. Con gli effetti disastrosi che vedremo, e per cui ha in corso 14 procedimenti giudiziari. Però con garbo, senza mai andare sopra le righe, sempre coi toni morbidi che s’addicono ai suoi 63 anni, alla corporatura paciosa, al viso rotondo.

Berlusconiano disciplinato e contento in politica, è antropologicamente lontanissimo dal modello: “Non sono un urlatore né un grande comunicatore”, si schermisce quando lo incontriamo nel suo ufficio in Regione, alle pareti alcuni dei grandi bozzetti di affreschi di Amedeo Trivisonno acquistati dall’ente per salvarli: “Ho invece una buona comunicazione interpersonale”. Ah, non c’è dubbio. L’altro iserniano famoso, l’homo aeserniensis di era paleolitica, nessuno lo può vedere perché lo straordinario parco archeologico preistorico è chiuso, in allestimento da trent’anni; Iorio invece, homo aeserniensis di era democristiana, da trent’anni riceve elettori e clientes dalle 8 e mezza nella sua villetta, stanza separata come gli sheik arabi, poi all’hotel Europa, più tardi e anche fino a sera in ufficio a Campobasso.

“Con 320 mila abitanti la regione è un quartiere di Roma, è come fare il sindaco”. Fuma 4 o 5 mezzi toscani al posto delle 30 sigarette d’un tempo, fa le vacanze in camper tra Portogallo, Scozia, Turchia con tre o quattro famiglie, gioca a burraco, gli piacciono Montalbano in tv e i film tratti dai romanzi, per i libri non ha tempo ma sta rileggendo la guida Molise del Touring Club 1950. Messaggio, al cronista e al volgo: vi pare che uno così giochi a fare Kim il Sung?

Eppure il suo potere è totale. La sanità, intanto. Iorio è il commissario straordinario. Gli addetti sono il 6,4 per cento del totale degli occupati della regione, uno sproposito. “Il piano di rientro dal debito sta fallendo e ogni anno il conto s’aggrava di 60 milioni. I fornitori vengono pagati a 700 giorni. I molisani vanno a curarsi altrove. Il Cardarelli, principale ospedale pubblico, rischia di essere assorbito dalla Cattolica e privatizzato”, sunteggia Antonio Sorbo, di Sel, autore del volume “La banda del buco”.

“Il problema della sanità in Molise è che la famiglia Iorio è troppo numerosa”, ironizza Di Laura Frattura del centrosinistra, e snocciola l’albero genealogico del governatore: il fratello primario di Neurofisiopatologia a Isernia, il cognato primario di psichiatria già da prima, la sorella direttrice del distretto sanitario, assessore e prossimo candidato sindaco a primavera, il cugino, la moglie del cugino, il figlio Raffaele direttore di un centro ortopedico convenzionato con la Regione, il figlio Luca chirurgo comandato a Isernia appena vinto il concorso a Vicenza. Ma è per l’altro figlio, Davide, che Iorio è stato appena condannato in prima istanza a un anno e sei mesi: per tutte le consulenze della Regione alla Bain & Co. dove intanto Davide bruciava le tappe di una folgorante carriera.

Come con i suoi, San Michele si comporta con gli altri. Enti e società regionali fanno da soli un’epopea. “Molise Dati, società mista gestita dal mandatario delle campagne elettorali di Iorio, è finanziata da un ventennio con 20 milioni l’anno, procedure più volte sanzionate dall’Autorità di vigilanza sui contratti pubblici”, dice Massimo Romano, ex Idv: “Lo Zuccherificio di Termoli, rilevato a 10,5 euro ad azione contro un euro pagato senza gara da un socio privato anonimo sede a Cipro e Lussemburgo, una voragine da 60 milioni di euro, sull’orlo del fallimento. Il catamarano che doveva battere la rotta Termoli-Croazia, 10 milioni di euro, fermo da anni. E non c’è trombato eccellente che non abbia ricevuto una poltrona al vertice di enti regionali o società partecipate”. Nessuno può dire che Iorio non abbia fantasia: gli investimenti della Regione spaziano dai pollai ai jeans a non meglio precisati servizi geospaziali.

Sulla terra spuntano invece come funghi le pale eoliche. “Nelle vallate e sulle vette più belle e, in progetto, 23 in faccia alla città antica di Altilia-Sepino e al teatro sannita di Pietrabbondante”, attacca Emilio Izzo, Beni culturali del Molise: “La Soprintendenza diede il via libera al business in cambio di 50 mila euro l’anno e la Regione s’è accodata”. Quando però il nuovo Soprintendente ha cambiato le serrature al parco preistorico perché Izzo non ci portasse più giornalisti a denunciare l’infamia, chi ha scritto al ministro “ridategli le chiavi, è un avversario ma difende l’ambiente”? Iorio. Lui sì il democristiano lo sa fare. Satrapo, gli dici. E lui: “Sono per mediare e condividere, ma sì, a volte mi è toccato decidere in solitudine, su terremoto, alluvione, sanità”. Andava a Roma e tornava coi soldi: “Buoni rapporti con i ministri Matteoli, Fitto e altri”. Il centrosinistra? “Di Pietro ministro mi diede 300 milioni, contro i 100 di prima”. L’inutile auditorium di Isernia, 55 milioni? “L’ha benedetto anche Napolitano”. Il buco della sanità: “Ma io devo curare la gente in 136 paesi, molti sperduti tra i monti”. Le 14 accuse pendenti: “Abusi d’ufficio, piccole cose per uno in politica da 30 anni. Si chiarirà tutto”. Ovvio, non siamo nel fantastico mondo di Iorio?

Tratto da Espressonline.it

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