L’EDITORIALE/ Mi piace: clic, tag, Agende rosse, culi e poesia. Una scelta di campo

«Mi piace» tutto. L’elenco puntuale di Travaglio e la barzelletta di Berlusconi, la memoria di Vittorio Arrigoni e l’impennata verbale di Scilipoti. «Mi piace» la torta in gif su Facebook e la faccia furiosa di Cicchitto, lo sguardo ammaliante di Ruby e lo scienziato di Viterbo. «Mi piace» la riflessione del collega Biagio Simonetta sulla morte d’un ragazzo a Cosenza, Sud, e la ricetta della Clerici con stacchetto musicale per dementi. «Mi piace» il culo della sconosciuta in primo piano, vicino alla moto di Valentino

di Emiliano Morrone

mi_piace….e il gruppo di meditazione dedicato al mistico Vallauri. Mi piace Il grande silenzio di Philip Gröning e la corsa di Valerio Staffelli col tapiro in mano. «Mi piace» l’ampollosità di Vendola e il discorso insindacabile di Tremonti. «Mi piace» il monologo di Saviano e il romanzo degli sbarbati, di Fabio Volo. «Mi piace» Celentano rock e Veronesi sulla dignità della donna, immune al nucleare. «Mi piace» De Andrè, «mi piace» Fabri Fibra. «Mi piace» il presidente Napolitano e il cattolicesimo del rubicondo Calderoli. «Mi piace» Salvatore Borsellino e «mi piace» Brooke Logan. «Mi piace» Peter Brook, «mi piace» Paolo Limiti.

Infine, non «mi piace» nessuno. Giro in rete come scemo e il tempo scorre fra clic e tag, link e post. Ho una pagina del cazzeggio, due, tre, una lista fitta. L’Italia, in cui vivo, s’impoverisce nell’anima e nel corpo, nella mente e nello spirito. E io fingo di partecipare alla, per citare un pesce lesso della politica, «costruzione democratica dell’alternativa». Mentre D’Alema veleggia fiero all’orizzonte.

Seguo l’antimafia e non ne intendo l’importanza. Non capisco che la rivoluzione è culturale. Ho una maglia di Guevara e la penna senza inchiostro. Ma posso leggere un libro, se resisto al mal di mare. Si chiama Da molto lontano, Aletti Editore. Breve, ricco.

La volontà, È primavera e Padroni di nulla? sono i titoli di tre canti, nel volume, che rinviano a un impegno concreto e possibile. Un impegno civile e sociale che nasce da dentro; ché la poesia, in rima o sciolta, ha il potere di passare il limite della coscienza. Molto più del ragionamento, forbito, argomentato, passionale.

La poesia, e specialmente quella dell’autore, Leda Berritta, è forse, anzitutto, la «descrizione di un attimo», come nel fortunato brano dei Tiromancino. Di un istante che, ripetono i buddisti, unisce e contiene tutti gli altri. Ed è da lì, se il virtuale, palmare, non inibisce l’immaginazione e l’utopia, che può partire il nuovo corso. Forse, per il singolo, la «Terza Età» dell’abate di Fiore. Il quale «mi piace» veramente.

 

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