LEGGE ELETTORALE/ ABC, Porcellum o Super Porcellum sempre di porcata si tratta

Vuoi vedere che a forza di litigare finisce a schifìu? Scommetti che, fra proporzionale, sbarramento, oscillazioni di Vendola, il ritorno di Berlusconi e i casini di Bersani, rimane il Porcellum? Siamo al 6 agosto, a. D. 2012. Tentiamo una profezia, a prescindere da mago Monti.

di Emanuele Trevi

Porcellum_Vignetta_di_Bertelli1Di nuova legge elettorale si parla dall’anno scorso, quando il solito Di Pietro, invece che pensare alla tintarella o al bagno in mare, raccoglieva le firme per abrogare la “maialata” di Calderoli.

Tra una spiaggia e l’altra, nell’afa torrida dell’estate, Il solito andava come un matto; avversando le “nomine” nelle segreterie dei partiti, responsabili dell’attuale parlamento di inquisiti, imputati, amici della ‘ndrangheta, della camorra o della mafia sicula. Allora, Bersani dichiarò: “Noi siamo amichevoli verso la raccolta di firme per il referendum e contiamo di arrivare a un momento nel quale questo tema verrà pronunciato da loro non in chiave tattica ma vera”.

Di firme il solito Di Pietro ne prese talmente tante che non stavano in due furgoni: oltre un milione in totale, con l’aiuto di Sel e soggetti vari. Nel giugno del 2011, isolato a lungo dai compagni di D’Alema, che non mossero un dito perché con le amministrative si votassero i quesiti su nucleare, acqua e legittimo impedimento, il solito Di Pietro commentò così l’enorme successo della battaglia referendaria, condotta in prima linea: “È una vittoria dei comitati”.

Nel gennaio scorso, il referendum contro il Porcellum fu bocciato dalla Corte Costituzionale e la palla passò ai partiti. Nelle more, s’era già insediato il governo tecnico, presieduto dall’Uomo di Napolitano. Il solito Di Pietro insistette sul parlamento pulito, utopia condivisa da Beppe Grillo. Ora, se vuoi pulito il parlamento devi stabilire limiti oggettivi alle candidature, escludendo i condannati. Il solito Di Pietro l’ha proposto fino a sgolarsi, sempre isolato come per i referenda. Qualcuno ha fatto orecchio da mercante, altri hanno pensato alle questioni del “senso di responsabilità”, che vuol dire appoggio meccanico ai tagli di vite del consiglio dei banchieri. Bersani s’è avvitato su Casini, e questi, come ha ricordato Mario Sechi, direttore di Il Tempo, “s’è incollato a Monti come una cozza”.

Angelo Panebianco inquadra sul Corriere della Sera di oggi il ruolo che Casini potrebbe giocare, cioè quello del democratico cristiano che zompa da una parte all’altra, approfittando dell’instabilità d’una maggioranza su base proporzionale. A sinistra o a destra, l’importante è stare al centro, essere l’ago della bilancia. Una lunga tradizione di Dc, che ha in Mastella il più recente,  tronfio trasformista: il fautore della caduta del governo Prodi, poi ripagato con l’accoglienza nelle scuderie del sovrano di Arcore.

Bersani ha una certa, evidente allergia alle preferenze, mentre gli altri due del trio, Alfano e Casini, suoi compagni di merende in rendez-vous sulla legge elettorale, tentano di escludere i rompipalle come il solito Di Pietro, con stratagemmi di ragioneria elettorale. Siccome non ci riusciranno, perché gli italiani dalla coscienza vigile hanno capito i giochini di palazzo, la tireranno per le lunghe, portandoci alle elezioni col Porcellum.

Allora il solito Di Pietro prenderà un botto di voti, perché agli italiani saranno chiare le rispettive posizioni.

Perciò saranno dolori: pianto e stridor di denti per i disonorevoli che adesso scaldano il culo sulla poltrona e, pur di restare nel palazzo dei miracoli, negano la Trattativa Stato-mafia, dicono che nulla si può chiedere al Capo dello Stato e abbandonano i lavoratori nel tritacarne del capitalismo.

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