Lettera aperta ad Ulisse Di Giacomo:”Perchè censura le critiche?”

Le dichiarazioni-shock del Vice Presidente Commissione Diritti Umani del Senato, l’On. Ulisse Di Giacomo – lui che dovrebbe dare l’esempio, promuovere i diritti umani e dialogare con la società civile – hanno scatenato diverse reazioni. Anita D’Orsi ci ha scritto una bellissima lettera, accorata, indignata per l’atteggiamento sprezzante del Senatore. Che di fronte all’evidenza ha risposto con la peggiore delle armi: la censura.

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Che ognuno di noi manifesti liberamente le proprie opinioni e idee è cosa sacrosanta; e che quelle idee e opinioni debbano essere rispettate è uno dei fondamenti della società civile. Bene. In qualche modo è diverso, credo, il caso in cui a farlo è una persona che ricopre incarichi istituzionali, e, a maggior ragione, incarichi istituzionali di un certo livello. In questo caso ritengo necessaria una particolare attenzione e moderazione nell’esprimere opinioni su temi che, mai come in questi ultimi tempi, sono sensibili e proprio per questo altamente strumentalizzabili.

Infine, se questa manifestazione “alta” di pensiero avviene su un social network quale è facebook, l’allerta, per colui o colei che ricopre incarichi istituzionali, deve essere massima.

Non sempre è così. Anzi. Il 14 novembre scorso, il signore Ulisse Di Giacomo ha pensato bene di condividere con la comunità di facebook il seguente “alto” pensiero: «Gli immigrati irregolari sulla gru a Brescia? Lasciateli lì…..». Si può sottoscrivere, tanti lo hanno fatto. O ci si può indignare. E ci si può indignare ancora di più perché il Sig. Ulisse Di Giacomo è l’On. Sen. Ulisse Di Giacomo, membro del Senato della Repubblica, ex assessore alla sanità della regione Molise, coordinatore regionale del Popolo delle Libertà, membro della direzione nazionale del PdL, componente della Commissione Sanità e, dulcis in fundo, vicepresidente della Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani.

E la sottoscritta si è indignata. Ma inizialmente ha preferito non commentare (anche perché per farlo avrebbe dovuto richiedere la virtuale amicizia del Senatore, e, a conti fatti, ne poteva fare tranquillamente a meno!). Tanto più che a protestare e a far sentire la propria voce ci aveva pensato già un ammirevole ragazzo, Luca, che, a quanto pare, è stato anche minacciato per questo di querela da parte dell’onorevole Di Giacomo.

Quattro giorni più tardi, l’avveduto Senatore ha pensato bene di rincarare la dose e, con vera e propria spavalderia, ha deliziato la nutrita schiera virtuale di amici con un’altra perla di saggezza: «A proposito degli immigrati irregolari sulla gru a Brescia. La polizia ha trovato lassù cibo, coperte, sacchi a pelo, otto telefonini, batterie, ricetrasmittenti e persino una telecamera…..l’avevo detto di lasciarli lì. Stavano meglio che altrove……..».

Questa volta l’indignazione ha superato la soglia massima di sopportabilità e ho deciso di inviare la classica richiesta di amicizia feisbucchiana che mi ha permesso così, poche ore dopo, di postare sulla bacheca di Ulisse Di Giacomo, che , per la cronaca, è pubblica, vale a dire i suoi contenuti sono accessibili a tutti “amici” e “non amici”, un video andato in onda su Rai crash (Guarda il video in fondo all’articolo) nel quale un bravo giornalista, Emilio Casalini, ha intervistato i lavoratori stranieri senza permesso di soggiorno faccia a faccia sulla gru. Il video era accompagnato da un mio messaggio all’onorevole nel quale, educatamente, esprimevo il mio personale parere sulla gravità delle sue esternazioni, per due ordini di motivi, concatenati: il suo ruolo pubblico e la capacità, mediata dal suo ruolo, di far più facilmente presa sulla massa.

E proprio questa sua facoltà ho ritenuto la cosa più grave della faccenda, perché è facile intuire che chiunque può ritenersi legittimato a tali esternazioni, e purtroppo non solo, se in primis a farlo è un politico. Colui che della cosa pubblica fa il suo mestiere ha il dovere di dare il buon esempio; è un principio che ormai viene dimenticato, ma che, nel mio piccolo e nel momento in cui ne ho avuto la possibilità, ho sentito a mia volta l’onere di far valere.

Detto questo, la mia iniziativa ha avuto vita breve. Dopo un’iniziale accettazione da parte del senatore, (questo grosso modo il commento al mio post: «Sono contento che lei abbia avuto modo di esprimere le sue idee sulla mia bacheca. La invito però a rispettare le mie»), il giorno dopo scopro con rammarico che il post era stato cancellato. È il mio rammarico è presto spiegato da ciò  che ho scritto in un successivo post «la sua decisione di eliminare il video che le avevo postato mi rammarica.

Era un modo per sensibilizzare tante persone che, ribadisco, in maniera totalmente acritica seguono e fanno proprie idee, giuste o sbagliate che siano, di altri. La realtà dell’immigrazione è una realtà troppo ampia, che nonCattura_1merita di essere sminuita da slogan e ipocrisie. La paura del diverso può portare all’auto-annientamento. Lei ieri rispondendo al mio messaggio ha scritto che era felice che io avessi potuto esprimere la mia idea sulla sua bacheca. E mi ha invitato a rispettare le sue. Da parte mia il rispetto c’è stato. Da parte sua, no. La saluto».

La fine della storia è questa: non solo l’On. Sen. Ulisse Di Giacomo non ha ritenuto di dover rispondere al mio messaggio, ma mi ha inappellabilmente bloccato come contatto, tant’è che, se io adesso digito il suo nome nel casellina di ricerca, il suo nome a me risulta essere inesistente.

La domanda che mi è sorta spontanea è questa: cosa avrà mai fatto infuriare così tanto il, tra le altre cose, vicepresidente della commissione straordinaria per i diritti umani?30175_119588858080834_100000891618288_114448_6411761_n

Forse l’impossibilità di riuscire a rispondere a qualcosa di diverso dalle provocazioni, o ancor peggio, dagli insulti? L’essere, forse, stato messo di fronte a qualcosa che va al di là del gioco politico? E cioè dinanzi all’idea che i diritti dell’uomo non sono merce trattabile, che con i diritti dell’uomo non si fanno slogan, che per difendere la propria dignità di essere umani quei ragazzi sono arrivati ad un gesto estremo che dovrebbe solo far vergognare noialtri, cittadini inebetiti e passivi, schiavi, noi si che siamo schiavi, di un sistema malato, di un paese in mano a farneticanti difensori dell’italianità, che occultano una sorprendentemente palese verità: noi, senza quei lavoratori che raccolgono i nostri pomodori e le nostre arance, che allevano le nostre mucche e le nostre bufale, che costruiscono le nostre case e che nelle nostre casa accudiscono i nostri nonni e i nostri genitori, che ci fanno aprire la mente perché l’incontro con “l’altro da noi” ci arricchisce più di un tesoro, saremmo finiti. Invece di urlare «dagli all’untore!», i suddetti farneticanti politici, regionali e nazionali, dovrebbero restituire la dignità a quelle persone, permettendo loro di mettersi in regola. Ma forse, non serve. Loro, i migranti, la dignità ce l’hanno intatta. È la dignità di noialtri che stiamo inesorabilmente perdendo.

 

APPROFONDIMENTI

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GUARDA IL VIDEO “Quelli della gru”

 

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