Le Madres di Plaza del Mayo critiche sull’elezione di Papa Francesco I: “Perchè proprio uno col suo passato?”

Hebe De Bonafini ha 85 anni e al momento dell’elezione del nuovo pontefice si trovava in Italia, a Bologna mentre tornava a Pescara dove è ospite del gruppo Madres di Pescara. Ha commentato l’elezione del nuovo pontefice con un secco Amèn. Carico di paure per il futuro del mondo. Chi è Hebe? La presidente del movimento Madres di Plaza del Mayo ossia le madri dei desaparecidos perseguitati durante la dittatura di Videla.

 

di Viviana Pizzi

Non tutte le reazioni all’elezione di Papa Francesco sono state positive. Sui quotidiani di mezzo mondo sono balzate anche quelle di Hebe De Bonafini, simbolo delle madri di Plaza de Mayo. Hebe è in Italia, ospite del gruppo di appoggio alle Madres di Pescara, quando Popoff l’ha intercettata era a Bologna dopo una tappa a Genova. A 85 anni, con la voglia di riabbracciare ancora i suoi figli desaparecidos durante il periodo della dittatura di Videla, alla domanda dei giornalisti su cosa pensasse dell’elezione di Bergoglio a Papa ha risposto con un secco: “Amèn”.

Il suo commento non è certo di quelli entusiasti. Forse perché ricorda bene l’appoggio del nuovo pontefice alla dittatura e il suo coinvolgimento nella sparizione di due gesuiti che si opponevano al regime. Per comprendere meglio quanto sta avvenendo però bisogna approfondire la questione madres di plaza de Mayo.


LE MADRI DEI DESAPARECIDOS CHE SI OPPONGONO AL REGIME DI VIDELA

L’associazione è tuttora formata dalle madri dei desaparecidos, i dissidenti scomparsi durante la dittatura militare in Argentina che è durata dal 1976 fino al 1983. Hanno tutte lo stesso obiettivo: lavorare nel campo dei diritti civili, rivendicare la scomparsa dei loro figli e ottenerne la restituzione.

madres_plaza_mayoE’ un’attività che ormai va avanti da circa trenta anni ma ancora non si conclude perché ai 8690 casi dall’organo ufficiale CONADEP ce ne sono altri segnalati dal ministero degli interni che hanno fatto salire il numero a 20mila.

Tutti tenuti illegalmente prigionieri dagli agenti della polizia argentina in centri clandestini di detenzione. La maggioranza di loro è stata prima torturata e poi assassinata nella più assoluta segretezza. Il loro emblema è un fazzoletto bianco annodato sulla testa ed è il simbolo di protesta che in origine era stato usato dai figli come primo pannolino. Il loro nome deriva dalla celebre piazza di Buenos Aires (Plaza de Mayo) dove queste donne coraggiose si riunirono la prima volta trenta anni fa.


LE DIVISIONI INTERNE E IL GRUPPO DI HEBE DE BONAFINI

Il gruppo si è diviso circa quindici anni fa in due tronconi. Il primo che si è tenuto strettamente lontano dalla politica peronista e menemiana negli anni. Il secondo, quello di cui Hebe de Bonafini è presidente cominciò invece a intraprendere un cammino fortemente politicizzato ed obiettivi del marxismo e del peronismo sociale degli anni 40.

Si sono avvicinate alle lotte del subcomandante Marcos e del presidente venezuelano Hugo Chavez e del cubano Fidel Castro. Dimostrando di essere vicine a tutte le lotte delle madri di tutto il Sudamerica della cosiddetta “socializzazione della maternità”.

Fino all’avvento di Nestor Kirchner alla presidenza dell’Argentina si erano tenute a distanza dagli altri politici. Nel 2003 si avvicinarono al presidente deceduto nel 2007 ma sono rimaste vicine alle politiche della moglie Cristina salita alla Casa Rosada dopo la morte del marito. Ed è proprio da allora che è nato anche il loro senso critico nei confronti di Papa Bergoglio, lo stesso che non solo era accusato di aver aiutato la dittatura di Videla, e che ha osteggiato le battaglie dei coniugi Kirchner sostenendo anche “che l’elezione dell’attuale presidente della Casa Rosada fosse inopportuna”. Storica l’opposizione di Bergoglio alla volontà del governo argentino di approvare le nozze gay.

Secondo la fonte Wikipedia però molti osservatori argentini non hanno ben compreso l’attività di Hebe De Bonafini.

Un’adesione completa – si legge nella nota – che potrebbe aver pregiudicato il loro senso critico e la loro tenacia combattiva che le ha portate però ad appoggiare campagne internazionali per i diritti umani”.  La loro adesione al governo Kirchner le ha portate spesso a trovarsi dall’altra parte della barricata rispetto alle decisioni dell’allora arcivescovo di Buenos Aires e attuale Papa Bergoglio. La stessa che ha portato la presidente delle madres a commentare con un secco “Amèn” l’elezione del nuovo pontefice.

Un “Amen” che potrebbe essere anche la conseguenza della nuova attività dell’associazione, più diretta verso la garanzia del futuro che del ricordo del passato. Sanno anche loro che è impossibile riavere i corpi dei ventimila desaparecidos e avere giustizia per loro.

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