LEGA NORD/ Bossi vs Maroni: liste ed epurazioni dal sapore fascista

di Carmine Gazzanni

Nessuno, all’inizio di questa legislatura, avrebbe mai pensato che anche la Lega Nord, uno dei partiti considerati più granitici all’interno del Parlamento, dopo momenti di gloriosa crescita di elettorato, dopo essere stato considerato più o meno da tutti l’ago della bilancia dell’attuale Governo, avrebbe vissuto una vera e propria faida interna tra le diverse correnti che si sono venute a creare. La questione, infatti, è ben più ingarbugliata di quanto si possa credere, e, soprattutto, gli scenari sembrerebbero decisamente imprevedibili. Ma una cosa è certa: non promettono nulla di buono.

Il Ministro Maroni e Umberto BossiCerchiamo, allora, di sbrogliare i fili della matassa. E, per farlo, partiamo da quella che oggi tutti considerano la goccia che il vaso già colmo, al fin fece tracimare. Stiamo parlando di quanto accaduto all’ormai famoso Congresso di Varese durante il quale si sarebbe dovuto eleggere il segretario del direttivo provinciale. Come sappiamo, a giochi fatti, Raffaele Canton è stato nominato (e non eletto) manu militari. Perché gradito a Bossi e a quello che è noto essere il cerchio magico. La rottura interna, a questo punto, sebbene in realtà già esistente e già espressasi in passato, è diventata palese anche ai peggiori orbi: quei tesserati che non hanno smesso un secondo di urlare “vo-to, vo-to”, quelle facce spaesate e lugubri all’uscita del congresso, quel clima intimidatorio verso chiunque non digerisse quella decisione dall’alto, quello stesso Bossi, mai visto così perso tra i suoi stessi padani. È impossibile non ammetterlo: qualcosa sta cambiando, qualcosa è in fermento, Bossi non è più leader indiscusso di un partito che, ora, comincia pesantemente a scricchiolare.

È difficile districarsi all’interno della Lega, tra le sue correnti, soprattutto perché tutti cercano in ogni modo di non far trapelare alcuna rottura. Ma, nonostante Maroni dica che Bossi è e resterà ancora a lungo leader del Carroccio, nonostante Rosy Mauro dichiari che non c’è alcuna spaccatura con il Ministro degli Interni, oramai tra il vecchio leader malato e Bobo è guerra aperta. Gli schieramenti in lotta, infatti, ad oggi sono più che definiti. Accanto al Ministro degli Interni troviamo persone di spicco come l’europarlamentare Matteo Salvini, il consigliere regionale lombardo Davide Boni, i sindaci di Varese e Verona, Fontana e Tosi, e ancora il sottosegretario all’Economia e segretario della Lega lombarda, Giancarlo Giorgetti. Dall’altra parte del fronte, il cerchio magico, così definito perché, a quanto pare, i membri hanno creato un  vero e proprio ‘cerchio’ che di fatto rende inavvicinabile Umberto Bossi. Ne fanno parte innanzitutto il capogruppo alla Camera Marco Reguzzoni, poi la vicepresidente del Senato Rosy Mauro, il presidente dei senatori leghisti Federico Bricolo. Indiscrezioni, tuttavia, testimoniano che un ruolo centrale nei cerchiomagisti sia giocato dalla moglie del senatùr, Manuela Marrone. Le fonti di Infiltrato.it, non a caso, rivelano che, da quando il peso di Maroni all’interno del partito è diventato una certezza, la Marrone stia cercando (riuscendoci) di creare un muro tra questi e suo marito, perché preoccupata da una possibile estromissione dal partito di suo figlio Renzo. Insomma la signora Bossi vuole il Trota leader futuro del partito e nessuno deve poterle mettere i bastoni (o, meglio, i maroni) tra le ruote. Sono solo voci, ma, sembrerebbe, molto insistenti.

D’altronde quanto accaduto a Varese certamente non è stato il primo segnale che testimonia la presenza di correnti che cominciano a spaventare il senatùr (il primo segnale c’era stato già a Pontida il giugno scorso, quando la folla mostrò lo striscione con su scritto “Maroni Presidente del Consiglio”). Né certamente sarà l’ultimo. Le fonti che Infiltrato.it è riuscito a contattare confermano le indiscrezioni secondo cui esisterebbe una vera e propria “lista nera”, una lista su cui comparirebbero i nomi di politici e tesserati scomodi al vertice del partito. Sarebbero più di cinquanta (dunque non 47 come dichiarato da diversi quotidiani) gli uomini e le donne di Varese  e provincia “selezionate” dal cerchio magico. Chiaramente, sono tutte persone vicino al Ministro Roberto Maroni: si va, solo per citarne alcuni, dal primo cittadino varesino Attilio Fontana, all’ex segretario Stefano Candiani, passando per il sindaco di Buguggiate Alessandro Vendiani.

