L’EDITORIALE/ “C’entra Zuckerberg coi giochetti dei servi di partito? Chiediamoglielo in massa”

Di Tommaso Nelli ha scritto giovedì “Sette”, supplemento del Corriere della Sera. Tommaso, giovane brillante, s’è appena laureato in giornalismo d’inchiesta con una tesi di ricerca sul caso di Emanuela Orlandi, scomparsa misteriosamente nel 1983, a 15 anni. A riguardo, l’interesse del Corriere indica che la stampa non si distrae di rito, come invece si legge spesso in rete, e che nel giornalismo esiste ancora passione e mestiere, nonostante l’oligopolio nell’editoria italiana.

di Emiliano Morrone

facebook_Tommaso collabora anche, e soprattutto, con L’Infiltrato, che sta crescendo. In termini di visite, contenuti e impatto. Ad oggi, su Facebook non è possibile condividere i nostri pezzi, malgrado i tanti messaggi inviati da lettori e simpatizzanti al social network. Il blocco è avvenuto nei giorni scorsi, subito dopo la pubblicazione d’un articolo su manovre politiche nel Pdl molisano, incapace di liberarsi del governatore regionale Michele Iorio, commissario straordinario di se stesso. L’ennesimo paradosso del berlusconismo.

In pochi mesi di attività, dopo minacce grottesche per telefono e a voce, questa censura su Facebook è l’episodio più grave che ci sia capitato. Grave perché nessuno, al di fuori della giustizia, può decidere che cosa è offensivo e che cosa lecito; nella fattispecie l’“oscuramento” è avvenuto con mere segnalazioni di parte. Grave perché, in regime di regime, il potere già controlla, e abusivamente, gli spazi tipici d’informazione, pubblici e privati. Grave perché tocca in profondità il diritto di cronaca e la libertà di pensiero. Grave perché, reale, colpisce un gruppo di ragazzi senza padrone che usano le proprie risorse e il proprio tempo, non ricavando un centesimo. Grave perché, nell’anarchia – non so quanto apparente – di Facebook, si può fermare sic et simpliciter l’informazione e non l’idiozia galoppante, così cadendo in evidente contraddizione il suo fondatore e i soci ideologi.

Se tutto ciò è vero, condiviso e significativo, chiedo a chi ci segue di domandare spiegazioni al miliardario Zuckerberg. Insieme a noi, pubblicando questa nota in rete ovunque sia possibile e inserendola su Facebook. Ci dica Zuckerberg come funziona il suo social, al di là di note e postille che compaiono all’iscrizione. Soprattutto perché Zuckerberg possiede i nostri dati, e non può cavarsela col silenzio del ricco impegnato.


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