LAVORO/ Quali i dati reali? Ecco i rapporti di ILO e Rete Imprese: risultati sconcertanti

I redditi delle famiglie sono tornati alla media del 1986: 1.300 euro al mese. Questo il dato sulla crisi più significativo e comunicato da Rete Imprese, l’insieme delle associazioni artigiane e imprenditoriali (tra cui Confcommercio, Confesercenti, Casartigianati, Cna, Confartigianato). Una cosa è certa: in campagna elettorale si continua a parlare di occupazione e lavoro ma senza conoscere i dati reali. La “cura Monti” – come la definisce il gruppo – nel 2012 ha portato a chiudere 100mila piccole aziende e spazzato via gli artigiani. E la ripresa, tanto annunciata, non è arrivata.

 

di Maurizio Bongioanni

“Chiude un’impresa al minuto” dice Confcommercio a proposito di famiglie produttive sparite dal tessuto industriale confermando una sofferenza profondissima. Infatti, nei primi nove mesi dell’anno scorso hanno chiuso i battenti oltre 216mila imprese artigiane a fronte dell’iscrizione di 147mila nuove attività. Un saldo negativo di 70mila unità a cui si aggiungono 30mila microimprese manifatturiere e di costruzioni.

Di conseguenza anche le famiglie soffrono perché la crisi delle imprese è legata indissolubilmente ai consumi, consumi che hanno subito un calo del 4,4% a fronte della diminuzione del reddito delle famiglie del 4,8%. E le stime per il 2013 fatte da Rete Imprese smentiscono qualunque teoria sul superamento della crisi.

lavoro-record-di-disoccupazione-tra-i-giovaniPer quanto riguarda il lavoro, l’ILO (Organizzazione Internazionale del Lavoro) conferma che nel mondo sono 197,3 milioni i disoccupati registrati nel 2012, 4,2 milioni in più rispetto al 2011 (+5,9%). E il numero continuerà a salire fino a sfondare 210 milioni nei prossimi cinque anni. Inoltre, incrociando i dati dell’ILO con quelli dell’OCSE, emerge un boom di lavoratori precari, che dal rapporto vengono definiti (forse un po’ a torto) part-time.

Infatti, se la media europea è del 1,7%, in Italia l’aumento è più prepotente: dal 3 al 4%, dati emulati solo in Austria e Cipro. Dal 1993 al 2011 gli occupati dipendenti a termine sono aumentati del 48% (+750mila unità). Il lavoro temporaneo sul complesso del lavoro subordinato è pari al 13% (fonte Istat), il valore più elevato dal 1993, ma supera il 35% fra i 18-29enni. Aumenta l’occupazione parziale (+63mila) e scende quella indeterminata (-105mila).

Questo conferma la sostituzione del contratto standard con il contratto atipico (precario) nel lavoro dipendente. Non rientrano nei dati il lavoro autonomo e quello parasubordinato dove i livelli di ricattabilità sono maggiori.

L’ILO non risparmia critiche a un’Italia vista come un Paese capace di produrre un basso tasso di occupazione e un’alta incidenza di lavoratori precari. Lo scenario negativo vede un’evoluzione del rapporto occupazione-popolazione a “W”, cioè sali-scendi, con l’apice negativo nel 2013.

L’alto livello del debito sovrano che ha imposto all’Italia di adottare nella sua Costituzione la misura del pareggio di bilancio e il taglio di 45 miliardi di euro all’anno per i prossimi 5 anni “ha limitato la capacità dei governi di adottare una seconda serie di misure di incentivi all’economia”.

Si prospettano tempi duri per l’orizzonte occupazionale italiano. In più, secondo i recenti dati dell’Eurostat l’Italia avrebbe un rapporto debito/Pil del 127,3%: peggio di noi solo Grecia e Portogallo. Quali promesse della campagna elettorale sapranno cogliere e migliorare questa situazione?

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