L’EDITORIALE/ Grillo dentro Berlusconi, ma la Politica è progetto

Grillo indica la via della modernità, che sarebbe una rivoluzione in rete propulsa a insulti e storpiature lessicali; senza una direzione ideale, culturale e politica. Una sorta di tecnocrazia elitaria, in cui s’afferma chi conosce meglio applicazioni e logiche del web. A pensarci bene, anche considerando l’ipertrofia nel produrre e diffondere contenuti screditanti, si tratta della versione su Internet della «macchina del fango» berlusconiana. Né più né meno.

di Emiliano Morrone

grillo_berlusconiLa politica italiana vive del giuoco mediatico. Ne serva gli elementi fondativi: il linguaggio, la finzione e l’oblio della memoria, prima che l’oscuramento della verità.

Oggi Mastella si propone sindaco di Napoli, proclamandosi vittima d’una giustizia interessata che – incalza – l’ha distrutto come ministro (della Giustizia), come politico e come uomo. Tuttavia, pochi ricordano che fu tra i berluscones e, per restare a galla, v’è tornato senza scrupolo.

In un’Italia assuefatta, gli elettori non chiedono più il conto. Il punto è proprio questo: passare da destra a sinistra, e viceversa, è affare personale, legittimato dalla nostra indifferenza, viltà e rassegnazione. Non c’entrano modelli, prospettive, orizzonti della politica. L’ha confermato la scelta del tandem Razzi-Scilipoti, ex IdV; adesso pentiti, pare, d’aver salvato il Cavaliere lo scorso 14 dicembre, giorno della fiducia al governo. Di recente, Antonio Razzi ha rilasciato un’intervista, lamentando la mancata assegnazione, per sé o per «Mimmo Scilipoti», d’un incarico nell’esecutivo, malgrado le promesse ricevute.

È un’ovvietà, in generale il parlamentare non rinuncia alle sostanze e ai privilegi del mandato, sicché pensa a sé, alla prossima candidatura. Se non è possibile, cerca una sistemazione alternativa, s’adopera per ottenerla, in un cda od ufficio d’apparato.

Il pensiero comune, però, non può radicalizzarsi. Beppe Grillo ha prodotto, vittima del suo personaggio e degli adepti, un odio viscerale per la politica come luogo di risoluzione dei conflitti. Se n’è accorto, ne è consapevole o ci marcia? Sa d’avere una responsabilità, precisa e grave, pur non occupando una poltrona? Sa che è soprattutto colpa sua, se molti, a partire dai giovani, ritengono un virus letale la candidatura e/o la militanza politica?

Rinato sul web come profeta del cambiamento dalla base, Grillo spara su tutto e su tutti, alimentando la convinzione che nessuno, se a palazzo, è persona degna, politico credibile. Grillo predica una democrazia partecipativa rimanendone l’ordinatore, il leader che esalta e addensa il malcontento popolare, eccita l’inconscio collettivo e stabilisce modalità e priorità d’azione. Grillo indica la via della modernità, che sarebbe una rivoluzione in rete propulsa a insulti e storpiature lessicali; senza una direzione ideale, culturale e politica. Una sorta di tecnocrazia elitaria, in cui s’afferma chi conosce meglio applicazioni e logiche del web. A pensarci bene, anche considerando l’ipertrofia nel produrre e diffondere contenuti screditanti, si tratta della versione su Internet della «macchina del fango» berlusconiana. Né più né meno. Col vantaggio che quanto cammina in rete è molto più incontrollabile rispetto alle alterazioni di certa stampa nelle mani di Berlusconi od altri.

Come migliorare lo Stato ripudiandone le istituzioni? Chi le rappresenta è a prescindere – come Grillo vomita – un criminale, un ladro, un vecchio, un opportunista?

Che la democrazia italiana soffra è palese; però nulla si può trasformare, se non all’interno delle sedi in cui si esercita il potere. Vanno cambiati gli uomini, ma con giudizio: il valore umano, morale, intellettuale e politico non può dipendere dall’esposizione ed esibizione sul web. Che resta un mezzo validissimo, se usato con senso critico.

Ancora, Grillo possiede la verità, anzi la incarna, ne è l’essenza: il suo verbo è legge, «ipse dixit». Grillo è la vita: chi mangia della sua carne – cioè chi si ciba della sua parola, debole, se non urlata e offensiva – vivrà in eterno; in primo luogo il sistema, nella sua teologia giovannea 2.0.

La cultura del leader, imposta dal Cavaliere, sopravvive anche in Internet. Anzi, lì s’espande molto meglio, in modo inarrestabile. Ci si dovrebbe chiedere se questa è un’anomalia italiana: se nel Belpaese siamo talmente succubi del paradigma berlusconiano, di cui Ruby è soltanto l’ennesimo dettaglio, da non saperne prescindere.

La politica non si può fondare sui fatti in quanto tali, ma sulla loro comprensione nel contesto. Giacché i fatti, isolati e manipolati, fuori, cioè, d’una visione d’insieme, dicono nulla. Se uno preda, io lo riprovo e me ne guardo. Ma m’importa capire perché e per chi ruba, viola, abusa.

Da utopista, continuo a pensare che la politica è per eccellenza la dimensione del progetto; che il giudizio popolare deve avvenire sulla visione del mondo e della vita espressa da ciascun candidato, partito, movimento, polo.

Da realista, osservo che la destra persegue, unitaria, l’interesse personale. Mentre la sinistra, spesso contigua alle lobby finanziarie ed industriali, continua a frazionarsi, non vuole rinnovarsi e a non sa porre – benché sconfitta nel suo specifico – la prima, storica questione dell’Italia, quella culturale e morale.


Fino al 31 dicembre 2016 puoi attivare una copertura per il rischio terremoto con sconti fino al 50%.