Lettera aperta a Vendola e De Magistris

Rita Pennarola scrive una lettera a cuore aperto e la indirizza a Nichi Vendola e Luigi De Magistris. “Il 14 dicembre prossimo, con l’ormai quasi certa sfiducia della Camera al governo Berlusconi, probabilmente nel carcere dell’Ucciardone e il quello di Poggioreale si brinderà, proprio come avvenne nel 1994. Sembra un paradosso, ma i fatti dimostrano che è esattamente così.”

maroniE questo non perché il premier abbia subito una mutazione genetica, ma per la semplice ragione che, gli piacesse o no, per governare ha dovuto lasciare che la Lega – ed in particolare Roberto Maroni – eseguissero fino in fondo il mandato consegnato loro dagli elettori: contrastare le mafie, per arginare l’espansione dei poteri criminali che hanno già soffocato e stanno divorando l’economia sana del Nord. 

Il vero obiettivo di coloro che hanno determinato l’altrimenti inspiegabile uscita dalla maggioranza di Fli non poteva essere – com’è del tutto evidente – riconducibile a motivi di rivalità personale tra il presidente della Camera e il capo del governo, così come di certo non piovono dal cielo i finanziamenti che terranno in vita la neonata e futuribile forza politica centrista.

Cari Vendola e De Magistris, questo Natale, nella Napoli invasa dai rifiuti, c’è qualche novità: dopo 40 anni in molti quartieri sono sparite le odiose stelle di Natale al neon accanto agli esercizi commerciali, segno di tracotanza, intimidazione e predominio degli estorsori. I negozi vendono merce alimentare di qualsiasi marca, e non solo quelle imposte dai capizona. E ce n’è un’altra: si è estremamente ridotto il numero delle esplosioni serali o notturne di fuochi d’artificio, quelle che di botto fanno tremare i vetri delle case, o saltare gli ammalati nei letti, solo per affermare le modalità di comunicazione dei diversi clan fra di loro. 

E tutto questo – cari Vendola e De Magistris, uomini di riferimento per quella parte dell’Italia in cui mi riconosco – non lo si deve solamente all’opera dei magistrati: sapete bene che per un Pino Narducci o Alessandro Milita che fanno fino in fondo il loro dovere difficile di investigatori, ci sono colleghi ignavi che archiviano, girandosi dall’altra parte. Dietro l’eccezionale impulso impresso nelle confische, nei sequestri e nel taglio drastico delle risorse economiche che alimentano la camorra, c’è stata una regia inflessibile: l’azione e la precisa volontà del ministro Maroni, cosa che peraltro gli è stata da più parti riconosciuta.
Porre fine all’esperienza del governo Berlusconi vuol dire fermare questa autentica avanzata della legalità. Nessun esecutivo aveva mai ottenuto – e, forse, cercato – risultati tanto significativi.

Da Napoli, dove il terrore è tangibile e dove forse solo ora arriva uno spiraglio di luce in fondo al tunnel delle omertà diffuse, incancrenite da decenni, io vi dico: non fermate l’azione di Roberto Maroni. Poi, se il governo resterà in carica, combattiamo tutte le sue iniquità in ogni sede e con qualsiasi mezzo. Comprese quelle, se ci sono, commesse dai leghisti. Ma lasciateci Maroni.

Da comunista italiana non pentita

Tratto da La Voce delle Voci di Dicembre 2010

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