LEGGE ELETTORALE/ L’Italia dei Valori raccoglie 1 milione e 200 mila firme contro il Porcellum, il Governo le ignora

Chi pensava che il Porcellum fosse figlio di Calderoli e del berlusconismo si sbagliava di grosso. Anche il Pd è contrario alle preferenze, viste come “il male assoluto”. In Parlamento regna il caos più totale, dunque. In questo marasma una sola certezza: il bene democratico è, ancora una volta, messo tra parentesi. Perché, ad esempio, non si prendono in mano il milione e duecentomila firme raccolte dall’Idv per ristabilire il cosiddetto “mattarellum”?

di Antonio Acerbis

antonio_di_pietro_idv_legge_elettoraleEppure ci sono tutti gli estremi affinché il Parlamento dia voce ad un’istanza popolare con tutti i crismi del caso. Si dirà: ma la validità della raccolta firme è stata bloccata dalla Corte Costituzionale. Vero. Così come è vero, però, che la stessa Corte, nella sentenza, ha espresso la necessità che il Parlamento prenda provvedimenti al più presto per cambiare l’attuale legge elettorale. Sarebbe ovvio, dunque, che sia l’assemblea legislativa, allora, a farsi carico della volontà di ben 1,2 milioni di elettori. Sarebbe ovvio, ma non in Italia.

Il motivo? Semplice: paura. Quante potrebbero essere, infatti, le teste che cadrebbero nel caso di preferenze alle prossime politiche? Molte, non c’è dubbio. Le preferenze, insomma – o meglio la paura delle preferenze – sono lo spauracchio di questa classe dirigente. Una classe dirigente incollata su prebende, privilegi e poltrone. Una classe dimentica dell’essenza più reale della democrazia: la lotta politica sul campo, tra gli elettori. Molto meglio stare in liste bloccate. Più comodo, meno democratico.

Il parlamentare deve essere eletto, non nominato. Ne va dell’essenza stessa del sistema democratico. Quanta democrazia c’è, d’altronde, in un Paese che nei fatti non elegge il suo rappresentante? Domanda retorica. Bisogna votare, non nominare. E c’è un solo metodo affinché questo possa accadere: attraverso l’espressione diretta dell’elettore. Non ci sono altri metodi: una lista di candidati e poi la scelta (vera) dell’elettore, reale partecipe della vita democratica. Funziona ancora così, d’altronde, alle Comunali e alle Europee: basti pensare a quanto abbia significato per l’elettore (e dunque per il sistema democratico) il pazzesco exploit di Sonia Alfano e Luigi De Magistris nel 2009: scelti e votati direttamente dagli elettori.

Si dirà: il rischio, però, è che gruppi criminali e lobbies incidano sulle preferenze. Vero. Ma la non-scelta in questi casi non è tanto diversa dalla non-scelta che assicura il porcellum. Senza dimenticare un altro piccolo ma importante aspetto: il male non sta nella preferenza – come i lesti parlamentari vogliono far credere – ma nelle infiltrazioni (siano esse criminali o lobbistiche) che contaminano il sistema. Perché, allora, non guarire il vero morbo piuttosto che condannare in toto l’unico vero sistema democratico che sia concepibile? Paura. Solo paura.

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