LAZIO/ La regione fa cassa sulla pelle dei bambini malati di cancro: aumentato l’affitto del 900%.

Chi si troverà a governare in Via della Pisana (molto presumibilmente Nicola Zingaretti) dovrà fare i conti con una situazione molto difficile. Prova ne sono gli incredibili sperperi registrati in un rapporto dalla Ragioneria generale dello Stato sulla gestione economica della regione dal 2007 (gestione Marrazzo) al 2011 (gestione Polverini). In cinque anni le spese del consiglio sono lievitate, scrivono gli ispettori, del 43,1 per cento: da 80,4 a 115 milioni. In cambio, oggi, rischia di chiudere i battenti l’associazione Peter Pan onlus, nata a Roma nel 1994 per aiutare i bambini colpiti dal cancro. Solo pochi giorni fa è arrivata l’ingiunzione di sfratto da parte della regione Lazio. E non perché l’associazione sia una cattiva pagatrice (ha sempre pagato con regolarità), ma perché l’affitto è stato alzato dalla regione stessa in maniera arbitraria da 6 mila a 30 mila euro al mese (aumento del 300%). Ma l’assurdo è che non si capisce chi l’abbia deciso: in campagna elettorale sono tutti contro lo sfratto. Eppure l’ingiunzione è arrivata. Chi l’ha mandata?

 

di Carmine Gazzanni

Quando bisogna fare i conti non c’è spazio per l’umanità. Quando bisogna recuperare liquidità non c’è tanto da stare a guardare. Il fine è semplicemente quello di rientrare da una situazione di bilancio fortemente in rosso. Questo, secondo alcuni, spiegherebbe (o, meglio, basterebbe a spiegare) perché pochi giorni fa dalla regione Lazio sia arrivata un’ingiunzione di sfratto all’associazione Peter Pan onlus, nata a Roma nel 1994 per aiutare, sia logisticamente che psicologicamente, i bambini malati di cancro. Soprattutto, peraltro, se lontani dai luoghi di residenza. Dal 2000 ad oggi, infatti, sono circa 600 le famiglie di bambini in cura a Roma, ma non residenti nella Capitale, accolte dall’associazione nelle sue strutture. Famiglie non solo italiane, ma provenienti in circa il 20 per cento dei casi da diversi Paesi del mondo, come Venezuela, Albania, Grecia, Romania, Ucraina, Iraq, Libia, Togo, Palestina, Madagascar.


LA REGIONE FA CASSA SUI BAMBINI MALATI DI CANCRO – Ora, però, si legge in una nota, “la Regione Lazio, attraverso il suo ente Irai per l’assistenza all’infanzia ha deciso di sfrattare i bambini oncoematologici di Peter Pan dalla loro Casa di Roma dando 10 giorni per liberare l’edificio. Peter Pan ha sempre pagato gli affitti all’ente regionale e non ha mai ricevuto alcun finanziamento da parte di enti pubblici”. Dire che la vicenda abbia dell’assurdo è poco. Per tanti e diversi motivi. Ad iniziare dalla ragione per cui è arrivata l’ingiunzione di sfratto. Si penserà (o, almeno, logica vorrebbe) che sia stato un atto dovuto perché, forse, l’associazione è stata negli anni una cattiva pagatrice. Niente affatto. Affitti pagati sempre con regolarità. Anche l’anno scorso, quando l’affitto dell’edificio di via Francesco Sales è salito da tre mila euro a sei mila. Un aumento del 100 per cento, dunque. Eppure l’associazione ha continuato a corrispondere con regolarità i pagamenti.


associazione_peter_pan_onlus_romaL’AUMENTO DEL FITTO DEL 900%: CHI L’HA DECISO? – Fino, però, a pochi giorni fa quando è stato comunicato che, d’ora in avanti, nemmeno i sei mila euro sarebbero bastati. Ce ne vorranno trenta mila per continuare a restare. Una cifra spaventosa. Più 400 per cento rispetto all’anno appena trascorso. Più 900 per cento rispetto ai tre mila chiesti inizialmente. Ma allora a questo punto la domanda: chi ha deciso un aumento così ignobile sia per le modalità che per le cifre che, soprattutto, per il soggetto coinvolto? Non si sa. Non è dato sapere. O meglio, si saprebbe se non fosse che tutti preferiscono non assumersi alcuna colpa scaricando ogni minimo di responsabilità addosso ad altri. C’è chi dice che abbia deciso tutto in autonomia l’Ipab Irai, l’ente regionale per l’assistenza all’infanzia. Difficile credere però sia possibile che un atto così radicale sia stato eseguito in maniera arbitraria. Senza dimenticare, peraltro, che i membri del consiglio direttivo dell’ente sono di nomina politica: cinque membri di cui tre (compreso il Presidente) scelti dalla regione e due dal comune di Roma.