Ma il faccia a faccia tra maroniani e bossiani non termina certo qui. Sembra si stia ricorrendo anche al web per attaccare l’altra parte. Basti pensare al misterioso blog “Velina Verde” (“La Velina Verde – è scritto sul sito – è una pagina di informazione per tornare alle origini della Lega Nord. A quella dura e pura di Bossi”) che ogni giorno attacca uomini vicini a Maroni, sebbene non si sappia da chi sia gestito (c’è chi però scommette ci sia lo zampino dei cerchiomagisti). Ma anche il Ministro degli Interni si serve di una rivista per raccogliere gli umori di tutti i leghisti vicini al suo revisionismo interno. Stiamo parlando di “Terra Insubre”, non a caso al nel mirino, non solo del blog “Velina Verde”, ma anche degli stessi bossiani: secondo alcune indiscrezioni pare che il nuovo segretario nominato d’imperio, Canton, come suo primo atto ha inviato a tutte le sezioni la circolare che vieta la doppia iscrizione alla Lega e a “Terra Insubre”. Un esplicito atto di guerra contro i maroniani.

Ma la lotta interna certamente non è circoscritta soltanto al Varesotto: il malumore, forte, che si respira qui è simbolo e sintomo di un malumore ben più marcato e  senz’altro più decisivo. Il clima è teso sezione per sezione, congresso per congresso. A Verona, ad esempio, è oramai guerra aperta tra uno dei maroniani più illustri, il sindaco Tosi, e il segretario veneto Giancarlo Gobbo. Nel mantovano, ancora, è successo l’inverosimile: qui il peso del maroniano Giovanni Fava è assoluto; quando Fava ha sospeso il segretario del capoluogo, perché critico verso di lui, si sono alzati cori di protesta da arte degli iscritti. L’epurazione è stata immediata: tutti coloro che hanno osato protestare, compresa la vicesindaco che è saltata, sono stati declassati da militanti a sostenitori (in pratica, senza più diritto di voto). L’appuntamento che ora spaventa un po’ tutti i leghisti per come potrebbe evolvere e soprattutto visti i precedenti, è il congresso della Lega lombarda: segretario ad oggi è il maroniano Giancarlo Giorgetti (anche presidente della commissione Bilancio di Montecitorio) che già si è visto minacciare di commissariamento dall’acerrimo nemico, il cerchiomagista Reguzzoni.

Non sorprende, allora, l’ipotesi, avanzata alcuni giorni fa da L’Unità e che trova conferma negli ambienti leghisti del Varesotto da noi contattati, secondo cui, accanto alla lista di cui abbiamo parlato, ce ne sarebbe un’altra. Una sorta di black list nazionale, ai livelli che contano. Scrive Andrea Carugati: “un foglietto con sopra scritti i nomi di 12 deputati vicinissimi a Maroni, con una indicazione precisa: non vanno ricandidati. Al gruppo leghista a Montecitorio non si parla d’altro. La lista, secondo fonti maroniane, sarebbe stata compilata dal capogruppo Reguzzoni, uomo di punta del cosiddetto Cerchio magico e “bestia nera” degli uomini più vicini al ministro dell’Interno”. Tra i nomi uomini di spicco come il già citato Giacomo Giorgetti, Giacomo Stucchi, maroniano il cui nome è stato avanzato più volte per una possibile sostituzione alla Camera con lo stesso Reguzzoni. E ancora, tra i leghisti illustri, il veronese Matteo Bragantini, Flavio Tosi e il segretario della Lega in Romagna Gianluca Pini. Il diktat pare essere chiaro: gli uomini in lista non saranno ricandidati e, per ora, dovranno stare lontani da talk show e televisioni perché “poco ortodossi rispetto alla linea del Capo, a partire dall’auspicio, di cui si è fatto portavoce a più riprese il “falco” Flavio Tosi, di un passo indietro del Cavaliere”. La Lega, insomma, si tinge sempre più di nero. Un nero decisamente fascista.

 

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