Le tentazioni verso Fli – Fini Scorciatoie

Il centro sinitra, che ha da tempo smarrito la strada maestra, nella logica delle pratiche consociative e incapace di fare altro, guarda al movimento di Gianfranco Fini. In questo corsivo al vetriolo, Imposimato spiega le insidie dietro l’angolo.

dalema-bersani-largeI provvedimenti presi a favore dei ceti privilegiati e delle banche, con condoni a ripetizione e depenalizzazione di reati gravissimi, come il falso in bilancio, e la mancata approvazione della Convenzione di Strasburgo sulla corruzione, il perpetuarsi della strategia degli appalti di grandi opere pubbliche che costano dieci volte piu’ di quello che dovrebbero costare, come il ponte sullo stretto di Messina, hanno avvantaggiato ancora di piu’ i piu’ ricchi e i parassiti corrotti, a danno di un esercito di disoccupati, sottoccupati e precari che vivono in condizioni di poverta’ e di bisogno. Tutto questo provoca la riprovazione della maggioranza dei cittadini, che pero’ non sembrano orientati verso i partiti della sinistra, incapaci di elaborare un programma che si ispiri ai principi della Costituzione sulla dignita’ del lavoro e sui redditi sociali. L’articolo piu’ importante – il numero 4 – stabilisce che «la Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto». Ma i provvedimenti del governo vanno nella direzione opposta, specie nella scuola e nel lavoro dei metalmeccanici e in altri settori che riguardano le piccole e medie imprese, schiacciate dalla prepotenza di lobbies protette dalla “protezione civile”, vera e propria fonte di corruzione e di sperpero del pubblico denaro.

Io credo che la sola scelta per risolvere il problema della disoccupazione sia quella di ridurre la giornata lavorativa e distribuire il lavoro tra tutti, come e’ stato fatto in due paesi dell’Europa, Francia e Germania, dove la settimana (lavorativa) e’ di 35 ore. Per questo obiettivo, gli italiani sarebbero disposti a sopportare sacrifici. E dovranno farli specialmente coloro che non hanno subito le conseguenze della politica di restrizioni varata da Giulio Tremonti, come ha giustamente affermato Eugenio Scalfari sulle colonne di Repubblica, lamentando che persone col reddito di ministri – come il titolare del Tesoro – non sono stati toccati affatto, cosi’ come i manager di Stato e i banchieri.
Nel frattempo la disinformazione dilaga. Una narcosi collettiva emana dai vari programmi tivvu’ sapientemente guidati, che sviano l’opinione pubblica. Programmi che inculcano sistematicamente nei giovani un atteggiamento di adorazione per il successo futile a scapito dell’etica del sacrificio e della responsabilita’. Il concorso di miss Italia, i programmi quiz a premi, gli inutili dibattiti televisivi tra esponenti della maggioranza e della (finta) opposizione guidati da Bruno Vespa e altri mezzibusti scelti dal “maggiordomo” Augusto Minzolini, danno l’impressione che la par condicio sia rispettata: mentre al contrario siamo in presenza della propaganda unica del potere, con un riformatore imperiale che puòconsentirsi qualunque cosa. Si avvertono i segni di una crisi irreversibile, di cui non si vede lo sbocco.

Il PD ha deluso per l’inconsistenza del suo programma, l’ambiguita’ nelle politiche sociali e il modesto livello di personaggi scelti finora come candidati alle primarie. Ma anche per la debolezza del suo leader, Pierluigi Bersani, apparso inadeguato e privo di carisma. Massimo D’Alema ci fa sapere che Silvio Berlusconi e’ pericoloso, dimenticando di avercelo regalato proprio lui, dichiarando la legittimità della sua elezione. Una parte cospicua della vecchia Dc lascia Pierferdinando Casini e si schiera col premier, pressato da Umberto Bossi per il federalismo fiscale.
Il programma di Bersani appare poca cosa, evanescente e pieno di luoghi comuni, oltre che omissivo su aspetti importanti come la difesa dello Stato di diritto, la lotta alle mafie ed alla corruzione, che dilaga. La Convenzione di Strasburgo sulla corruzione non e’ stata approvata dal Pdl, ma non fu approvata neppure dai governi di centro sinistra. Le battaglie per conoscere la verita’ sulle stragi del 1992 languono anche sul versante del centro sinistra, che non riesce neanche a trarre vantaggi dal momento piu’ basso del berlusconismo. Il dato allarmante e’ che il PD non ha saputo capitalizzare tre anni di malgoverno del Pdl, sommerso dagli scandali e da pesantissime ingiustizie sociali.

Sarebbe grave andare alle elezioni e subire l’ennesima sconfitta.

Il partito dell’astensionismo sembra sempre piu’ agguerrito di fronte al ritorno di personaggi logori e impresentabili. Mentre ogni tanto fa capolino Romano Prodi che, con un nuovo Ulivo, vorrebbe proporsi come l’artefice della riscossa, dopo avere portato il paese al disastro anche per via della mancata soluzione del problema del conflitto di interessi.

L’ipotizzata alleanza con Gianfranco Fini sarebbe una “non soluzione”: Fli e’ un soggetto privo di identita’, destinato a non rappresentare le istanze della sinistra. Invece di individuare terreni concreti di lotta politica con la definizione di un programma comune condiviso e di battersi per eliminare Berlusconi, si preferisce la strada di formule e contenitori astratti che non appassionano gli italiani. Questioni centrali come il lavoro, la scuola e l’equita’ fiscale, qualificanti per la sinistra, languono nelle secche di un dibattito senza spiragli e prospettive. Ci chiediamo come sia possibile vincere senza una chiarezza dei programmi e un rinnovamento del personale politico. I quadri dirigenti si sono rifugiati nella comoda scelta di candidature deboli politicamente, anche se dotate di qualche visibilita’ mediatica.
La crescita del centro sinistra si realizza non con un logoro ritornello sulla incapacita’ accertata di Berlusconi, ma con concrete battaglie contro la mondializzazione dell’economia, nella quale i ricchi diventano sempre piu’ ricchi ed i poveri ancora piu’ poveri, con la difesa dell’ambiente, del pluralismo dell’informazione e dell’indipendenza della magistratura. E con la riforma del sistema dei partiti, che sono l’essenza della democrazia.

 

Tratto da “La Voce delle Voci” di Ottobre 2010

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