LEGGE ELETTORALE/ Il Porcellum? Figlio degli inciuci: per il Pd la preferenza è un “male assoluto”

La chimera della legge elettorale. Se ne discute praticamente da inizio legislatura e se ne continua a discutere ancora oggi. Riusciranno i nostri “prodi” a cambiarla prima delle prossime politiche? Al momento le incognite sono tante: il Pd non vuole (inspiegabilmente) le preferenze, meglio il sistema uninominale. Una trovata che porterebbe all’esclusione dei piccoli partiti. Pdl e Lega intanto premono per una riforma costituzionale che introduca il presidenzialismo per soddisfare B. Ognuno, nella sua linea, ha il proprio tornaconto. 

di Carmine Gazzanni

berlusconi-bersani_inciuci_legge_elettorale_1Forse è uno degli argomenti più ostici quello della legge elettorale. Una cosa, però, è certa: ci eravamo illusi. Pensavamo che il palese limite del Porcelluml’impossibilità per l’elettore di esprimere una preferenza – fosse “figlio” del berlusconismo. A vedere la discussione di questi giorni in Parlamento non è proprio così. Anna Finocchiaro: “Il Pd vuole che i cittadini scelgano gli eletti, ma se qualcuno vuole una legge elettorale con le preferenze sappia che non siamo disponibili”. Dario Franceschini: “Le preferenze sono belle da dire e drammatiche da applicare ed hanno un costo elevatissimo”. Il giurista e senatore democratico Stefano Ceccanti: “Il voto di preferenza deve essere escluso come un male assoluto”. Tanto basta a chiarire la linea del Partito Democratico: no alle preferenze. Molto meglio i collegi uninominali, dicono.

Con tutte le conseguenze che questi comportano. Chiariamo. Il sistema uninominale, come molti sapranno, prevede la formazione di tanti collegi quanti sono i seggi a disposizione e ad essere eletto sarà semplicemente chi avrà ricevuto più voti. Ammettiamo che il Pd convoli ufficialmente a nozze con l’Udc. A rimanere esclusi – o comunque con una presenza fortemente limitata – saranno forze come l’Idv, Sel e Movimento 5 Stelle. Antonio Di Pietro, non a caso, ha parlato di “una legge ad personam che si stanno organizzando nelle segrete stanze e non all’interno dell’aula parlamentare”, “uno squallido tentativo da parte dei partiti presenti in Parlamento di farsi una legge elettorale a uso e consumo finalizzata non a permettere ai cittadini di poter scegliere liberamente chi mandare in parlamento e chi mandare a casa, ma di potersi precostituire posti e prebende con una legge elettorale che escluda gli estremi che danno fastidio, quello che poi si chiama democrazia, e includa invece i vecchi tromboni di un tempo e di sempre”. Il rischio è proprio questo: che si formi una larga coalizione (Pd e Terzo Polo) con una forte esclusione di quei partiti che – diciamo così – potrebbero dar fastidio.

È realmente questo l’intento del Partito Democratico? Non lo sappiamo. Fatto sta che certamente lascia sorpresi che la forza perno del centrosinistra si opponga al ripristino della preferenza. Tant’è che già i primi segnali di allarme sono arrivati: basti visitare la pagina facebook del partito. Le critiche alla posizione dei democratici non si contano. E allora di nuovo la domanda: perché questo niet alle preferenze? Paura. Il ripristino delle preferenze di fatto potrebbe condannare o ridurre sensibilmente partiti che oggi ricoprono un ruolo centrale. Molto meglio il sistema uninominale allora che, come detto, garantisce l’esclusione dei partiti più piccoli.

Insomma, in questo momento è meglio non rischiare. Meglio pensare al proprio tornaconto. Come Bersani, così il Pdl. Il partito di Alfano, infatti, non sta con le mani in mano e, tra le promesse un po’ svitate del ritorno del Cav e il riavvicinamento della Lega, il Pdl può giocarsi le sue carte che – è bene sottolinearlo – potrebbero essere anche determinanti. Riflettiamo su un aspetto: l’iter di discussione comincerà tra una decina di giorni al Senato. Niente di male. Ma a voler avanzare una lettura maliziosa, si potrebbe anche pensare che Schifani si sia in qualche modo impuntato affinchè i lavori cominciassero a Palazzo Madama perché qui Pdl e Lega, tornati uniti sulla discussione elettorale, hanno i numeri dalla loro parte. Potrebbero, insomma, far valere i loro interessi che non è detto mirino ad una conferma del Porcellum nella sua sostanzialità.

Non bisogna sottovalutare, dunque, il rinato asse tra i due partiti di centrodestra che hanno trovato nuova linfa proprio sulla legge elettorale. Con un risultato già raggiunto: il 17 luglio, sempre a Palazzo Madama, comincerà anche la discussione sulla riforma costituzionale che potrebbe introdurre il presidenzialismo. Un modo, questo, per accontentare il Cav nel suo desiderio di salire al Colle: vorrebbe dire immunità senza più reali preoccupazioni e compiti politici.

Fino al 31 dicembre 2016 puoi attivare una copertura per il rischio terremoto con sconti fino al 50%.