LISTE PDL/ Il cambiamento? Tra (dis)onorevoli, giornalisti fedeli, indagati e veline

Tutti gli ex ministri (nessuno escluso), tutti gli avvocati di B. (e ci mancherebbe), i fedelissimi della prima ora (quelli proprio storici di Forza Italia), i responsabili Antonio Razzi e Domenico Scilipoti. E poi indagati e impresentabili di ogni sorta. La tanto blaterata “nuova” squadra del Pdl sta arrivando a compimento. Eppure, da quanto emerge in queste ore, non c’è in vista alcun cambiamento. Tutto come sempre: Silvio Berlusconi vuole circondarsi solo di persone fidate. Non mancano le “novità”: da Augusto Minzolini a Giuliano Ferrara fino all’ex meteorina Giovanna Del Giudice.

 

di Carmine Gazzanni

Diceva Marcel Proust: “Gli uomini non cambiano dall’oggi al domani, e cercano in ogni nuovo regime la continuazione dell’antico”. Forse dovremmo ricordarcela più spesso questa massima quando si parla di uno che è ormai da vent’anni sul palcoscenico politico italiano, ha governato per quattro legislature (di cui due monche) e, tra poco più di un mese, si ripresenta per la sesta volta. Insomma, come potrebbe essere passibile di fiducia uno come Silvio Berlusconi oggi che ci dice, saltando da una trasmissione all’altra, che il Pdl presenterà candidatura innovative, in rottura con il passato? Come si potrebbe credere ad un “cambiamento” se ad usare questa parola è lo stesso protagonista di un ventennio politico che è stato distinto da tutto (festini, bunga bunga, leggi vergognose, amicizie discutibili et coetera), tranne che – appunto – da un cambiamento?

Eppure c’è chi ci ha creduto. Non potrebbe essere altrimenti se gli ultimi sondaggi dicono che il Pdl sia in lenta ripresa. C’è chi ha creduto alla storiella che le liste del Popolo della Libertà sarebbero stato riempite da uomini e donne provenienti dalla società civile; c’è chi ha creduto alla favoletta per cui “solo il 10% dei parlamentari sarà ricandidato”; c’è chi, ancora, ha prestato fiducia alla barzelletta delle “liste pulite”. La verità, invece, è decisamente un’altra.

Sono ore concitate queste per il Pdl: bisogna inserire gli ultimi nomi in lista e, come emerso ieri con la vicenda di Nicola Cosentino, sono proprio quelli i nomi più scottanti, quelli che, secondo alcuni, potrebbero portare anche a una rottura al vertice all’interno del partito. Nonostante questo, però, come si suol dire “alea iacta est”, il grosso pare essere stato fatto. E sconfessa totalmente quelle che potevano essere le aspettative di tanti: nomi delle vecchia guardia, fedelissimi berlusconiani della prima ora, tutti gli ex ministri ricandidati, compresi coloro che l’avrebbero agevolmente mandato in pensione. Tanti, ancora, gli impresentabili vicini alla ricandidatura: non solo Nick o’mericano, ma anche Marco Milanese e Alfonso Papa (contrariamente a quanto detto dal Cav) . Non solo. Dovrebbero trovare spazio anche i “responsabili” che, a dicembre 2011, salvarono Berlusconi traslocando dal centrosinistra in sostegno del centrodestra: probabili infatti anche le candidatura di Antonio Razzi e Domenico Scilipoti.

A onor del vero, però, spuntano anche alcuni nomi di “nuova leva”. Ma niente paura. Anche loro sono stra-fedelissimi: da Augusto Minzolini fino all’ex meteorina Giovanna Del Giudice, amica di Francesca Pascale, la nuova fiamma di Silvio Berlusconi.


IL VECCHIO CHE AVANZA (ANCORA) – Mara Carfagna, Mariastella Gelmini, Renato Brunetta, Angelino Alfano, Giancarlo Galan, Raffaele Fitto, Stefania Prestigiacomo. Il dato è sconcertante: sebbene Silvio Berlusconi volesse scombinare le carte in tavola, alla fine tutti gli ex ministri – nessuno escluso – che hanno concluso l’ultima legislatura targata B. saranno ricandidati. Nessuna rivoluzione delle facce nuove, dunque, per la sesta ridiscesa in campo del Cavaliere. Forse, allora, proprio questo intendeva Berlusconi quando chiedeva ai suoi un ritorno a Forza Italia: non solo nello spirito verrebbe da pensare, ma anche nei volti (anche se un po’ invecchiati). E allora eccola lì pronta la candidatura di Antonio Martino (da più di diciotto anni in Parlamento), tessera numero due di Forza Italia e, oggi, capolista in Sicilia. Riconfermata anche tutta la nomenklatura del partito, nonostante sia stata rea di aver girato le spalle al Cav appena dopo le sue dimissioni in nome di un goffo cambiamento che pensavano possibile con Angelino Alfano: Fabrizio Cicchitto, Maurizio Gasparri, Maurizio Sacconi, Gaetano Quagliariello. Tutti salvi, insomma. Tutti ricandidati.

berlusconi_silvio_saluto_ambiguoIl rischio, però, è che il Cav, nel tentativo di circondarsi di fedelissimi delle prime ore, guardi troppo indietro. Com’è stato nel caso del suo ex compagno di scuola, Guido Possa: anche per lui c’è posto.

Non c’è dubbio, ancora, sulla ricandidatura delle persone di cui, probabilmente, il Cav si fida di più, i suoi legali: Niccolò Ghedini, inventore dell’espressione “utilizzatore finale” ai tempi degli scandali sulle escort, Piero Longo, suo compagno di studio, e Maurizio Paniz colui che face votare al Parlamento la storiella secondo cui Ruby è la nipote di Mubarak con l’obiettivo (raggiunto) di sollevare il conflitto di attribuzione.


