LAVORO E SANITÀ/ Ecco i programmi dei 5 candidati a confronti

Disoccupazione all’11,2%: è questo l’ultimo bollettino di guerra che arriva dall’Istat. Contro questo e contro altro dovrebbero remare i cinque principali candidati premier per il governo del Paese. Per non parlare del dramma della sanità pubblica, travolta da scandali e debiti e messa in crisi dai privati convenzionati. Lavoro e sanità, soldi e salute: i temi più cari agli italiani sono anche quelli cui Berlusconi, Bersani, Grillo, Ingroia e Monti – in rigoroso ordine alfabetico – dedicano le maggiori attenzioni? Cosa pensano a riguardo i principali candidati alla guida del Paese?

 

di Viviana Pizzi

BERSANI: BASTA LAVORO PRECARIO; SANITÀ PUBBLICA

Il nostro viaggio questa volta inizia con Pierluigi Bersani. Nel programma della coalizione “Italia Giusta” il lavoro viene visto come parametro di tutte le politiche. La dignità del lavoratore assume un valore importante da mettere al centro della democrazia in Italia e Europa. Però nulla si dice in materia di modifica della Riforma Fornero che di fatto ha squalificato queste politiche. Il fulcro del conflitto non deve essere più incentrato tra impresa e operai, ma va visto nel mondo complesso dei produttori.

Bisogna lottare, secondo il Pd, verso la soluzione graduale del problema del precariato che sta creando nuove forme di sfruttamento. Il tutto per garantire guadagni e lussi alla rendita finanziaria. La dignità e l’autonomia del lavoro che devono essere garantite riguardano ora sia l’operaio sindacalizzato come quello precario ma anche il piccolo imprenditore e l’impiegato pubblico. Bisogna tutelare anche i diritti del giovane professionista sottopagato al pari di quelli del mondo della scuola.

Sulla sanità invece il Partito Democratico non ha pubblicato nulla di ufficiale. Nel programma Italia Giusta non c’è un punto specifico. Tuttavia nelle varie interviste fatte ai candidati del partito è venuto fuori, a grandi linee, il programma di Bersani in merito.

Il settore deve restare a tutti i costi pubblico: Il Pd sottolinea la necessità di uno stop ai tagli lineari, all’attuazione dei nuovi livelli di assistenza e di riorganizzazione della medicina del territorio. Contrario ad ulteriori tagli il Pd è convinto che la sanità italiana costa meno di quella delle altre nazioni europee. Punta a questo proposito a maggiori investimenti per l’ammodernamento strutturale e tecnologico e per la messa in sicurezza della rete ospedaliera. Un punto di vista anticasta è riferito al fatto che i partiti politici devono rimanere al di fuori delle nomine dei direttori generali delle Asl che vanno invece fatte con curricula verificabili e stringenti sistemi di valutazione durante e al termine di ogni incarico.

 

BERLUSCONI: LA FAVOLA DEL MILIONE DI POSTI DI LAVORO E LA RIFORMA DELLA LEGGE BASAGLIA

Silvio Berlusconi risponde da par suo. Con le sue solite “pinocchiate” mescolate anche con qualcosa di verosimile. Una di queste è una progressiva riduzione dell’Irap, la tassa sul lavoro che grava sulle aziende e che oggi garantisce alle regioni un gettito complessivo di 34 miliardi di euro.  Da questo alla nuova promessa di creare un milione di posti di lavoro, cosa già promessa nel 1994 e non mantenuta come tutti sappiamo, si arriva come se nulla fosse. Berlusconi li promette soprattutto al Sud dove la disoccupazione è certo più alta del nord.  Ha promesso anche detassazioni utili e cuneo fiscale e pagamento dell’Iva soltanto dopo il reale incasso delle fatture.  C’è poi la proposta del basic tax del 5% per nuove microiniziative imprenditoriali e diminuzione dell’Irap fino alla sua totale abolizione.

La parola lavoratori? Sul vocabolario di Berlusconi sembra non essere contemplata affatto.

In materia sanitaria poi la proposta più bizzarra di riformare la legge 180, conosciuta con questo nome ma che servì all’eliminazione dei manicomi e per regolamentare l’accesso al trattamento sanitario obbligatorio. Una legge che servì a introdurre la psicoterapia nei servizi pubblici. Come la vuole modificare è tutto da sapere, sul punto ci fu anche una polemica nel 2010 in cui Berlusconi stesso smentì questa ipotesi ma ora ecco che ritorna sul piatto della bilancia. Il suo programma parla anche di educazione sanitaria nelle scuole ed eliminazione delle liste di attesa. Di sprechi e nomine politiche nelle Asl manco a nominarle. C’è comunque la volontà di uniformare i costi dei medicinali in tutte le regioni d’Italia.

