LIBERTÀ DI STAMPA/ “Reporters Sans Frontieres”, Italia 57esima: peggio delle dittature mondiali

Da venticinque anni “Reporters Sans Frontieres”, organizzazione non governativa internazionale che lavora in difesa del diritto di Stampa, ha stilato la classifica con il maggiore o minore grado di libertà di stampa. Una graduatoria che comprende 179 Paesi e che posiziona l’Italia al 57esimo posto. Che significa? Malissimo in chiave europea, peggio nel mondo.

 

di Viviana Pizzi

Come andremo a vedere nello specifico è un Paese che si trova al di sotto di molti Stati africani e anche di paesi come Polonia o Romania fino a venti anni fa sotto il regime comunista.

Una tragedia che riflette il grado di autonomia di cui godono giornalisti, agenzie di stampa e cybercittadini in ognuno di questi  Stati e le azioni intraprese dai governi per far rispettare i parametri minimi.


ITALIA : MALISSIMO IN CHIAVE EUROPEA

Nel valore assoluto della classifica è al 57esimo posto con un indice numerico di 26,11. Vista così la classifica non sembrerebbe così disastrosa come in realtà è. Per capire che in realtà non siamo messi bene il confronto va visto innanzitutto in chiave europea.

Inutile sottolineare che ai primi tre posti ci sono paesi del vecchio continente. Capeggia la Finlandia con un punteggio assoluto di 6,38, medaglia d’argento all’Olanda con 6,48 e di bronzo alla Norvegia con 6,52.

Per arrivare al nostro Paese purtroppo bisogna scorrere ancora molto nella classifica tutta vecchio continente. L’Italia, paese dove esiste ancora l’ordine dei giornalisti, è al 30esimo posto. Prima di noi ci sono nell’ordine Lussemburgo, Andorra, Danimarca, Liechtenstein, Islanda, Svezia, Estonia, Austria, Svizzera, Irlanda, Repubblica Ceca, Germania, Belgio, Polonia, Repubblica Slovacca, Cipro, Portogallo, Regno Unito, Lituania, Slovenia, Spagna, Francia, Romania, Malta, Moldova e Ungheria.

rsf_libert_stampa_italiaUna sfilza di Paesi tra i quali compaiono tutti, a eccezione della Bulgaria e della Russia, quelli che facevano parte dell’ex impero comunista. Anche le ex repubbliche sovietiche dell’Estonia, Lituania e della Moldova per passare all’ex stato della vecchia Jugoslavia della Slovenia.

Per capire meglio vediamo chi sta peggio dell’Italia. Si parte dal 148esimo posto della Russia per salire via via e trovare l’Albania al 102esimo posto e la Georgia al 100esimo. La Bulgaria si ferma all’87esimo posto, il Kosovo all’85esimo e la Grecia all’84esimo. Prima di arrivare all’Italia scorgiamo soltanto la Croazia al 64esimo e la Serbia al 63esimo posto.

Un quadro pessimo perché a parte la Grecia si tratta di Paesi o che hanno partecipato a guerre negli ultimi dieci anni oppure che abbiano vissuto dittature del pensiero con Bulgaria (appartenente all’ex blocco comunista).

 

ITALIA IN CHIAVE MONDIALE: VA PEGGIO ANCHE DEL GHANA E  DELL’ARGENTINA

Se in chiave europea la situazione dell’indipendenza della stampa italiana è risultata essere pessima, in quella mondiale il risultato è addirittura peggiore. Davanti al nostro paese infatti si sono posizionati anche numerosi Stati Africani noti per avere uno sviluppo economico di certo inferiore a quello del nostro Paese.

Prima del nostro Paese infatti troviamo oltre alla civilissima Nuova Zelanda e agli Stati Uniti d’America anche nell’ordine la Giamaica, il Costa Rica, la Namibia, il Canada, Capo Verde, Uruguay, Ghana, Suriname, El Salvador, Latva, Boswana, Papua Nuova Guinea, Niger, Trinitad Tobago, Burkina Faso, Taiwan, Samoa, Haiti, Sud Corea, Comore, Sud Africa, Giappone e Argentina.

Curioso il 117esimo posto del Venezuela con un indice assoluto di 34,4. Un dato che significa molto. Vuol dire che con il 26,11 dell’Italia la libertà di stampa del nostro paese è molto più vicina a quella del Paese totalitario di Chavez che alla perfetta Finlandia che tocca l’indice di 6,38.

Quali sono i tre paesi dove la stampa è più condizionata? L’Eritrea con l’indice di 84,83, la Corea del Nord con indice di 83,8 e il Tukmeinstein con 73,14 di indice.

Almeno questi tre dati ci confortano parzialmente. Fortunatamente siamo più vicini ai paesi “liberi” che a quelli più “oppressi”. Ed è questo l’unico dato positivo.

 

LE LEGGI BAVAGLIO E IL DECRETO SALVA SALLUSTI

Le motivazioni del cattivo posizionamento dell’Italia sono spiegate direttamente nel rapporto. Si afferma che la cattiva legislazione osservata nel 2011 è proseguita soprattutto in Italia. Questo soprattutto perché la diffamazione deve essere ancora depenalizzata e perché si propongono continuamente leggi pericolose definite bavaglio.

Il riferimento è probabilmente alla legge salva Sallusti poi abortita in parlamento iniziata nel 2012 che nel mondo giornalistico era stata vista come tentativo di censura.

Noi però aggiungiamo che dietro alla poca libertà dei giornalisti c’è purtroppo anche la scure del precariato che è riferito a contratti di lavoro che troppo spesso penalizzano l’autonomia di chi scrive a vantaggio di quello che l’editore, altrettanto di sovente, impone al proprio lavoratore. Impedimento alla libertà di stampa sono anche quelle norme che spesso permettono ai titolari delle testate giornalistiche di non rispettare la dignità del lavoratore stesso ponendolo anche di fronte al fenomeno dello sfruttamento della propria opera pagandolo, per un trafiletto da pubblicare su quotidiano cartaceo anche due euro.

Precariato e diffamazione quindi alla base di uno Stato in cui la stampa è tutt’altro che libera. Migliorare nel 2014? È possibile solo riformando le leggi che regolano il settore.

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