Lavoro: il bluff, le mafie e l’alternativa a Berlusconi-Monti-Letta junior

di Emiliano Morrone

La globalizzazione ha cambiato il pianeta. La grande promessa di sviluppo e progresso ha schiavizzato l’uomo, devastato l’ambiente, arricchito i potenti. L’apertura del mercato e la tecnologia hanno illuso l’Europa e il resto del mondo. La moneta unica si è rivelata un bluff.  Nessun argomento può cambiare la realtà: siamo in crisi. Il punto è che questa crisi, esistenziale, finanziaria, economica e democratica, noi non l’abbiamo voluta, la subiamo e basta.

Foto_Editoriale_LavoroIngenui, spesso pensiamo che l’informatica e la rete salveranno l’umanità. Chi va al museo Maxxi di Roma può ancora visitare, fino al 29 aprile, una mostra del fotografo sudamericano Pieter Hugo, intitolata Permanent Error. Si tratta di scatti che ritraggono ragazzini tra falò e cumuli di rottami informatici, «mentre vacche e buoi pascolano placidi tra i miasmi tossici del terreno». Non sono scene di fantasia, nessuno ritocco con Photoshop: minorenni bruciano cavi elettrici, schede di computer e altri rifiuti della modernità. Ne ricavano rame da vendere. Tutto fuori legge, l’ennesimo sfruttamento delle mafie del capitale. Lo sanno gli Stati e gli organismi sovranazionali. Qualcuno potrebbe obiettare parlando di eccezione e arretratezza. Sempre al Maxxi, c’è, fino al 27 maggio, l’animazione Vele di Zielony: settemila “frames” in sequenza, catturati nella notte a Scampia (Napoli) da Tobias Zielony. Periferia d’Italia,spazi architettonici e di sopravvivenza decisi e regolati dalla camorra, che ha i suoi agganci con la Repubblica, la nazione, il legislatore.

Tra i lavori di Hugo e di Zielony ci sono analogie. Non già nell’estetica o nel concetto. Comunque sia, l’impatto sullo spettatore è sempre attutito dal contesto: uno è vedere e giudicare riflessivamente il dolore, pagando un biglietto; altro è attraversarlo direttamente, giorno dopo giorno. Sentirlo, viverlo, patirlo.

Il problema del presente e del futuro, quello più urgente, pesante e irrisolto, è l’occupazione. La politica, che ha l’obbligo di rispondere, ha perduto ogni senso di responsabilità, s’è venduta al migliore offerente.

In questo nostro speciale dedicato al lavoro, idealmente collegandosi al pensiero del filosofo sloveno Slavoj Žižek, Andrea Succi ha scritto che la frazione dominante, cioè i poteri forti, «favorita da un bipolarismo sottomesso a impresa e alta finanza (l’alternanza tra coalizioni di governo incentrate sugli interessi della borghesia imperialista) e pressata dal progetto federalista, che per tantissimi aspetti è andato in porto, (…) ha posto le basi per dominare l’attuale crisi e spegnere sul nascere le rivolte sociali scaturite dal conflitto di classe. Praticamente il ritratto, ante litteram, del Governo Monti».

Nei giorni scorsi, sulla questione Tav, una lettera di don Luigi Ciotti e del giurista Livio Pepino, pubblicata su il manifesto, ha centrato l’attenzione sul «nostro modello di sviluppo» e sulla «partecipazione democratica ai processi decisionali». Ho l’impressione che molti italiani non abbiano inteso la continuità fra il governo Berlusconi e il governo Monti. Certo, il secondo non ha pubblici deliri di onnipotenza né l’idiozia di spettacolarizzare, qualunque essa sia, la propria intimità sessuale. A mio parere, non serve che la stampa americana tenti di convincerci che «SuperMario» è quadrato, un gigante di sobrietà e capacità, un Pericle addentrato nell’economia e nel diritto. A lungo, la domanda cruciale degli onorevoli è stata «governo tecnico o politico?», mentre anche i giornali più critici si sono concentrati solo sui vertici degli organi statali scelti o confermati dal bocconiano di Bilderberg. I giornalisti hanno scavato nel passato di molti burocrati per svelarne appartenenze al potere e conflitti d’interessi. Ma è mancata, in generale, una sintesi politica. Proviamo qui a farla, in poche righe.

Flessibilità, cioè precarietà, significa – per chi non delinque – condanna alla sopravvivenza. Sfruttamento è sinonimo di malattia, spesso tumorale. Le esternalizzazioni uccidono le persone, le famiglie, la società. Assieme al signoraggio bancario, la cancellazione dei diritti dei lavoratori è mezzo e sistema per aumentare l’indebitamento, quindi il controllo sociale. Il governo Monti, benedetto da un bel pezzo del Pd, intanto dal tecnocrate Enrico Letta, non ha niente di rivoluzionario e innovativo, rispetto al precedente.

Un’alternativa politica concreta va costruita battendo la cultura dominante, anche sulla menzogna delle liberalizzazioni. Perché in Italia gli appalti li prendono comunque palazzinari e affaristi di palazzo. Tipo formula Bingo.

Bisogna partire dai bisogni dell’uomo, della persona. Che sono, in primo luogo, lavoro, tempo per sé, ambiente salubre, salute, istruzione, partecipazione alla vita pubblica, legalità e libertà.

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