LAZIOGATE/ Mentre la Casta spreca, ecco i tagli a strutture per disabili e malati di Sla

Avevamo già parlato del centro diurno per disabili di Pontecorvo costretto a chiudere in una Regione, il Lazio, in cui i consiglieri regionali del Pdl brindavano ad ostriche e champagne. Ma l’effetto tagli sulla sanità di questo territorio marchiato a fuoco dagli sprechi non finisce purtroppo qui. Ora dopo le persone in carrozzina e con handicap motori e fisici gravi a essere a rischio sono i malati di Sla (sclerosi laterale amiotrofica) nota come la malattia degli sportivi.

di Viviana Pizzi

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Cosa è accaduto mentre si sperperavano fondi per i gruppi consiliari, durante la gestione di Renata Polverini, lo ha segnalato l’associazione “Viva la vita onlus” che si occupa delle problematiche relative alla Sla. I fondi per le persone affette da questa malattia degenerativa, che la Regione Lazio destinava ormai da anni, stanno drammaticamente terminando e questo ha un effetto terribile sulla loro qualità di vita che già è gravemente compromessa dalla malattia.

I soldi a disposizione  erano pari a poco più di un milione e cinquecentomila euro all’anno: di questa cifra è ormai fruibile solo il 3% (ossia poche decine di migliaia di euro). Tutto era destinato all’utilizzo di macchinari che aiutano gli ammalati nella comunicazione.

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Di conseguenza non poter continuare a investire adeguatamente sulla problematica  significa che i ricoverati e non nelle strutture sanitarie rischiano di non poter comunicare più con l’esterno. La onlus denuncia che “saranno lasciati soli nel loro silenzio”.

La cosa più grave resta questa: la Regione Lazio nel 2006 era la prima ad aver messo in campo un percorso virtuoso che rendesse più umana la condizione di vita degli ammalati di sclerosi laterale amiotrofica. Ora a causa della scarsità di fondi rischia di passare da Regione di eccellenza a quella di arretratezza.

Ad oggi la struttura è così composta: 1.500 ausili con  comunicatori a puntamento oculare, cioè macchine a più basso contenuto tecnologico, fino ai campanelli di chiamata, per una spesa media a paziente di circa 9mila euro.La proposta da parte dell’associazione per continuare a lavorare c’è: impiegare 500mila euro da anticipare attraverso il fondo regionale di 9 milioni di euro. E continuare fino a quando non ci saranno nuovi fondi ministeriali che permettono di rimettere in moto la macchina delle cure.

Sulla possibilità della proposta ci devono essere ancora i riscontri necessari ma una cosa è certa: le uniche vittime del Laziogate sono i cittadini, soprattutto quelli più esposti e ammalati. Ma ci potrà essere  una ripresa in una delle regioni al centro anche delle critiche del governo sulle spese nel settore sanità. Noi la crediamo una impresa non molto facile e ne spieghiamo anche le ragioni

SANITA’: ECCO TUTTI I TAGLI PREVISTI DALLA SPENDING REVIEW

Il governo Monti è stato chiaro nei tagli alla sanità: la Regione Lazio era tra quelle accusate di aver speso troppo negli ultimi anni e per questo ha subito un taglio delle spese pari al 19,9% . Per ora non è stato chiuso alcun ospedale, neppure nella periferia. Ma nell’elenco delle oltre 140 strutture nazionali a rischio serrata ce ne sono 21 solo laziali. Si tratta dell’Istituto odontoiatria G.Eastman (Roma.RM), Centro paraplegici Ostia (Roma-RM), Ospedale regionale Oftalmico (Roma-RM), Ospedale Padre Pio (Bracciano-RM),  Ospedale civile coniugi Bernardini (Palestrina-RM),  Ospedale A. Angelucci (Subiaco-RM),  Ospedale Ss. Salvatore (Palombara Sabina-RM), Ospedale Villa Albani (Anzio-RM),  Ospedale Ariccia (Ariccia-RM),  Ospedale di Acquapendente (Acquapendente–VT), Ospedale di Montefiascone (Montefiascone-VT), Ospedale di Ronciglione (Ronciglione-VT), Istituto Villa Paola (Capranica-VT),  Ospedale Marzio Marini (Magliano Sabina-RI),  Ospedale Francesco Grifoni (Amtrice–RI), Ospedale civile Santa Croce (Arpino-FR),  Ospedale civile della Croce (Atina-FR), Ospedale civile (Ceccano-FR), Hosp. riabilitativo “Ferrari” (Ceprano-FR), Hosp. riabilitativo civico (Ferentino-FR), Osp. civile In mem. dei caduti (Isola del Liri-FR).

Non tutti sono ospedali di pronto soccorso ma la situazione resta comunque grave: intanto milioni di euro sono stati spesi dalla stessa Regione per finanziare le tasche dei propri politici. Chi paga anche in questo caso? I cittadini delle periferie romane e delle province di Rieti, Viterbo e Frosinone che dovranno fare molti più chilometri per raggiungere gli ospedali a loro necessari.

Non è tutto: entro il 30 novembre secondo il decreto sulla spending review sono stati tagliati anche diciottomila posti letto prevedendo anche 2500 licenziamenti in tutta la Regione. Una situazione che impedisce persino di ricorrere a quelle 20/25 assunzioni all’anno che servivano per coprire i vuoti di organico degli ospedali.

Le dichiarazioni dell’ex presidente della Regione Lazio, dopo l’ufficializzazione del decreto sulla  spending review furono queste: “Sarebbe a questo punto piú serio modificare i termometri – sentenziò l’ex sindacalista Ugl- e stabilire che la febbre inizia a preoccupare solo oltre i 38 gradi, piuttosto che chiederci di abbassare i nostri posti letto nonche’ il tasso di ospedalizzazione a 160 per mille abitanti entro il 30 novembre 2012. Questo decreto non salva ma spacca l’Italia in due: c’è un paese reale che non riesce ad andare avanti ed un paese legale che indebolisce diritti costituzionalmente garantiti o tutelati come la salute ed il lavoro“.

Belle parole peccato che proprio il suo partito (il pdl) e i consiglieri regionali che hanno incassato trecentomila euro all’anno soltanto di indennità di funzioni (vedesi Franco Fiorito) non avevano ponderato bene i rischi delle loro spese pazze. Ora per riconquistare la fiducia dei cittadini ci vuole ben altro che le belle parole.

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