L’AQUILA/ Imprenditori in piazza, la città rischia di morire

Oggi, 7 luglio, ci sarà a L’Aquila una manifestazione, voluta soprattutto da pochi imprenditori e dalle relative associazioni di categoria, motivata probabilmente dal senso di frustrazione per la mancata ripresa economica, escludendo la partecipazione popolare e con pochi tempi di preparazione.

di Giulia Salfi

manifestazione_laquilaCosì si rischia di fallire nell’obiettivo principale di tutte quelle che l’hanno preceduta: mettere a fuoco i problemi di tutti, consolidare il tessuto sociale ed esporre le proprie richieste legittime, senza protagonismi o speculazioni dell’ultimo minuto.

La situazione è così grave, che la città rischia davvero di non ripartire  se continua ad essere divisa e non c’è un unico obiettivo democratico. Una polis democratica nasce attorno a un’agorà, piazza, e architettonicamente rappresenta tutta la cittadinanza, è come voler ricostruire L’Aquila, focalizzando soltanto i trasporti, anche se fondamentali. Dalla lettura dell’ultimo Report dell’assemblea cittadina del 29/07/2011, appare evidente che oggi non sarà LA manifestazione dei Cittadini del popolo delle carriole, come  già è sempre successo, ma degli imprenditori.

Esprimiamo tutta la nostra solidarietà nei loro confronti, ma un esercito per vincere una guerra aspra e dura, ha bisogno di tutti i suoi elementi, non soltanto della cavalleria, fanti, arcieri, ecc. Il timore  e il dubbio che la manifestazione possa essere strumentalizzata per le necessità di pochi è ragionevole.

Facciamo, perciò, appello alla unità che ci ha caratterizzato dall’inizio, mettendo in guardia non è proprio questo il momento di disunirci e di perdere la compattezza. La città nascerà soltanto se restiamo uniti! Senza sterili polemiche, è chiaro quindi, che la manifestazione del 7 luglio è stata soltanto comunicata come idea all’assemblea cittadina, ma con essa non è stata condivisa, costruita, organizzata.

Anche se  risultano evidenti tantissimi problemi, ci auguriamo che che cambi davvero l’ottica nell’assegnare le risorse e che lo stesso Commissario Chiodi comprenda la giusta posizione per ottenere veri risultati, e sia disponibile a un reale e oggettivo confronto con la cittadinanza.

 

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