LAZIOGATE/ Tra mafie e sprechi, sistema da commissariare. E intanto si taglia un centro per disabili

Che si tratti di Mafie, o delinquenza “comune” come la chiamano i magistrati delle procure periferiche delle province di Latina e Frosinone, il Laziogate – giorno dopo giorno – si arricchisce di particolari che in pochi avrebbero mai immaginato.

di Viviana Pizzi

polverini_manifestoCome avviene con la liquefazione del sangue di San Gennaro a Napoli, anche in questi territori il “miracolo dell’indifferenza” si è ripetuto. Sabato scorso a Formia è stato organizzato dall’associazione Caponnetto un convegno informativo nel quale si parlava delle risultanze operative antimafia nel Lazio. Ciò che ha indignato è che nessun politico della giunta comunale (sindaco compreso) si è presentato all’appuntamento, come se nulla fosse accaduto. Un silenzio bipartisan che coinvolge sia il centrodestra che il centrosinistra locale. Come se il Laziogate fosse una cosa completamente distaccata da quello che sta accadendo nei palazzi della politica romana, dove sverna quella casta attenta principalmente ai propri bisogni e sempre meno a quelli dei cittadini che dovrebbe amministrare.

RENATA POLVERINI E IL VIAGGIO SULLA VEDETTA DELLA GUARDIA DI FINANZA A PONZA

Per comprendere quanto sia corrotto il sistema Lazio basta analizzare un dato nudo e crudo. Mentre da una parte c’è la Guardia di Finanza di Formia, che accoglie gli esposti delle associazioni antimafia come la Caponnetto (ultimo in ordine di tempo quello su eolico e mafia che oltre al Lazio coinvolge anche il Molise), dall’altra si ipotizza la possibilità che altri militari possano far parte di quel sistema corrotto che va assolutamente combattuto e che ha visto portato alle dimissioni della Polverini.

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Infatti come riportato dai principali quotidiani nazionali dietro allo scandalo corruzione è scoppiato un altro bubbone che grida vendetta al cospetto di Dio. L’ex presidente della Regione Lazio ed ex sindacalista dell’Ugl sarebbe stata avvistata sulla motovedetta della Guardia di Finanza insieme al suo assessore Stefano Cetica, che dopo le dimissioni del suo presidente ricopre la delega al Bilancio.

I due dovevano raggiungere l’isola di Ponza. Quali fossero gli impegni urgenti che avevano sull’isola ora è oggetto di verifiche investigative, al pari della possibilità di raggiungere l’atollo con altri mezzi, magari pagando regolarmente il biglietto come normali cittadini. Una situazione che dovrebbe portare a riflettere soprattutto in vista delle prossime elezioni regionali che, stando a quanto annunciato dal ministro degli Interni Anna Maria Cancellieri, non dovrebbero svolgersi più tardi di gennaio e comunque prima delle elezioni politiche della prossima primavera.

PARENTOPOLI ATAC, QUANDO LA CASSIERA FA IL DIRIGENTE

Lo scandalo della Giunta Polverini non è altro che la punta dell’iceberg di un sistema che coinvolge anche il Comune di Roma, guidato da Gianni Alemanno. Più volte sotto accusa anche per aver promesso ai cittadini una capitale più sicura, ma sempre più preda di persone violente che mettono a rischio soprattutto le donne. Tante promesse ma nessun cambiamento dalla gestione dell’ex sindaco Walter Veltroni. Se il cambio c’è stato è in negativo.

Lo dimostra la recente inchiesta sulla parentopoli all’Atac (azienda per la mobilità dei ferrotranvieri di Roma), dove non contano le esperienze lavorative né i titoli di studio. Ed ecco che tra i dirigenti spunta il nome di Barbara Pesimena, moglie dell’assessore capitolino all’Ambiente Marco Visconti. Il caso è ora  nelle mani del pm Francesco Dell’Olio ed è soltanto uno dei 46 che la procura della Repubblica di Roma ha preso in esame.

Ad oggi gli indagati nella vicenda sono otto; per loro (uno di questi è proprio l’assessore Visconti) è prossima la richiesta di rinvio a giudizio. Con un diploma di ragioneria la Pesimena guadagnava uno stipendio da 73mila  euro l’anno. Prima di arrivare all’Atac era stata segretaria in un poliambulatorio medico dopo aver lavorato come responsabile cassa in un negozio di abbigliamento e come assistente amministrativa in un centro di telefonia.

Arrivava invece a 32mila euro all’anno lo stipendio dell’ex terrorista Nar Francesco Bianco: aveva gestito un’edicola prima di essere impiegato come operatore d’ufficio autoferrotranvieri. L’ex estremista ha conseguito la licenzia media tra il 1974 e il 1975. Quando si è presentato in azienda non ha esibito il suo certificato penale ma ha allegato soltanto i suoi carichi pendenti dichiarando “di aver estinto completamente il suo debito con la legge”. La cosa che sconvolge più di tutte è proprio la reazione del sindaco Gianni Alemanno il quale ha dichiarato di “essere vicino all’assessore Visconti” e di non volere sul suo tavolo le dimissioni dell’esponente della Giunta comunale capitolina.  Attendendo ufficialmente “la fine dell’inchiesta”.

E MENTRE REGIONE E COMUNE DI ROMA SPRECANO NEL CASSINATE CHIUDE UN CENTRO PER DISABILI GRAVI

E intanto in diversi comuni laziali si avvertono gli effetti di un sistema da commissariare e da cambiare al più presto. Esempio ne è la tragedia avvenuta al Centro diurno di Pontecorvo. Chiuso, come riportato dal Fatto Quotidiano, dalla metà di settembre. Per quale motivo ci si chiede? Per effetto dei tagli alla spesa per il sociale di 150 milioni di euro all’anno.

Un provvedimento che ha un effetto gravissimo: trenta disabili con problemi gravissimi alle spalle sono rimasti senza assistenza diurna. Una complicazione non di poco conto per le famiglie interessate. I guai c’erano già prima della chiusura: a causa dell’esiguità dei fondi destinati al sociale il Consorzio dei Comuni del Cassinate non pagava gli stipendi ai 350 operatori dal mese di luglio. Il fabbisogno del centro è di 250 mila euro al mese destinato ai salari degli addetti ai lavori.

Le mamme dei 30 disabili sono pronte alla protesta, anche a incatenarsi sotto alla Regione Lazio pur di riottenere che i propri figli possano andare a scuola e imparare quelle piccole cose quotidiane utili per una maggiore autonomia dalle famiglie di origine. Ma i dieci assessori in carica ancora fino a gennaio (data delle probabili elezioni) terranno conto di tutto questo o continueranno a spendere e spandere alla faccia dei cittadini comuni che non arrivano alla fine della terza settimana? Lo potremo vedere in questi ultimi mesi di legislatura: ma le speranze del popolo restano poche e l’unico strumento di potere che si ha in mano resta quello delle urne.

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