La Coop sei tu? Tra soldi, precariato e denunce di molestie: oltre la crisi

In questi anni di recessione neanche il gruppo Coop se l’è passata bene, men che meno i suoi dipendenti: le cooperative impegnate nell’agroalimentare sono riuscite a non licenziare ma hanno avuto i conti in profondo rosso soprattutto per finanziare le ambizioni della holding Unipol che ha acquistato la disastrosa Fonsai Ligresti, compagnia aerea in crisi. Nonostante tutto sembra che, a breve, Unipol riuscirà a dare 113 milioni di euro. Una boccata d’ossigeno per un gruppo che oltre la crisi, ha un pesante scheletro nell’armadio: le molestie fatte alle lavoratrici, come denunciato dal sindacato USB.

 

di Maria Cristina Giovannitti

coop_crisi_molestie“La Coop sei tu” quindi se vivi la crisi, la vive anche la Coop. E’ un chiaro sillogismo che ha portato il gruppo Coop, noto nel settore agroalimentare, a vivere gli anni della recessione con conti in profondo rosso seppur con una marcia in più: mai licenziamenti a blocchi. Questo non significa di certo sicurezza lavorativa per i dipendenti che, anzi, hanno subìto forti disagi, mesi e mesi senza percepire stipendio, lotte continue per difendere il proprio posto di lavoro ed una situazione di precarietà evidente. Una preoccupazione lavorativa dilagante al punto che a Napoli si è tenuto anche un convegno ‘Le mani della Coop’ per far luce sugli intricati accordi fatti alle spalle dei lavoratori, mettendo a rischio il loro futuro, inconsapevolmente.

BOCCATA D’OSSIGENO: UNIPOL PAGA LA COOP – Parliamo del gruppo Coop che, nonostante i conti in rosso, è ancora “padrone” di Bologna per via della Coop Adriatica – che ha quasi il 13% del controllo Unipol – e la Coop Estense di Modena – con quasi l’11% delle azioni. Coop e Unipol sono strettamente connesse perché il Gruppo assicurativo Unipol Finanziaria Spa è una holding quotata in Borsa in cui maggiore azionista è la Finsoe Spa che detiene il 50,75% delle azioni.

A sua volta la Finsoe è controllata – per il quasi 65% – dalle 28 cooperative italiane di consumo e produzione tra cui Coop Adriatica, Coop Estense, Coop Nordest (10,63%), Coop Liguria (6,18%). La crisi finanziaria ha avuti ripercussioni anche sulla Unipol che nel 2011 ha chiuso con un bilancio in negativo di ben 358 milioni di euro, un vero disastro per il gruppo e per i lavoratori. Ma, in controtendenza, nel 2012 il  bilancio ha chiuso con un’anomala positività: 195 milioni di euro di cui, secondo la volontà del padrone Coop-Ligresti Carlo Cimbri, 113 milioni di euro saranno reinvestiti nelle Coop. Un respiro di sollievo per un gruppo molto sofferente e che ha finanziato sulla pelle dei lavoratori le ambizioni assurde della Unipol che ha acquistato la Fonsai Ligresti, la compagnia aerea in crisi. Le Coop hanno svenato i loro dipendenti ed ora, sembra, saranno ricompensate con i 113 milioni di euro a loro destinate.


littizzetto_coopOLTRE IL PRECARIATO, LE DIPENDENTI COOP DENUNCIANO LE MOLESTIE – La vicenda in questione fa accapponare la pelle e rende ancora più grave la storia del precariato. In una lettera a Luciana Littizzetto, sponsor ufficiale del marchio Coop, alcune lavoratrici del Gruppo iscritte al sindacato USB Lavoro Privato hanno scritto una lettera denuncia davvero sconvolgente. Oltre a denunciare un radicato maschilismo dove, soprattutto nelle cariche al vertice dell’azienda non ci sono donne, le lavoratrici hanno parlato di molestie subìte e fino ad allora taciute per paura di perdere il già precario lavoro.

A quanto detto, i dipendenti del gruppo sono per l’80% donne e molte di loro hanno vissuto delle molestie: “Ci è capitato di essere costrette a subire in silenzio finanche le molestie dei capi per salvare il posto o non peggiorare la nostra situazione”. In più l’incertezza di un lavoro sotto pagato – buste paga di 625/700 euro mensili per 20 ore di lavoro settimanale – dove: “I turni di lavoro che cambiano all’ultimo momento”.

Lavoratrici costrette ad aspettare ore prima di avere il permesso di andare in bagno, rasentando lo schiavismo lavorativo. Dal canto suo, l’azienda Coop fa sapere che – in merito al discorso precariato – ben l’88,9% ha un contratto di lavoro a tempo indeterminato.

Una situazione che, stando alle denunce della USB, oltre a ridurre la dignità lavorativa delle donne a meno di 700 euro al mese, diventa una situazione davvero inaccettabile.

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