L’EDITORIALE/ Napoli: guardare l’orizzonte, tendere alla meta

A volte, tutto è così chiaro da non essere colto. Accade, intanto, in politica. Dove, dicitur, equilibri e artefici sono fissi, perpetui. A Napoli, che è la prima città del grande Sud, immenso per drammi e risorse, sta avvenendo qualcosa d’irripetibile. Lo scrivo con cognizione di causa: ho visto e annotato.

di Emiliano Morrone

napoli_orizzonte_metaC’è, tra gomorre e mondezza, di là dagli stereotipi, un popolo indignato che va reagendo. In modo concreto, autentico. Con un’idea di futuro, una visione del mondo, del territorio, del bene comune. Un entusiasmo e flusso imprevedibili, impensabili. Scevri da personalismi e mitologie della politica.

Un popolo che non vuole più i favori, non sopporta i ricatti della Casta, non abbocca al marketing politico: la tinta della libertà nei manifesti elettorali e gli slogan con futurismi linguistici offensivi, prima che vuoti.

Un popolo che si distingue, che difende con orgoglio la propria città e dignità, che ha capito la logica dei rapporti di forza e l’obbligo d’intervenire, entrandoci, nelle dinamiche pubbliche. Perché ogni cosa è politica; in particolare al Sud, mai abbastanza raccontato.

C’è anche un popolo di profittatori, o coscienze che hanno rinunciato al controllo della PA, preferendo delegare agli uomini d’affari e ai loro apparati; causa il paradigma berlusconiano, fallace, del miliardario che organizza staff e Stato.

Così, l’ultima chiamata alle urne si caratterizza per l’incrociarsi di due grandi questioni: quella Meridionale – che Berlusconi non ha mai voluto risolvere, compresso tra Dell’Utri, Cuffaro e Ciancimino figlio – e quella Settentrionale, dell’impresa tradita dalle ossessioni personali del premier, da una Lega bifronte, bugiarda, incapace d’autonomia.

La situazione è questa, a 150 anni dall’Unità d’Italia. E il rischio è che non si colga nella sua portata, visto l’appiattimento culturale prodotto da una tv piegata e funzionale al potere.

Si vota a Milano e a Napoli, due luoghi rappresentativi della polarizzazione sociale del Paese; omogeneo, invece, per immoralità a palazzo, sublimazione nella truffa e, soprattutto, pil (prodotto intero lurido) della ‘ndrangheta.

Il voto a Napoli, però, è più significativo. La metropoli è un set: lì non sai più che cosa è reale e che cosa è cinema. Nell’era della finanza creativa e della cinesizzazione dell’esistenza, Napoli ha smarrito la sua levatura culturale. Nonostante Benedetto Croce e Gennaro Marotta, che pure continuano a illuminare.

Si parla quasi solo di Milano perché «c’è la borsa, l’Expo», i quattrini e la mano di Cosa nuova. Ma, in un discorso politico nazionale, non si può omettere che a Napoli si concentra un sistema di clientele e subordinazione strutturato dalla camorra; per i suoi utili, in alleanza col versante dei Cosentino e dei Bassolino, trasversali e associati. Non c’è alcuna contrapposizione – se non mediatica, e patetica – tra i potentati riconducibili a Berlusconi e quelli legati al boss del Pd istrione della politica campana, a Napoli ancora sindaco reale.

L’orrore e il fetore – della spazzatura e del degrado – sono gli strumenti con cui la camorra produce rassegnazione e l’idea, del resto diffusa in tutto il Mezzogiorno, che «non ci sta niente da fare». Qui la ragione della passività delle masse, della cieca aspettativa su personaggi del circuito imprenditoriale, creduti collocatori. A Sud permane il familismo, e va sconfitta definitivamente la convinzione che l’utile personale, il posto, si debba preferire al rilancio pubblico, il solo a garantire autonomia economica e quindi libertà.

Il voto napoletano non interessa solo la città. Berlusconi ha il suo centro finanziario a Milano, ma il processore strategico è proprio a Napoli, vista la debolezza di Dell’Utri e gli sviluppi delle inchieste siciliane sulla «trattativa».

Napoli è fondamentale per il presidente del Consiglio, e l’eventuale affermazione del suo candidato a sindaco confermerebbe l’efficacia del metodo commerciale che ha utilizzato: proiettare il miraggio dell’occupazione e il modello della felicità allo scopo d’impoverire il Paese, intanto nell’anima, distruggendone memoria, storia ed espressioni.

Napoli non glielo permetterà. E saprà essere unita, mantenendo l’obiettivo e rifiutando le regalie, misere, dei camorristi in abito blu.

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