Letta jr. meglio dello zio Gianni: apre al Presidenzialismo, la strada per portare B. al Colle

Una parte del Pd è in subbuglio dopo le dichiarazioni di apertura di Letta jr. al presidenzialismo. Nel Pdl, invece, gongolano: sanno perfettamente che questa è l’unica strada certa per portare Berlusconi al Colle. Milioni di italiani, come si è visto alle ultime politiche (e come dimostrano le adesioni all’esercito di Silvio) sarebbero pronti a tutto pur di vedere il Cav. al Quirinale. E con l’elezione diretta del Presidente della Repubblica tutto questo sarebbe possibile.

 

enrico-letta-berlusconi_presidenzialismoAnche Enrico Letta ha abbattuto l’ultimo tabù dell’elezione diretta del capo dello Stato? Non ha esplicitato il suo favore per il semipresidenzialismo. Anzi, rispondendo a una domanda sulla sua preferenza per il modello francese, il premier ha precisato che non spetta a lui indicare la forma di governo, dare indicazioni sulla riforma costituzionale. Tuttavia le parole pronunciate a Trento non sembrano lasciare molti margini alla fantasia.

L’ultima prova di elezione del capo dello Stato «è stata drammatica per la nostra democrazia. La fatica della nostra democrazia è emersa lì. Non credo potremmo più eleggere il Presidente della Repubblica in quel modo, perché assegnare questa elezione a mille persone non è più possibile».

E qui Letta si ferma, ma il Pdl subito applaude, il Pd mugugna nelle sue correnti attestate sulla difesa dell’attuale assetto parlamentare. I lettiani però frenano. Dicono che il presidente del Consiglio ha voluto solo sottolineare la «drammaticità» in cui si svolse ad aprile l’elezione del capo dello Stato, con il falò di Marini e Prodi, e infine la riconferma di Napolitano.

Letta, in sostanza, ha voluto superare ogni «approccio ideologico» alle riforme, che sono lasciate al dibattito parlamentare. Per Paola De Micheli, vicecapogruppo Pd alla Camera, il tabù del resto è stato rotto dallo stesso segretario del Pd Epifani, che non ha escluso un approdo al modello francese.

«Con tutti i bilanciamenti del caso, a cominciare dal conflitto di interessi e il rafforzamento del ruolo del Parlamento», aggiunge la stretta collaboratrice di Letta. Ma nel suo partito una parte affila le armi e annuncia maggioranze variabili. Lo ha fatto diverse volte Rosi Bindi e ieri, di fonte alle parole di Letta, anche il giovane turco Matteo Orfini.

«Le affermazioni di Letta non sono condivisibili. La terzietà della presidenza della Repubblica deve essere salvaguardata. Con la politica e le istituzioni che vivono una crisi di legittimità enorme – sostiene Orfini – l’unica istituzione immune da questa crisi è il Quirinale. Va mantenuta la Repubblica parlamentare. Sarebbe un errore politico grave stravolgerne l’impianto verso un modello plebiscitario».

matteo_orfini_pd_letta_bOrfini teme che Letta abbia aperto al semipresidenzialismo perché pensa che sia l’unica riforma possibile con il Pdl. A suo parere invece non si può e non si deve rimanere vincolati alla maggioranza di governo: «Io dico che non ci dovranno essere vincoli di maggioranza sulla riforma della Costituzione. Se ci fosse una maggioranza diversa da quella di governo non lo considererei uno scandalo».

E martedì, alla direzione del Pd, questo potrebbe essere uno dei temi. De Micheli invita non solo a non fasciarsi la testa prima del dovuto ma a leggere bene le parole di Letta quando dice che non si potrà più eleggere il Presidente della Repubblica con i mille elettori a scrutinio segreto.

«Lo stessa intenzione di superare il bicameralismo perfetto significa già modificare il sistema attuale. Sarebbe un cambiamento minimale ma verrebbero cancellati certi vizi che Letta indica». Comunque, conclude De Micheli, nel Pd si discuterà, non c’è nulla di definito, ma alla fine verrà presa una decisione a maggioranza: «Il voto sulle riforme non è un voto di coscienza».

Di tutt’altro tenore, ovviamente, le valutazioni nel Pdl che del semipresidenzialismo hanno fatto una bandiera. Gasparri ha ripresentato la proposta di legge costituzionale che il centrodestra aveva messo in campo la scorsa legislatura. E Berlusconi coglie tutte le occasioni per ribadire che questa è la strada. Attenzione alle maggioranze variabili sul terreno delle riforme, avverte il capogruppo del Senato Schifani.

epifani_commissioneIl quale, rispetto al pensiero di Letta, dice che la logica conseguenza alle sue parole è il modello francese.

«Non vedo altre alternative al modello parlamentare attuale. Quella di Letta la leggo come un’apertura al semipresidenzialismo come ha fatto Epifani. Si rompe un tabù. È un motivo in più per credere nelle riforme sostenute da questa maggioranza e governo».


LEGGI DALLA FONTE ORIGINALE – Amedeo La Mattina su LaStampa.it

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