LEGGE ELETTORALE/ Tra Porcellum, tecnocrazia e rete: partecipare per vincere

Il Porcellum ha permesso ai partiti di formare un parlamento a loro misura. Spesso per interessi particolari: di un capo o di chi, col voto di scambio, poteva salvarlo. Il sistema elettorale delle «nomine», contrario ai fondamenti del diritto e al senso stesso della democrazia, è servito a blindare il palazzo: a legiferare per conto del padrone o delle lobby che questi tutelava.

di Emanuele Trevi

parlamento_di_nominati1Bisogna appena ricordare che «le lobby» non sono «la nazione», che il parlamentare dovrebbe rappresentare secondo l’articolo 67 della Carta costituzionale. Va da sé che un nominato, e non un eletto, risponde solo all’apparato che l’ha fatto legislatore; da non confondersi sbrigativamente con la segreteria del partito o con i suoi vertici reali. Sicché è ovvio che il nominato non sia vincolato al – e dal – popolo, in nome del quale si esercita, di regola, ogni potere dello Stato.

Tradotto in pratica, il Porcellum è stato la base legale  – di là dalle responsabilità dei governi  – delle rapine, della delinquenza pubblica e dei crimini compiuti a L’Aquila dopo il terremoto del 2009; o a Genova, in occasione del G8. Parliamo, è chiaro, di reati, penali, morali o politici, di cui si è macchiato lo Stato nelle sue organizzazioni.

Strettamente connesso al Porcellum è il finanziamento pubblico ai partiti. Non serve sprecare fiumi d’inchiostro per dimostrare che, se il parlamento è nominato, Camera e Senato garantiscono, come è avvenuto, gli interessi dei forti. Anzitutto destinando milioni di euro nelle casse dei partiti, che sono lo strumento per pagare la propaganda, le campagne elettorali e i vizi di profittatori compiacenti.

Ora, però, bisogna arrivare al punto, e con molta lucidità. Se c’è qualcuno che s’è opposto agli affari privati nell’era berlusconiana, è senz’altro Antonio Di Pietro. Accusato d’essere sovversivo, ha condotto una battaglia aperta e continua contro leggi e provvedimenti ad personam, denunciando, ammonendo, manifestando, sostenendo ogni giorno le piazze e le loro istanze: lavoro, equità, giustizia.

Eppure, hanno cercato di associarlo alla casta, d’includerlo nella specie dei privilegiati o dei ladri di palazzo, inventando di tutto sul suo conto: acquisti di case con fondi pubblici, dispensa di favori ed altro. Di Pietro s’è difeso nei processi, dimostrando l’infondatezza degli addebiti. L’attacco al leader di IdV è stato violento, feroce e perpetuo.

Con l’avvento della tecnocrazia finanziaria, Di Pietro ha scelto la via dell’opposizione, consapevole che le forze ufficiali e occulte al potere hanno più mezzi e diramazioni di quelle precedenti. Più rapporti trasversali, di prossimità e dipendenza. Ha proposto manovre alternative, l’applicazione di una patrimoniale che facesse pagare ai ricchi il costo della crisi, l’abolizione del finanziamento ai partiti e, ancora, tagli alle spese inutili e dannose: province, armi, auto blu. Inascoltato, isolato, s’è preoccupato di cancellare il Porcellum, opera del leghista Roberto Calderoli, raccogliendo le firme per un referendum abrogativo, puntualmente cassato con l’argomento, di fatto, che la legge elettorale è compito del parlamento. Dunque, siamo arrivati alla fase finale. Sappiamo degli incontri, nemmeno troppo segreti, per modificarla in modo da eliminare le ali cosiddette estreme dell’opposizione al sistema, cioè Di Pietro, Vendola e Grillo.

La stessa nuova disciplina dei rimborsi elettorali avvantaggia i complici delle lobby, anche se passa come soluzione morale dell’immoralità dimostrata dal palazzo.

La questione, allora, è evitare che scompaiano quei partiti o movimenti che, pur con le loro differenze ideali e reali, costituiscono un baluardo della trasparenza, della pulizia e della legalità nell’amministrazione dello Stato. Fuori delle parti, a me pare che questo ragionamento sia sano e giusto per la sopravvivenza stessa di un corpo democratico.

Come voci critiche della rete, dobbiamo collaborare e convergere perché al Paese sia restituito il diritto vero di voto e di vita.

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