LEGGE ELETTORALE/ Per l’Ue si può cambiare a 1 anno dalle urne: Governo fuori tempo, rischio sanzione

Monti-bis o non Monti-bis? Pare che in questi giorni questo sia il dilemma. Pochi, però, hanno considerato una variabile non certo secondaria: c’è una legge elettorale da approvare. E, nel caso in cui non si ritorni al Mattarellum ma si preferisca cambiare radicalmente le carte in tavola, l’Italia – come accadde nel 2006 – potrebbe incorrere nella critica (l’ennesima) dell’Ocse: non si possono cambiare le regole a ridosso della partita. In altre parole, non si può fare della democrazia un utile per pochi.

di Carmine Gazzanni

sistema-elettoralePochi fine settimana sono stati roventi come quello appena trascorso. Prima Pierferdinando Casini, poi Gianfranco Fini, per ultimo Luca Montezemolo: tutti pronti, con i loro partiti e movimenti, a dar manforte a Mario Monti. È necessario che si ricandidi, hanno detto. “Bisogna evitare che questo governo sia una parentesi”, ha detto il Presidente della Camera. “Mario Monti è riuscito a dare agli italiani l’idea che si possa voltare pagina, affrontando un momento drammatico della nostra storia. Adesso è necessario un passaggio elettorale per consolidare il lavoro svolto e andare oltre”, ha dato seguito Montezemolo.

Gli unici a chiudere sulla possibilità di un Monti-bis – oltre ovviamente a Idv, Sel e Lega – sono stati Pdl e Pd. La situazione, però, appare decisamente più ingarbugliata di quanto non sembri. Se infatti Pierluigi Bersani non vuole, nei fatti, rinunciare a correre per il seggio di Palazzo Chigi (“Basta scorciatoie, la politica deve riprendersi il suo ruolo”), all’interno del Partito Democratico la fronda pro-Monti è ormai una realtà. Non è detto, peraltro, che non si arrivi ad una spaccatura. Il capofila Beppe Fioroni e gli altri montiani Giorgio Tonini, Enrico Morando, Marco Follini, Paolo Gentiloni, Pietro Ichino, Salvatore Vassallo e Umberto Ranieri, hanno salutato con entusiasmo la disponibilità del premier ad un suo secondo mandato: nel caso in cui la linea del partito dovesse essere diversa, secondo alcune indiscrezioni i frondisti starebbero covando anche l’idea di abbandonare il Pd ed emigrare in porti più confacenti alle proprie esigenze. In altre parole, dal moderato e responsabile Pierferdinando Casini.

{module Inchieste integrato adsense}

Musica pressappoco simile anche nel Pdl. Se infatti Angelino Alfano ha storto il naso al Monti-bis (“se Monti vuole restare a palazzo Chigi deve candidarsi”), all’interno del partito le voci sono varie. E c’è anche chi – come l’ex ministro degli Esteri Franco Frattini – vedrebbe di buon occhio il Professore anche per i prossimi sette anni, l’unico che potrebbe “fare la sintesi tra i contributi di partiti e liste che si ispirano alla sua agenda”.

Il problema vero, però, risiede in altro. Prima di correre alle elezioni bisogna cambiare legge elettorale. il punto, però, è che sebbene tutti lo urlino a gran voce, nessuno fa assolutamente nulla di concreto per portare avanti la riforma. I lavori sono fermi al Senato ormai da un mese. Quanto sta accadendo in questi giorni, allora, spiegherebbe il motivo di tanta lentezza, nonostante a fine agosto si era partiti in quarta parlando di una cambiamento necessario per il bene della democrazia italiana: la legge elettorale cambierà nel momento in cui il quadro politico sarà più chiaro. I partiti guardano al loro tornaconto piuttosto che all’interesse dei cittadini. In altre parole: appena le alleanze verranno concordate nelle segrete stanze, allora ecco che tutti torneranno a parlare di “bene della democrazia” e di una riforma che torni a ridare “potere democratico al cittadino”.

Scriveva solo ieri Tana De Zulueta su Il Fatto: “Anche l’elettore più distratto avrà capito che nessuno in Parlamento lavora per lui: il metro di misura è la propria convenienza. La spiegazione dello stallo in atto è tutta qui. A pochi mesi dalle elezioni, la cosa, infatti, non dovrebbe stupire. I partiti politici si sentono già in gara, ed ognuno pensa alla sua fondamentale ragione d’essere: la conquista del potere”.

Oramai, però, siamo fuori tempo massimo. Le regole del gioco non possono essere cambiate poco prima della partita. Ne va del senso stesso della democrazia. Soprattutto se si considera un particolare non da poco: a cambiare regole saranno gli stessi che si ripresenteranno tra sei mesi. Gli stessi. Giudici e giocatori, nessuna differenza. Successe già nel 2006 quando, poco prima dello scontro elettorale tra Berlusconi e Prodi, nacque il Porcellum di Calderoli. Cosa che, per lo stesso motivo, costò una pesante ammonizione dell’Ocse al nostro Paese. Gli osservatori elettorali dell’organizzazione invitati (per la prima volta) a verificare la conformità del voto in Italia criticarono il fatto che la nuova legge elettorale era stata adottata meno di quattro mesi prima del voto e che alcuni ulteriori cambiamenti furono introdotti solo tre mesi prima dall’apertura dei seggi. Al termine del rapporto si legge: “Il nuovo parlamento dovrebbe cercare un ampio consenso sulle eventuali modifiche alla legislazione elettorale e dovrebbe evitare di apportare modifiche poco prima delle elezioni“.

Non solo. Come ricorda ancora Tana De Zulueta, il Codice di Buona Condotta Elettorale adottato dall’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa nel 2003 raccomanda, tra le condizioni necessarie per garantire l’efficacia dei principi fondamentali della democrazia in Europa, la stabilità del diritto elettorale, “al fine di non apparire come oggetto di manipolazioni partitiche”: il tempo minimo previsto tra l’adozione di una nuova legge elettorale e il voto è un anno.

L’unica, dunque, a sette mesi dalle elezioni, sarebbe tornare al Mattarellum. Come proposto tempo fa anche dal Professor Michele Ainis, basterebbe un decreto nel quale si dica abrogato il Procellum, il Mattarellum riportato in vigore. Ma niente. Pd, Udc, Pdl e via dicendo non sono convinti. Il motivo è presto detto: col sistema uninominale previsto dalla Legge Mattarella anche i grandi leader potrebbero correre il rischio di rimanere fuori dal Parlamento. E, in periodo di forte insofferenza politica, il rischio è ancora più forte.

Insomma, sono gli interessi partitici a guidare l’azione politica. Non altro. Anche andando contro a quanto previsto dall’Unione Europea. In questo caso il motto a cui ci siamo abituati nell’ultimo periodo secondo cui ogni riforma è necessaria “perché ce lo chiede l’Europa”, non è valido. Quando di mezzo c’è il potere, non c’è Europa che tenga.

Fino al 31 dicembre 2016 puoi attivare una copertura per il rischio terremoto con sconti fino al 50%.