LISTE PULITE/ I tecnici salvano la Casta: ecco tutti i condannati ricandidabili

Sono solo cinque i parlamentari incandidabili che non potranno entrare nelle liste dopo il decreto a cui il consiglio dei ministri ha appena dato il via libera. In diciannove si salvano e tra questi anche il senatore Pdl Marcello Dell’Utri, Umberto Bossi, Paolo Cirino Pomicino, Gianni De Michelis, Roberto Maroni e Giorgio La Malfa. Praticamente buona parte della casta che rischiava altrimenti di essere rottamata. Potere del governo tecnico.

 

di Viviana Pizzi

Più che decreto liste pulite sembra essere una legge “grazia condannati” quella a cui il Consiglio dei Ministri  ha appena dato il via. Infatti il testo legislativo è legato a sentenze definitive di condanna per delitti non colposi.  

Cosa prevede nei fatti?  

L’incandidabilità al Parlamento italiano ed Europeo (che vale anche per le cariche di governo) vale per coloro che hanno riportato condanne definitive a pene superiori a due anni di reclusione per i delitti consumati o tentati di maggiore allarme sociale come reati di mafia, terrorismo e tratta di persone. Sono inseriti anche i reati contro la pubblica amministrazione : corruzione, concussione e peculato. Cambia la musica nei confronti di chi ha riportato condanne definitive a pene superiori ai due anni per delitti colposi consumati o tentati per i quali sia prevista la pena della reclusione non inferiore ai quattro anni.

Bossi_Berlusconi_condannati_ricandidabiliL’incandidabilità durerà per il doppio della pena prevista: chi si trova a dover scontare cinque anni di reclusione non potrà candidarsi per dieci anni. In assenza della pena accessoria comunque la durata del provvedimento durerà non meno di sei anni. Il testo inoltre prevede che l’accertamento d’ufficio della condizione di incandidabilità comporta l’esclusione automatica dalle liste del soggetto segnalato. Nel caso in cui la condanna definitiva per uno dei delitti ‘ostativi’ sopravvenga nel corso del mandato elettivo, le Camere deliberano ai sensi dell’articolo 66 della Costituzione.

 

ECCO CHI SONO GLI EFFETTIVI INCANDIDABILI

Cinque, tra deputati e senatori. E tutti del Pdl.

Il primo è il senatore Giuseppe Ciarrapico (conosciuto anche come editore delle testate del gruppo Oggi) condannato a tre anni per il crack da 70 miliardi della casina Valadier ed ad altri quattro e mezzo per il crack ambrosiano.

Sul capo del politico ci sono numerose altre inchieste tra le quali la distrazione di fondi per l’editoria e un processo per stalking a mezzo stampa dove la vittima è il direttore di Telemolise Manuela Petescia. Procedimenti giudiziari non ancora terminati.

Non potrà entrare in parlamento nemmeno Marcello De Angelis, condannato in via definitiva a cinque anni di carcere per banda armata e associazione sovversiva come dirigente e portavoce del gruppo neofascista Terza Posizione, di Antonio Tomassini condannato in via definitiva dalla Cassazione a 3 anni di reclusione per falso e Salvatore Sciascia condannato definitivamente a 2 anni e 6 mesi per aver corrotto alcuni ufficiali e sottufficiali della Guardia di finanza. E di Gianstefano Frigerio (deputato FI): condannato a Milano a oltre 6 anni di reclusione definitivi per le tangenti delle discariche (3 anni e 9 mesi, corruzione) e per altri due scandali di Tangentopoli (2 anni e 11 mesi per concussione, corruzione, ricettazione e finanziamento illecito).

Si tratta comunque di uno specchietto per le allodole perché anche se il decreto è applicato già da queste elezioni anche i quattro si potranno riabilitare presto. Ciarrapico ce la farà in quindici anni, De Angelis in dieci e gli altri due in sei. Per gli ultimi tre si tratta solo di due legislature. Forse data l’età avanzata l’unico che non rivedrà più il parlamento sarà proprio l’editore ciociaro.


