La sorpresa: in ufficio, caldo, afa, voglia di mare, viaggio, vacanze last minute

In un monotono fine settimana di luglio, col caldo afoso e l’angoscia dei tagli, gli effetti della riforma del lavoro e delle pensioni. È trascorso un anno intero di crisi e vuoto della politica, di proteste e leggi d’iniziativa popolare ignorate dalla casta. Pd e Pdl ricordano un brano di Rino Gaetano. A volte, però, capita che…

di Eugenio Vanvitelli

sesso_ufficioQuarantatré gradi all’ombra. La luce parata da una palazzina del cinquanta, alla periferia di Roma. Lontano, volgendo oltre la cappa di calura, l’immagine sfuocata di colli a cipressi, poi siepi e arbusti secchi. Macchia bruciata, polvere di terra.

Non c’è nessuno, in questo venerdì rovente, fra i desolanti corridoi o per le scale grigie dell’ufficio. Il silenzio e la noia s’accompagnano alla furia del sole; l’aria immobile e pesante, irrespirabile. In simili casi si può avvertire perfino un brivido di freddo: lungo la schiena o per la safena, dalle caviglie.

Luiz, scritto proprio con la «z», ripassa il suo copione, preoccupato da una punta nella gola, un dolore dietro l’ugola, vicino alla tonsilla di sinistra. Crede, Luiz, che il climatizzatore sia una pena, una tortura, un guaio indispensabile. Ha la mente svuotata, le vacanze aspettano da anni. Arriveranno fra due settimane, forse troppo per resistere ancora.

Josephine suona l’arpa con la freddezza dell’inverno polare. Se ne sta per fatti suoi che pare un micio, in una sala coi soffitti alti, travi e cotto. Pensa di uscire alle 19, di eseguire l’esercizio e andare al bar, dove l’aspetta Sandra, la commessa di Stefanel.

Ciro serve un Martini doppio a Valdo, sono le 18 e due minuti esatti. Per il resto, chi è rimasto in città si salva come può.

Il computer può essere peggio dell’afa, nel torrido luglio 2012. All’improvviso si rompe la ventola e tocca cambiare stanza. C’è l’imbarazzo della scelta: il piano è vuoto. L’altro pc parte con la lentezza dello Stato digitale. Sa di apparecchio di quarta, quinta, sesta mano. Produce rumori meccanici, l’hard disk gira pigramente al comando d’accensione. Windows esce un po’ sbiadito, ma ce la fa. Intanto la certezza è che non c’è più nessuno, sicché non si capisce perché restare altro tempo, se non per paura della canicola fuori.

Il magico Google è un alleato per ogni stagione. Così, con le parole giuste si può evadere per immagini e low cost, magari in Messico o a Cuba, a cavallo d’una vecchia moto. Il sogno è quasi più reale del viaggio stesso, nell’esodo estivo. L’aria che va sul viso coperto da occhiali, la libertà lungo una strada dritta che taglia una pianura interrotta da saliscendi graduali. A destra il mare, d’un azzurro carico, con la spuma bianca che batte sulla spiaggia e la roccia più avanti. A sinistra montagne enormi che sembrano distanti e vicine, come il miracolo di un’ottica per turismo di massa. Viaggiare è attraversare il tempo e lo spazio, estendere i sensi, ambire a una meta per ripartire, cogliere i particolari e lasciare un segno negli incontri.

Basta un po’ di concentrazione, desiderio e anche follia, una preziosa follia, per organizzare l’impensabile. C’è un volo per Cuba a trecentotrentasei euro, andata e ritorno. Last minut, ne sono rimasti solo due e con soggiorno per una settimana fanno settecento euro ciascuno. Bisogna comprare adesso, però, con carta di credito. Ogni titubanza può essere fatale, ora c’è l’ultimo biglietto, l’altro l’hanno acquistato tre secondi fa. Lo sguardo, allora, diventa pensoso, palpita l’ansia, si susseguono pensieri e sensi di colpa: c’è il dovere del lavoro, come giustificare l’assenza di lunedì e dei giorni successivi? Poi bisogna portarsi il minimo indispensabile, il cane alla zia, per la lavanderia non ci sono problemi ma vanno calcolati imprevisti.

Ecco la scheda dell’offerta, tra qualche clic tutto sarà fatto ed eventuali rimorsi potranno essere rinviati a dopo o cancellati dall’avventura cubana. Nome, cognome, indirizzo… la prenotazione è quasi a posto, manca il cvv2 della Visa, eccolo qui, tre numerini e poi ci si dimentica della bravata. Toc, bussano alla porta e per errore il mouse chiude la finestra del viaggio. Segue, depresso, l’invito a entrare, rivolto allo sconosciuto che ha bruciato il tentativo di uscire dall’arido venerdì, da un luglio che annuncia rincari, incertezze e sofferenze a settembre. Due secondi interminabili, durante i quali il giudizio è sospeso ed esplosivo in un tempo, contro l’ignoto visitatore delle 18,37.

Apre la porta, è una ragazza alta, longilinea, capelli lunghissimi e castani, un viso stupendo e le forme di una donna vera. Timida e aggraziata, si avvicina, dispiacendosi del ritardo. È il nuovo tecnico dei computer. Dice della segnalazione ricevuta l’altro ieri per il pc del dirigente andato in tilt, mostra l’annotazione «urgente». Viste le circostanze, occorre gentilezza e premura.

Mentre raggiunge la macchina fuori uso, racconta d’essere stata appena assunta e di dover rinunciare a pretese di vacanza. Sbriga il suo, seduta sulla poltrona del dirigente. Le dita che scorrono sulla tastiera, lo sguardo tra l’innocente e il malizioso, il vestito che lascia vedere delle gambe statuarie e un seno perfetto. Passa mezz’ora come niente: il tempo è assolutamente relativo. Colpisce la dolcezza di questa giovane, di appena ventitré anni. I suoi discorsi non sono scontati né insipidi. Nulla di ovvio nel suo dire, nei suoi movimenti. È davvero bella, incredibilmente bella e interessante. Lo scambio di punti di vista prosegue fino alle 20,03, quando il problema è risolto. Ora il computer funziona perfettamente. Cuba è saltata, si è chiusa una finestra sul mondo e s’è aperto un mondo, sopra la finestra.

(Continua)

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