“IO NON SO NIENTE” – Le responsabilità, allora, dovrebbero ricadere sulla regione (e sul comune). Peccato però che, come detto, nessuno voglia prendersi alcuna responsabilità. Tanto da via della Pisana quanto dal Campidoglio nessuno sa niente. Anzi: tutti d’accordo sul fatto che l’associazione debba sopravvivere e che l’ingiunzione – che a questo punto non si sa chi l’abbia decisa – sia un atto esecrabile. Ovviamente in campagna elettorale tutti storcono il muso al rischio che l’associazione interrompa la sua attività per colpa dello sfratto. Sarebbe in effetti una figura miserrima per regione e comune. Eppure non c’è dubbio che qualcuno abbia deciso e fatto recapitare l’ingiunzione. Qualcuno, come se non bastasse, ha precisato che sono solo dieci i giorni concessi all’associazione per fare le valige e andarsene via, a meno che – come detto – non si paghi un affitto aumentato del 900 per cento rispetto a soli due anni fa, passando da tre mila a trenta mila euro.


LA REGIONE SFRATTA I BAMBINI, MA SPENDE (PER SÉ) L’INVEROSIMILE – 334 pagine di numeri e cifre che lasciano sgomenti, soprattutto se poi il bilancio in rosso della regione deve portare a scelte inverosimili come quella dell’ingiunzione di sfratto per Peter Pan. Eppure, leggendo il rapporto monumentale stilato dagli ispettori della Ragioneria generale dello Stato, si comprende agevolmente come in cinque anni le amministrazioni che si sono susseguite (Marrazzo prima, Polverini poi) abbiano portato i conti della regione pesantemente in rosso. I numeri sono raggelanti. In cinque anni, dal 2007 (gestione Marrazzo) al 2011 (gestione Polverini), le spese del consiglio sono lievitate del 43,1 per cento, passando da 80,4 a 115 milioni. E alcune di queste voci presentano picchi che definire vergognosi è un eufemismo.


TELEFONI, BUONI PASTO, CONSULENZE, SOCIETÀ PRIVATE – Tra i tanti capitoli di spesa ne spiccano alcuni incredibili. Come  quello per le consulenze, passato da 1,35 a 8 milioni di euro. Un aumento, come calcolano gli ispettori, del 493 per cento. Di aumenti stellari, però, questo non è l’unico. Basti pensare, ancora, alle spese telefoniche, postali e di cancelleria: più 226 per cento. Se nel 2007 si spendevano “solo” 10,8 milioni, ora si è arrivati a 35,2 milioni di euro.

E poi, come spesso accade quando si parla di sperperi per gli enti pubblici, ecco la rete clientelare delle società partecipate: in totale, ben 72. Un groviglio incredibile segnato, dicono gli ispettori, da un “progressivo peggioramento della situazione economico-patrimoniale”. Basti pensare al caso di Lazio service, ricordato pochi giorni fa anche da Sergio Rizzo sulle colonne de Il Corriere della Sera: una società utilizzata “in modo improprio al fine di soddisfare esigenze occupazionali che non potevano essere poste a carico del bilancio regionale”.

Non solo. Tanti, poi, sono stati gli investimenti per così dire dubbi. Come ricorda ancora il giornalista del CorSera, è difficile parlare di investimento quando si tratta di un finanziamento straordinario di 5,4 milioni per il “recupero di edifici di culto; oppure quando si tratta di 20 milioni spesi a favore del patrimonio culturale di soggetti “privati; o ancora degli oltre 5 milioni impegnati per il “riconoscimento della funzione sociale ed educativa degli oratori.

Senza dimenticare, infine, il caso che tanto ha fatto clamore dei buoni pasto: per gli autisti delle auto blu due buoni pasto assicurati ogni giorno, più un terzo “monetizzato” per quasi 480 mila euro.

Non a caso quando si parla di politica nasce subito la brama di “mangiare”. In tutti i senti. Tanto poi c’è sempre tempo (e modo) per fare cassa.

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