L’insostenibile leggerezza del Pdl: una scatola vuota che vola nei sondaggi. Solo colpa del Pd?

Assurdo. Irreale. Impossibile che accada ancora. Un non-partito, vuoto come una scatola senza scarpe, composto perlopiù da dinosauri, starlette e comprimari, ha la capacità di volare nei sondaggi solo perché compatto – ora più che mai – attorno al ducetto di Arcore. Appena pochi mesi fa c’era chi urlava alle primarie e alla rottamazione di Silvio. Oggi Silvio forever sarà. Solo colpa del Pd?

berletta

Sosteneva Italo Bocchino, braccio destro di Gianfranco Fini, mente della ormai defunto Futuro e Libertà, a gennaio: «il Popolo della Libertà è un partito morto». Ribadiva l’attuale vicepremier Angelino Alfano nell’autunno dell’anno scorso: «servono le primarie nel Pdl, per la successione a Berlusconi». Spiegava qualche pidiellino a fine 2012: «Dobbiamo cambiare nome al partito, così non va» Mentre nel Partito Democratico continuano a darsele di santa ragione sulla democrazia interna, sui prossimi congressi, i nuovi segretari, le primarie, il Quirinale, chi sostiene Matteo Renzi, i quadri intermedi e medi, la crisi dei tesseramenti, in Italia c’è un partito più che mai florido che ogni mese recupera terreno.

Di congressi non ne fa neanche uno (quelli comunali non si sono mai celebrati e sui provinciali c’è chi ha denunciato trucchi di ogni tipo, ndr), di democrazia interna non vuole sentire parlare, ma che vola nei sondaggi politico elettorali. È il Popolo della Libertà di Silvio Berlusconi che a fronte di un’organizzazione interna pari allo zero (cliccate sul regolamento congressi sul sito, la pagina che dà errore quasi una metafora, ndr) è in questo momento il partito più forte nel Paese. Lo dicono le rilevazioni degli ultimi sette giorni. Basta metterle in rassegna, una dietro l’altra.

Il 15 maggio durante la puntata di Ballarò, il sondaggio Ipsos dava il Pdl al 29,6 %. Il giorno dopo, 16 maggio, un’altra rilevazione di Tecnè per Sky piazzava i berlusconiani al 30,3%, con la coalizione di centrodestra, insieme a Lega Nord e Fratelli d’Italia al 37,3: il centrosinistra con Pd e Sel al 28 per cento. Stessa cosa il 20 maggio scorso. L’istituto demoscopico Emg, in un sondaggio realizzato La7, attribuiva il 26,5% al partito di Berlusconi contro il 23% del Pd. E via così pure gli altri sondaggi, come ieri sera a Ballarò (29%) a pochi giorni di distanza dalle elezioni amministrative.

Ad alcuni pidiellini può sembra un miracolo: un partito che prima delle elezioni di febbraio veniva dato per morto ora è sulla rampa di lancio. Invece è proprio così. E l’exploit nei sondaggi si verifica in una delle fasi più difficili per Berlusconi, con il Cavaliere con una condanna di interdizione dai pubblici uffici sulla testa, racconti del Bunga Bunga ogni giorno sui quotidiani, i notabili del partito indagati (Roberto Formigoni e Denis Verdini in primis) e segretari regionali che occupano anche cinque incarichi contemporaneamente, come Mario Mantovani in Lombardia.

comunali_roma_2013_campidoglioMa ai potenziali elettori pidiellini non sembra importare più di tanto. Certo, la prova del nove si avrà alle prossime elezioni amministrative, quando si capirà se città come Roma, Brescia e Imperia rimarranno ancora in mano al centrodestra. Fa comunque pensare che un partito dato per morto e defunto per gli screzi interni ora sia più che mai in salute. Un partito dove anche l’interazione su internet è ai minimi termini, mentre tra i democratici si sprecano le tweetstar.

A tutto questo si aggiunga che negli ultimi due mesi pure un «barone» delle tessere come Nicola Cosentino è finito in carcere per indagini di camorra in Campania. E che un altro pezzo forte come Claudio Scajola a Imperia se la sta giocando fino in fondo per far vincere il suo «uomo» Erminio Annoni.

Mentre nel Pd si dibatte sul ruolo di Guglielmo Epifani, su chi è dalemiano e chi no, sui renziani, i bersaniani, i bindiani e fioroniani, nel Pdl non hanno neppure levato dal sito Ignazio La Russa come coordinatore nazionale (ormai finito nel partito della Meloni e Crosetto).

Uno dei leader di Fratelli d’Italia è infatti tutt’ora coordinatore insieme con Verdini e Bondi. Ignazio Marino, candidato a sindaco di Roma per il Pd si dimette dal Senato per occuparsi delle comunali per non ricoprire due incarichi? Parla di trasparenza. Ma che si dovrebbe dire di Mantovani? Il senatore del Pdl, celebre per aver curato Mamma Rosa negli ultimi giorni di malattia, è insieme senatore, segretario del Pdl lombardo, assessore alla Sanità in regione, sindaco del comune di Arconate e infine responsabile del settore difensori del voto per il Pdl.

berluscaA questa situazione di calma apparente premiata dai sondaggisti, vanno aggiunte le indiscrezioni secondo cui le sedi storiche, come per esempio quella di viale Monza a Milano saranno presto chiuse. Di soldi in cassa ce ne sono pochi, anche perché Berlusconi ha stretto un po’ la cinghia negli ultimi mesi. Ma di problemi non se ne sentono, del resto ci sono sempre le Fondazioni, più di 20, da Liberamente e Cristoforo Colombo, a rappresentare le varie correnti.

E in questo clima idilliaco, Berlusconi si permette anche di autorappresentarsi come la parte più responsabile della politica nazionale, mentre nel Pd c’è chi è in dissenso con le politiche di via del Nazareno. Che i democratici debbano iniziare a prendere esempio proprio da Berlusconi?

 

LEGGI DALLA FONTE ORIGINALE – Alessandro Da Rold su Linkiesta.it

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