MARCELLO DELL’UTRI CANDIDABILE

La beffa più grande riguarda Marcello Dell’Utri, altro senatore Pdl, che per poco si salva e potrà reinserirsi nelle liste politiche. La sua condanna definitiva riguarda i due anni per frode fiscale e false fatturazioni a Torino (false fatture Publitalia) e il  patteggiamento di altri 6 mesi a Milano per altre vicende di false fatture Publitalia. Non abbastanza per finire nella lista nera delle persone che non possono più inserirsi nelle liste del suo partito e tentare una nuova scalata al parlamento.

Nonostante sul suo capo pendano numerose altre inchieste che lo terrebbero fuori dai giochi per molto tempo.

Tra queste il processo per concorso esterno in associazione mafiosa per il quale il 9 marzo 2012 la quinta sezione penale della Corte di Cassazione ha annullato con rinvio alla Corte d’appello la sentenza di secondo grado che lo condannava a sette anni di reclusione. Il procedimento non è stato ancora fissato quindi per questo capo d’imputazione la condanna non è tuttavia definitiva. In primo grado lo ricordiamo era stato condannato a nove anni di reclusione.

Nelle motivazioni della sentenza di Cassazione, che non ha chiuso definitivamente il processo emerge che è probatoriamente dimostrato che Marcello Dell’Utri ha tenuto un comportamento di rafforzamento dell’associazione mafiosa fino a una certa data favorendo i pagamenti a Cosa Nostra di somme non dovute da parte di Fininvest.” Ma va dimostrata l’accusa di concorso esterno per il periodo in cui il senatore di Forza Italia lasciò l’azienda per andare a lavorare tra il 1977 e il 1982.

La Corte ha ritenuto pienamente confermato l’incontro tra Berlusconi, Dell’Utri e i capimafia Francesco Di Carlo, Stefano Bontate e Mimmo Teresi raccontato dallo stesso Di Carlo.

C’è di più: nelle 146 pagine di motivazioni, la suprema Corte parla “senza possibilità di valide alternative di un accordo di natura protettiva e collaborativa raggiunto da Berlusconi con la mafia per il tramite di Dell’Utri che, di quella assunzione, è stato l’artefice grazie anche all’impegno specifico profuso da Cinà.

Tutto questo evidentemente non basta per evitare che si possa candidare. Non bastano indagini che vanno avanti dal 1994. Le sentenze devono essere definitive e in questo caso non lo sono.

 

TUTTI I CONDANNATI CANDIDABILI

Non solo Marcello Dell’Utri potrà partecipare senza ombra di dubbio come  candidato alle prossime elezioni politiche. Di parlamentari con sentenze definitive ce ne sono anche altri che hanno subito condanne “minori” di quelle previste dal decreto.

Ecco l’elenco completo dei diciotto condannati definitivi che potranno tornare nelle liste.

Massimo Maria Berruti (deputato pdl): condannato in via definitiva a 8 mesi per favoreggiamento nel processo tangenti Guardia di Finanza.

Alfredo Biondi (deputato pdl): 2 mesi patteggiati per evasione fiscale a Genova. La sentenza di condanna a suo tempo resa dal tribunale di Genova nei confronti di Alfredo Biondi è stata revocata in data  28 settembre 2001 per intervenuta abrograzione del reato.

Vito Bonsignore (eurodeputato Udc): 2 anni definitivi per tentata corruzione appalto ospedale Asti.

Nella rete finisce anche Umberto Bossi (eurodeputato e segretario Lega Nord):  8 mesi definitivi per tangente Enimont.

Giampiero Cantoni (senatore Pdl):  Come ex presidente della Bnl in quota Psi è stato inquisito e arrestato per corruzione, bancarotta  fraudolenta e altri reati, ha patteggiato pene per  2 anni e risarcito 800 milioni.

Enzo Carra (deputato Pd): 1 anno e 4 mesi definitivi per false dichiarazioni al pm su tangente Enimont.

Paolo Cirino Pomicino (eurodeputato Udeur): 1 anno e 8 mesi definitivi per finanziamento illecito tangente Enimont, 2 mesi patteggiati per  corruzione per fondi neri Eni.

