LISTE PULITE/ Condannati e indagati, espulsi e rinunciatari.

Una Casta che cambia nome e loghi ai partiti ma di fatto resta sempre alla mercé dei soliti noti. E tra le file dei presenti, molti sono gli indagati e i condannati che spesso, per loro stessa ammissione – come disse chiaramente Dell’Utri – usano la politica come escamotage per evitare condanne e galera. La Commissione Nazionale di Garanzia espelle dal partito di Bersani, Mirello Crisafulli, Antonio Papani e Nicola Caputo. Fanno mea culpa e un passo indietro, Bruna Brambilla e Antonio Luongo che rinunciano alla candidatura nel Pd, insieme a Francesco Regine, candidato con Monti. La politica del nuovo millennio sarà ricordata per inchieste, indagini e maxi processi.

 

di Maria Cristina Giovannitti

La politica del 2013 non chiude le porte a nessuno e soprattutto a chi ha in sospeso dei conti con la giustizia, né nel centro destra che nel centro sinistra. Anzi, sempre più spesso, avere una condanna alle spalle, oppure essere indagati può diventare un punto a favore nel proprio curriculum vitae politico. E così abbondano indagati e condannati nel Pd, nel Pdl eppure nella lista bon ton di Mario Monti. Alcuni hanno il senso morale di rinunciare alla candidatura, altri vengono espulsi dalla Commissione di Garanzia.

 

mirello_crisafulli_via_dal_pdESPULSI Sulle candidature di Crisafulli e Caputo il leader del Pd Bersani aveva risposto: “Abbiamo le nostre regole ed una commissione di Garanzia”. E per fortuna così è stato. In un comunicato stampa la Commissione Nazionale di Garanzia del Pd, presieduta da Luigi Berlinguer, ha detto di: “Non includere nelle liste elettorali, le candidature di Mirello Crisafulli di Enna e Antonio Papania di Trapani”.

L’esclusione del senatore Antonio Papania è dipesa dalla sua condanna. Nel 2002 è stato coinvolto nel processo su una presunta compravendita di posti di lavoro quando era Assessore al lavoro della Regione Sicilia. Con la sentenza del 24 gennaio 2002 è stato condannato con patteggiamento alla pena di 2 mesi e 10 giorni di reclusione per abuso d’ufficio, una condanna che è stata poi convertita in una pena pecuniaria.

Proseguendo nella lettura del comunicato troviamo : “La Commissione ha inoltre considerata decaduta la deroga concessa dal comitato elettorale Nazionale, Nicola Caputo di Caserta”. E quindi via dalle liste del Pd anche Nicola Caputo, indagato dalla Procura di Napoli per truffa e peculato.

 

RINUNCIATARI – Ci sono poi quelli che, battendosi i pugni in petto, hanno deciso di rinunciare. “La Commissione Nazionale di Garanzia ha preso atto di due rinunce volontarie: Bruna Brambilla e Antonio Luongo”. Quindi il mea culpa di altri due candidati del Pd Bruna Brambilla si dimette perché, a suo dire, “calunniata” da una lettera che Nando Della Chiesa, presidente del Comitato Antimafia voluto dal sindaco di Milano Pisapia, ha scritto direttamente a Bersani. Nella lettera Della Chiesa parla di due modelli incompatibili di far politica che: “non possono convivere ed essere premiati nello stesso partito”. Il Presidente del Comitato si riferisce ad alcune intercettazioni in cui sarebbe emerso che la piddina avrebbe trattato i voti cercandoli tra le file dei clan della ‘ndrangheta lombarda. E’ incomprensibile l’unione mafia-politica, secondo Della Chiesa. Mentre la vicenda di Antonio Luongo è la storia di un rinvio a giudizio per corruzione, un’inchiesta che lo vedrebbe coinvolto nell’’Operazione Iena 2’ dove si indaga sulle infiltrazioni mafiose negli appalti della Basilicata.

E cambiando partito, passando per Scelta Civica di Mario Monti, fa retro front anche Francesco Regine, candidato numero 6 in lista per la circoscrizione Campania 1 e sindaco di Forìo d’Ischia. La sua candidatura ha rischiato di ledere il rigore e il bon ton tipico della politica montiana. Nel 2009 la Procura di Napoli scrive il sindaco Regine nel registro degli indagati per “abuso d’ufficio per via dei ritardi di applicazione delle demolizioni”.

L’accusa è estesa al Regine ed altri cinque sindaci ischitani che avrebbero ‘lasciato correre’ delle costruzioni abusive senza richiedere alla Cassa Depositi e Prestiti i mutui necessari per pagare le imprese addette all’abbattimento. Nel caso specifico di Regine, s’indaga anche sul suo tentativo di bloccare la demolizione, disposta dal Procuratore Generale presso la Corte di Appello di Napoli, della villetta della madre di un suo assessore, Gaetano Savio.

Insomma una politica sempre più spesso colpita da ‘scandali giudiziari’ che, per le prossime elezioni, a tentoni cerca di lasciare indietro gli incandidabili.

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