LE BUGIE DI MONTI E ABC/ La “farsa” del taglio ai rimborsi. E cancellano la concussione per induzione. Non tutti sono casta, però

Tante belle parole. Ma i fatti dicono tutt’altro: ieri, in un solo colpo, Pd, Pdl e Udc non solo hanno detto no all’abrogazione dei finanziamenti pubblici ai partiti, ma è successo anche altro. In commissione giustizia, su parere favorevole del Governo Monti, è stato cancellato il reato di concussione per induzione. Il reato, per intenderci, madre della stagione di Tangentopoli.

 

di Carmine Gazzanni

alfberscas

Neanche la batosta delle amministrative è servita a far intendere all’ormai famoso trio ABC la necessità di cambiare rotta. E allora ecco serviti, nella sola giornata di ieri, due schiaffi alla democrazia. Alla legalità e alla trasparenza.

A cominciare dai finanziamenti pubblici ai partiti. Alla Camera, infatti, i tre grandi partiti dell’anomala maggioranza di Mario Monti – Pd, Pdl e Udc – hanno votato contro l’emendamento presentato dall’Italia dei Valori che avrebbe portato all’abrogazione in toto dei rimborsi elettorali.

Si dirà: ma c’è stato un taglio comunque importante. Sì, ma in realtà dietro c’è un trucco. Infatti, come, nell’articolo linkato, spiega in maniera chiara l’esperto Francesco Puoti, è stato modificato il sistema di contribuzione: il 70% del fondo continuerà ad essere erogato a favore dei partiti; il restante 30%, invece, è legato alla capacità dei singoli partiti di autofinanziarsi: ad ogni euro ricevuto tramite tessere associative o donazioni, i partiti riceveranno cinquanta centesimi dallo Stato. Una beffa imbarazzante. Tanto più che è rimasta nascosta ai grandi media.

Lascia esterrefatti che, allora, tanto il Pd quanto il Pdl si prendano meriti che non hanno: quello che esce dalla porta, in altre parole, rischia di rientrare dalla finestra. Non solo. Come ha dichiarato David Favia, capogruppo Idv in Commissione Affari Costituzionali, “stanno cadendo le maschere dell’ipocrisia, l’ingordigia dei partiti non mostra limiti”. Ne ha ben donde Favia. L’Italia dei Valori, infatti, aveva proposto anche “un altro emendamento che avrebbe portato alla soppressione della rata di luglio, destinando quei soldi alla spesa sociale”. Niente da fare. Anche quest’emendamento ha ricevuto il no secco di Alfano, Bersani e Casini.

Ma non è finita qui. Mentre alla Camera avveniva quanto detto, in Commissione Giustizia si approvava il ddl corruzione. Un disegno di legge tanto discusso e che ieri è stato salutato dai grandi media quasi con commozione perché, finalmente, arriverà in Aula. Peccato, però, che nessuno (o pochi) si sia accorto di un inghippo. Dopo tanti rinvii, dopo un gioco al rimando messo in campo dal Pdl (basti andare sul sito della Camera: sono impressionanti le richieste di rinvio avanzate dai parlamentari Pdl), alla fine si è deciso per un compromesso che, come denunciato da Antonio Di Pietro, “fa credere all’opinione pubblica di combattere la criminalità, ma invece renderà molto più difficile ostacolarla”.

Cerchiamo di capire più nel dettaglio cosa è successo. Durante la discussione in Commissioni riunite (Affari Costituzionali e Giustizia), si è pensato bene di abrogare il reato di concussione per induzione, uno dei reati madre della stagione di Tangentopoli. E non solo di Tangentopoli: gran parte dei reati contro la pubblica amministrazione sono di questo tipo. In effetti, è bene precisare che il concussore può agire in due diversi modi: attraverso la costrizione o, appunto, l’induzione. Nel primo caso il concussore dice alla vittima che se non seguirà le sue richieste potrà subire un male di qualche tipo; nel secondo caso invece, la sopraffazione è più sottile e mira a creare uno stato di soggezione: non ti dico le cose esplicitamente, ma faccio allusioni e uso altri sistemi per farti capire che se non asseconderai le mie richieste avrai degli svantaggi.

È evidente come è proprio questo secondo tipo di concussione ad essere ben più esteso rispetto al primo. Soprattutto negli scandali che riguardano pubblica amministrazione, politica e imprenditoria. “È l’espressione massima della criminalità mafiosa – ha detto Antonio Di Pietro – perché fra concusso e concussore non serve nemmeno parlare, basta uno sguardo o comportamento concludente”. Sulla questione è intervenuta anche Giulia Bongiorno, presidente della Commissione Giustizia, che ammette la malefatta. E, su Facebook, ne dà una motivazione: “siccome in Commissione si era incagliati, si è preferito votare e spedire tutto in Aula”.

Il rischio, però, è che ora l’emendamento passi anche in Aula. Non bisogna, infatti, sottovalutare un particolare tutt’altro che secondario: il Governo ha espresso parere favorevole sull’abrogazione della concussione per induzione. E, dunque, non sorprenderebbe affatto se Monti decidesse di porre la fiducia al ddl. Con buona pace dei concussori. E dei cittadini, rassegnati nuovamente a rimanere inascoltati.

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