Antonio Del Pennino (senatore Pdl): 2 mesi e 20 giorni patteggiati per finanziamento illecito Enimont; 1 anno 8 mesi e 20 giorni  patteggiati per i finanziamenti illeciti della metropolitana milanese.

Gianni De Michelis (eurodeputato Socialisti Uniti per l’Europa): 1 anno e 6 mesi patteggiati a Milano per corruzione per le tangenti autostradali del Veneto. 6 mesi patteggiati per finanziamento illecito Enimont.

Walter De Rigo (senatore Pdl): 1 anno e 4 mesi patteggiati per truffa ai danni del ministero del Lavoro e della Cee per 474  milioni di lire in cambio di falsi corsi di qualificazione professionale per la sua azienda.

Giorgio Galvagno (deputato Pdl): ex sindaco socialista di Asti, nel ’96 ha patteggiato 6 mesi e 26 giorni di carcere per  inquinamento delle falde acquifere, abuso e omissione di atti ufficio, falso ideologico, delitti colposi contro la salute pubblica (per l’inquinamento delle falde acquifere) e omessa denuncia  mdei responsabili della Tangentopoli astigiana nello scandalo della discarica di Vallemanina e Valleandona (smaltimento fuorilegge di rifiuti tossici e nocivi in cambio di tangenti).

Lino Jannuzzi (senatore Pdl): condannato definitivamente a 2 anni e 4 mesi per diffamazioni varie, è stato graziato dal capo dello Stato proprio mentre stava per finire in carcere.

Giorgio La Malfa (deputato Pri, ministro Politiche comunitarie): condanna definitiva a 6 mesi e 20 giorni per finanziamento illecito Enimont.

Roberto Maroni (deputato Lega Nord): condannato definitivamente a 4 mesi e 20 giorni per resistenza a pubblico ufficiale durante la  perquisizione della polizia nella sede di via Bellerio a Milano.

Augusto Rollandin (senatore Union Valdôtaine-Ds): ex presidente della giunta regionale Valle d’Aosta è stato condannato in via definitiva dalla Cassazione nel ’94 a 16 mesi di reclusione, 2 milioni di multa e risarcimento dei danni alla Regione per abuso d’ufficio: favorí una ditta “amica” nell’appalto per la costruzione del compattatore di rifiuti di Brissogne. Dichiarato decaduto dalla Corte d’appello di Torino, in quanto “ineleggibile”, nel 2001 si candida al senato con l’Union Valdotaine, i Ds e i Democratici.

Vittorio Sgarbi (deputato pdl): 6 mesi definitivi per truffa aggravata e continuata ai danni dello Stato, cioè del ministero dei Beni culturali.

Rocco Salini (gruppo misto) condannato in Cassazione a un anno e 4 mesi per falso ideologico.

Calogero Sodano (senatore Udc): già sindaco di Agrigento, condannato definitivamente a 1 anno e 6 mesi per abuso d’ufficio finalizzato a favorire i costruttori abusivi in cambio di favori elettorali. Egidio Sterpa (deputato FI): condannato a 6 mesi definitivi per tangente Enimont.

Vincenzo Visco (deputato Pd): Condannato definitivamente dalla Cassazione nel 2001 per abusivismo edilizio, per via di alcuni ampliamenti illeciti nella sua casa a Pantelleria: 10 giorni di arresto e 20 milioni di ammenda. Piú l’“ordine di riduzione in pristino dei luoghi”. Cioè la demolizione delle opere abusive.

Alfredo Vito (deputato Pdl): 2 anni patteggiati e 5 miliardi restituiti per 22 episodi di corruzione a Napoli.

Tutti nomi di peso tra cui anche segretari nazionali di partito. Ci si chiede a questo punto a chi serva questo decreto liste pulite se fatto in questo modo inibisce solo cinque parlamentari. E perché non si sia impedito di entrare nelle liste anche ai condannati in primo o secondo grado per poi riabilitarli in caso di assoluzione definitiva dal giorno dopo. Fatto così il decreto sa di beffa.

Fino al 31 dicembre 2016 puoi attivare una copertura per il rischio terremoto con sconti fino al 50%.