LA MARCIA INVISIBILE/ In cammino contro i potenti della Terra, ecco chi sono i nuovi indignados

di Giacomo Cangi

Da quasi due mesi un gruppo di manifestanti sta andando a piedi di città in città, dormendo in tenda nelle piazze principali. Eppure i mezzi di informazione, a parte qualche eccezione per i giornali locali, non ne parlano. Cantano in varie lingue cori come “La chiamano democrazia ma non lo è”, “É una dittatura e tu lo sai” “Dal nord al sud, dall’est all’ovest, la lotta continua costi quel che costi”.  Si tratta della marcia partita da Nizza il 9 novembre 2011 alla fine del G20 e che si concluderà ad Atene a metà aprile passando a Roma, dove il 15 gennaio ci sarà un’agorà internazionale e una manifestazione non propriamente politica

camminanti_e_indignadosMa chi sono questi marciatori o, come preferiscono essere chiamati, questi camminanti? Si rifanno indubbiamente al movimento 15M nato in Spagna l’anno scorso che la stampa ha ribattezzato come gli “indignati”. Nei suoi pochi mesi di vita il movimento ha già fatto delle marce il suo biglietto da visita: la Nizza-Atene infatti è la terza marcia che viene dopo il grande successo della Barcellona-Madrid e della Madrid-Bruxelles. É proprio alla fine di quest’ultima che il 15M ha deciso di fare una marcia con destinazione Atene, la zona più calda dell’Europa in crisi. E già si sta pensando di fare una quarta marcia che dovrebbe passare per la Palestina. Ma chi sono questi indignati? E perché marciano? É difficilissimo dirlo,  basti dire che neanche tutti gli indignati si definiscono tali.

I camminanti che in questi ultimi giorni hanno fatto tappa in Umbria (prima di capodanno hanno dormito a Magione, Perugia, Assisi, Foligno e Spoleto) sono di tutte le età: dai ragazzi e ragazze neanche ventenni a uomini e donne che potrebbero essere i loro genitori e che non siamo abituati a vedere manifestare, figuriamoci a fare come media venti chilometri al giorno e dormire in tenda nelle piazze di tutta Italia durante i mesi più freddi dell’anno. Per gli amanti delle lingue c’è da divertirsi: la maggior parte sono francesi e spagnoli, gli italiani sono una minoranza così come i belgi, i finlandesi e i greci. Non c’è un preciso pensiero comune sul programma politico del movimento, gli unici punti in comune a tutti sono tre. Il primo riguarda l’organizzazione strutturale delle assemblee cioè un sistema a democrazia diretta, orizzontale, partecipativa. Ognuno conta uno, non ci sono leader. Il secondo punto riguarda invece il sistema politico-finanziario: parola d’ordine per gli indignati è “anticapitalismo”. 

Non è solo il sistema delle lobbies finanziarie e delle banche a essere criticato ma anche il valore e la centralità del denaro nella nostra società. Ultimo punto è l’essere pacifici e contrari alla violenza, sia fisica che verbale. Anche per questo durante le assemblee non si utilizza la solita metodologia a cui si assiste nei salotti televisivi. Non si applaude, non si interrompe l’altro. Si utilizza il linguaggio dei sordomuti: muovere le mani vicino agli orecchi significa consenso, muovere una mano in senso circolare davanti alla faccia significa non essere completamente d’accordo e per parlare si deve prendere il turno di parola che uno dei partecipanti all’assemblea provvede a prendere mentre un altro scrive il verbale ed un altro da mediatore. Sono pacifici anche con la polizia.

Chi pensa agli indignati come i violenti del 15 ottobre non immagina nemmeno che, per esempio, ogni volta che in piazza passa la polizia gli indignati li salutano e qualche volta cantano “poliziotto uno di noi”. Fra poco se ne andranno dall’Umbria e faranno tappa a Roma dove ci sarà un’agorà internazionale e, il 15 gennaio, una manifestazione non propriamente politica: il carnevale del sistema. L’appello è ben chiaro “Giocolieri, artisti, musicisti, chiunque voglia, preparatevi a sfilare tra la gioia e i colori. Siate creativi!”. Niente a che fare con la tensione e la paura di ottobre, a farla da padrona questa volta saranno l’allegria e l’ilarità. Ma solo per un giorno, poi si ricomincerà subito la lunga marcia verso Atene per dimostrare a tutti che, come dice un altro coro, l’unica soluzione è la rivoluzione.

LEGGI ANCHE

ITALO DI SABATO/ “Gli indignados spagnoli hanno acceso una miccia. È tempo di una nuova politica”

INDIGNATI/ Tensione e scontri a Roma. Scene di una guerriglia urbana

GOVERNO MONTI/ L’ombra del Bilderberg

GOVERNO MONTI-PAPADEMOS/ Un centro di Potere unico

PATRIMONIALE/ Ecco perchè Monti non la vuole

Fino al 31 dicembre 2016 puoi attivare una copertura per il rischio terremoto con sconti fino al 50%.