LA CASTA/ “Noi la crisi non la paghiamo”: infatti siamo politici…

di Giacomo Cangi

Servono sacrifici”. Ce lo stanno dicendo tutti: Napolitano, Monti, politici di ogni partito e perfino cardinali. E hanno ragione, quando un paese è in difficoltà occorre il sacrificio di ognuno. Ed è difficile pensare che un cittadino non sia disposto a fare qualche rinuncia per il bene del proprio paese. Questo avviene però se chi il paese lo governa è il primo ad accettare volentieri qualche privazione dei suoi innumerevoli privilegi.

la_casta_noi_la_crisi_non_la_paghiamoIn Italia invece abbiamo una classe dirigente che quando si parla di eliminare i vitalizi ai politici risponde “È come se ci mandassero nudi per strada”(Alessandra Mussolini, 9 dicembre 2011) oppure, a proposito dei parlamentari che prendono 3600 euro al mese: “Sarebbero dei nababbi? Ma andiamo!”(Maurizio Paniz, 12 dicembre 2011). Il fatto che i due onorevoli siano del centro-destra è un puro caso, perché a sinistra la storia non cambia. É di Ugo Sposetti, tesoriere del Partito Democratico, la proposta per raddoppiare il finanziamento ai partiti presentata nell’aprile del 2011.

Il 18 giungo 2011 Sergio Rizzo scriveva nel “Corriere della Sera” che fra il 1999 e il 2008, periodo di tempo durante il quale si sono succeduti governi di destra e di sinistra, il finanziamento pubblico ai partiti politici è cresciuto del 1.110% mentre gli stipendi pubblici aumentavano del 42 . Perfino “Il Giornale”, testata non proprio anti governativa, l’11 agosto 2011 pubblicava sul suo sito un articolo in cui si denunciava che “Il bilancio consuntivo del 2010 della Camera dei deputati dice che per le spese di trasporto Montecitorio ha sborsato 12.905.000 per i viaggi con aerei, treni, traghetti e per i pedaggi autostradali. Circa un milione di euro al mese. Diviso per il numero di parlamentari: 1.587 euro a testa al mese, più di uno stipendio medio”.

Ma anche gli ex-parlamentari fanno parte della casta. Basti pensare che Alfonso Pecoraro Scanio, deputato dal 1992 al 2008, ha un vitalizio assicuratogli dalla Camera di 5.802 euro netti al mese. Possibile che il nuovo governo abbia preferito aumentare le bollette di luce e gas piuttosto che tagliare sui privilegi degli “intoccabili”? Cosa c’è di tecnico, caro professor Monti, in tutto questo? Ad onor del vero, come riporta un’agenzia parlamentare del 22 dicembre 2011 che riprende il progetto di bilancio per l’esercizio 2012 e di bilancio pluriennale per il triennio 2012 – 2014, nel 2012 i deputati restituiranno  all’Erario circa 28 milioni di euro. Un taglio del 2,47%.

Resta invece invariato lo stanziamento dei rimborsi spese dei deputati per l’esercizio del mandato parlamentare. E le spese relative ai deputati diminuiranno del 3,28% rispetto al 2011. Che fatica, che sforzo! Percentuali che non sono niente in confronto all’aumento della tassazione locazione fra  1995 e il 2010  del 137,9% o al tasso di disoccupazione giovanile che ad ottobre si è attestato al 29,2%. Se facessero  il loro lavoro, si potrebbero sopportare. Il problema è che non fanno neanche quello.

Il 17 agosto, quando una delle mille versioni della manovra di Tremonti arrivò al Senato, cioè un momento delicatissimo per tutto il paese, in aula erano presenti in undici. Undici su trecentonove: per il Pd erano in aula Mariangela Bastico, Carlo Pegorer, Lionello Cosentino. Per l’Idv c’erano Stefano Pedica e Luigi Li Gotti; Maria Ida Germontani per il Terzo Polo. Invece i senatori del Pdl erano quattro: Anna Cinzia Bonfrisco, Giacomo Santini, Paolo Barelli e Raffaele Fantetti.

Gian Antonio Stella ha calcolato che nel 2010 ciascuna delle 14 commissioni permanenti della Camera dei deputati è stata impegnata in media due ore e 46 minuti ogni settimana. E la Camera, con le sue sedute, ha lavorato in media 14 ore e 27 minuti a settimana. Una faticaccia. Una volta almeno si poteva dire che, nonostante tutto, almeno i parlamentari erano delle grandi personalità. Oggi non si può più dire neanche questo.

Mentre in India la Corte suprema  ha sostenuto  ”inquietante”  il fatto che il 21% dei parlamentari abbia conti aperti con la giustizia, noi ci siamo completamente scordati che in Parlamento siedono 16 condannati in via definitiva, senza considerare le condanne di primo e secondo grado, le prescrizioni e il parlamento europeo: Massimo Maria Berruti(PdL), Umbeto Bossi(Lega Nord), Giulio Camber(Pdl), Giampiero Cantoni(PdL), Enzo Carra(Unione di centro ed ex PD), Giuseppe Ciarrapico(PdL), Marcello De Angelis(PdL), Marcello Dell’Utri(PdL), Renato Farina(PdL), Giorgio La Malfa(PRI), Roberto Maroni(Lega Nord), Domenico Nania(PdL), Antonio Papania(PD), Giuseppe Naro(Unione di centro), Salvatore Sciascia(PdL), Antonio Tomassini(PdL).

Quello che ne esce è un ritratto di una classe dirigente che ha gravi problemi con la giustizia, che lavora una quantità irrisoria di tempo rispetto a un qualsiasi lavoratore medio e che non è disposta a sacrificarsi minimamente neanche in tempo di crisi e il cui unico obiettivo è quello di mantenere, se non, quando possibile, aumentare, i propri privilegi. Poi ci si stupisce quanto i sondaggi dicono che il 68,5% degli italiani ha diminuito la propria fiducia nelle istituzioni. Chissà come mai?

LEGGI ANCHE

MANOVRA/ Scompare l’equità: perchè? Rispondono gli uomini della Casta…

Primarie Molise/ PROVVEDIMENTI ANTI CASTA: i 5 candidati a confronto

LA CASTA/ Assenteisti e perdigiorno con guadagni stellari

CRISI ITALIA/ Ecco la manovra che ci salverà: ma non è quella di Monti…

TAGLI ALLA POLITICA/ Un problema gigantesco di giustizia sociale. Anche in Molise…

Fino al 31 dicembre 2016 puoi attivare una copertura per il rischio terremoto con sconti fino al 50%.