 

MONTI: RIFORMA FORNERO E SANITÀ PUBBLICA (DA PRIVATIZZARE)

bersani_berlusconi_monti_grillo_ingroia_elezioni_2013Mario Monti per quanto riguarda le politiche del lavoro si è affidato alla consulenza del giuslavorista Mario Ichino. Il suo programma è ambizioso perché vorrebbe creare più posti e più occasioni al tempo stesso migliorando la qualità del lavoro.  Farlo significa innanzitutto fare una battaglia senza quartiere al lavoro sommerso e aumentare quanto più è possibile il ricorso ai contratti a tempo indeterminato. Di contro però il lavoro deve essere meno costoso. Questo significa lavorare di più ma con stipendi più bassi e vuole comunque estendere la flessibilità in uscita. Un metodo che significa  offrire opportunità di deroga all’articolo 8 della legge 138 voluta dal  governo Berlusconi e continuare a perseguire le finalità della tanto odiata Riforma Fornero.

In materia sanitaria Monti continua a puntare sul sistema sanitario pubblico sottolineando però allo stesso tempo la necessità di innovazione. Un sistema che deve essere a misura di paziente e permettergli di curarsi meglio per vivere più a lungo. Necessario è imparare a gestire il divenire del processo demografico in modo esigente. Monti ora però non parla di tagli al sistema sanitario. Da premier tecnico però mise in allarme tutti sottolineando che lo Stato ora come ora non era capace di mantenere il controllo del sistema sanitario pubblico.

 

INGROIA: RIPRISTINO DELL’ARTICOLO 18 E SANITÀ A MISURA DI PAZIENTE

Antonio Ingroia in linea con quanto chiesto da chi ha formato il nuovo movimento Rivoluzione Civile in materia di lavoro difende il contratto collettivo nazionale. E’ favorevole al ripristino dell’articolo 18 e lotterà per la rappresentatività e la democrazia nei luoghi di lavoro.  Creare occupazione e far scendere il tasso Istat a percentuali a una cifra propone investimenti in ricerca e sviluppo, politiche industriali che innovino l’apparato produttivo e la riconversione ecologica dell’economia. Vivere meglio significa anche introdurre un reddito minimo per le disoccupate e i disoccupati. Le retribuzioni italiane, al contrario di quel che dice Monti, vanno aumentate a partire dal recupero del fiscal drag e dalla detassazione delle tredicesime. Bisogna difendere inoltre la sicurezza e la salute nei luoghi di lavoro.

Le imprese vanno poi liberate dal vincolo malavitoso e dalla burocrazia soffocante premiando chi investe in onestà e ricerca.

Rivoluzione civile deve essere anche investire per la buona sanità. Un settore che deve mettere al centro il paziente e la prevenzione e il riconoscimento professionale del settore. Tutto questo passa per la nomina apartititica dei dirigenti degli ospedali e delle strutture pubbliche legate alla sanità evidenziando il metodo meritocratico rispetto a quello tutto italiano fatto di favoritismi.

 

GRILLO: DIECI PUNTI SUL LAVORO E SANITÀ GRATUITA

La visione di Beppe Grillo sul mondo del lavoro è breve e sintetica e riassunta in cinque punti non approfonditi. Si parte dal reddito di cittadinanza alla pensione a 60 anni. La settimana lavorativa non dev e essere più lunga di 36 ore. Bisogna poi cancellare totalmente la legge sugli esodati e portare il tetto pensionistico al massimo a 5mila euro lordi. Aveva parlato anche di cancellazione dei sindacati per poi correggersi a stretto giro di posta sottolineando di voler soltanto dire che i rapporti tra sindacati e lavoratori non dovrebbero essere politicizzati.

Sulla sanità ha delle idee più organizzate. Per Grillo infatti è la devolution alle Regioni il primo problema del sistema sanitario nazionale. Il funzionamento in questo modo accentua le differenze territoriali e la sanità privata. Gli ospedali in questo modo vengono gestiti come aziende che fanno prevalere gli interessi economici a quelli del paziente. Per cambiare rotta bisogna garantire l’accesso alle prestazioni del sistema sanitario universale e gratuito. Bisogna promuovere l’uso di farmaci generici e fuori brevetto, meno costosi di quelli di marca. E dulcis in fundo proibire gli incentivi economici agli informatori scientifici e incentivare e promuovere la permanenza dei medici nel pubblico.

Fino al 31 dicembre 2016 puoi attivare una copertura per il rischio terremoto con sconti fino al 50%.