GLI INDAGATI DI SPICCO: DA COSENTINO A MILANESE PASSANDO PER FORMIGONI – Secondo le ultime indiscrezioni Nicola Cosentino, alla fine, sarà della partita. Il motivo è semplice: Denis Verdini e i suoi, nonostante osteggiati da Angelino Alfano, hanno un peso troppo forte all’interno del partito. E l’amicizia che intercorre con il toscano è una bella ipoteca per Nick o’mericano. Anche perché è bene precisare che, sebbene Berlusconi stia  cercando di imitare l’operazione liste pulite messa in campo dal Pd per non perdere voti, la svolta psuedo-giustizialista non sarebbe compresa affatto da chi, fino ad ora, si è visto sempre protetto sotto l’ala anti-magistratura del Popolo delle Libertà. Eloquente la dichiarazione di Alfonso Papa dopo che lo stesso Silvio Berlusconi aveva messo in forse la sua candidatura: “Non intendo ritirare la mia candidatura. Se il presidente Berlusconi intenderà far prevalere una linea giustizialista, io ne prenderò atto. Mi sembra però inderogabile la necessità che sia Silvio Berlusconi e solo lui ad assumersi una tale responsabilità di tipo politico, culturale e storico”. Ecco perché, secondo le ultime indiscrezioni, sarebbe rientrato lo spauracchio della non candidatura per Alfonso Papa e Marco Milanese.

Ma, d’altronde, questi non sarebbero gli unici impresentabili di spicco del Pdl: anche indagati autorevoli come Luigi Cesaro, Roberto Formigoni, lo stesso Verdini e Amedeo Laboccetta, infatti, sarebbero ricandidati. Ma, d’altronde, cosa ci si potrebbe aspettare da un candidato premier condannato in primo grado e vicino ad una seconda sentenza per concussione e favoreggiamento della prostituzione minorile?


GLI IMPRESENTABILI “RESPONSABILI” – Infiltrato.it, alcune settimane fa, ricostruiva come il Pdl avesse finanziato il movimento di Domenico Scilipoti con 49 mila euro. Un gesto d’affetto dopo il passaggio dall’Idv al Gruppo misto e il voto di fiducia di dicembre 2011 che salvò (quella volta) l’esecutivo di Silvio Berlusconi. Si vede, però, che non è bastato. Sono sempre più insistenti, infatti, le voci secondo cui, tra i candidati in lista, ci sarebbe anche il re dei Peones. E non solo lui: anche per Antonio Razzi infatti sarebbe stato riservato un posto in Abruzzo (essendo lui originario di Giuliano Teatino, in provincia di Chieti). Celebre il suo motto: “Siamo qui per fare i cazzi nostri, per dieci giorni mi fottevano la pensione”.


I “GIORNALISTI” SCENDONO IN CAMPO – Dopo la debacle di Claudio Scajola, sembra ormai certa la candidatura in Liguria di Augusto Minzolini. Un volto nuovo, certamente. Ma solo per la politica, non per il berlusconismo duro e puro. Come non ricordare, infatti, i suoi editoriali, ora sul processo Ruby, ora sulle intercettazioni, ora sulle stragi di mafia. Insomma, su tutto ciò che in qualche modo sarebbe potuto tornare utile per il Cav. Un servigio che non poteva non essere ripagato con un posto (l’ennesimo per l’ex direttore del Tg1) in Paradiso. Ma, stando alle indiscrezioni, quello di Minzolini non dovrebbe essere nemmeno l’unico nome di giornalista candidato del Pdl. Probabile, infatti, anche la candidatura di Giuliano Ferrara. Soprattutto per un motivo: il diretto de Il Foglio non solo è sempre stato un berlusconiano convinto (e il Cavaliere, dunque, sa bene che può fidarsi ciecamente di lui), ma non dispiacerebbe nemmeno alla Lega. Prova ne è il fatto che Roberto Calderoli aveva avanzato il suo nome addirittura come leader della coalizione. Con la sua candidatura, insomma, Silvio Berlusconi metterebbe a segno un duplice colpo: non solo inserirebbe un altro suo fedelissimo, ma cementerebbe ancora di più l’alleanza con i leghisti.


NON POTEVA MANCARE LA METEORINA – Potevano mancare giovani avvenenti in lista? Certo che no. Se poi la ragazza in questione è anche amica di Francesca Pascale, la nuova fiamma del Cav, il gioco è fatto. Ed ecco, allora, che tra i candidati spiccherebbe in Campania anche il nome di Giovanna Del Giudice. Il suo curriculum è uno di quelli da tenere d’occhio: 28 anni, un passato da meteorina al Tg4 di Emilio Fede, una candidatura alle regionali che, però, non la portò ad essere eletta (arrivò trentunesima su trentadue candidati), un’altra alle europee sventata per poco e, infine, la realizzazione di un sogno con l’inserimento nel listone di Luigi Cesaro e la nomina all’assessorato per le Pari Opportunità alla Provincia di Napoli. Una Mara Carfagna in piccolo, dunque.

Quando nel 2010 un giornalista le chiese cosa pensasse della moralità di Berlusconi, la Del Giudice rispose: “Accuse gratuite. In giro ci sono troppi moralisti. Lui non fa nulla di male. Paga per essere un uomo allegro e sincero. Che trasferisce a tutti il suo entusiasmo”.

Diceva Gesualdo Bufalino ne Il Malpensante: “Fra imbecilli che vogliono cambiare tutto e mascalzoni che non vogliono cambiare niente, com’è difficile scegliere”. Molto difficile.

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