ITALO DI SABATO/ “Riformiamo la sinistra, riformando la politica”

In Italia così come nel Molise la vera grande assente dai palcoscenici che contano è la Sinistra. Dal 2008 , da quando per la prima volta nella storia è stata esclusa dal Parlamento italiano, ad oggi è stato un continuo perdere consensi e radicalità. In questi anni vi sono stati vari tentativi di rinascita passando attraverso le solite scissioni (Prc e Sel) ma anche attraverso tentativi di unità come la Federazione della Sinistra. Da poco  è sorta  l’ALBA (dei professori capeggiati da Paul Ginsborg), il Pd tenta di uscire dalle proprie paludi sponsorizzando la candidatura di Roberto Saviano mentre in Molise, prossimo a nuove consultazioni, il senatore Giuseppe Astore si auspica che alla guida del centrosinistra vi sia un uomo di sinistra e non Paolo Di Laura Frattura, attuale leader della coalizione. Di questo, delle condizioni in cui versa la sinistra molisana ne abbiamo parlato con Italo Di Sabato, da poco rieletto segretario regionale del Prc e responsabile nazionale dell’osservatorio sulla Repressione.

di Alessandro Corroppoli Twitter.com/AlexCorroppoli

resistenza_continuaGiuseppe Astore ha dichiarato di volere ricostruire una sinistra vera in Molise con a capo un uomo di sinistra. Lei che è di sinistra cosa pensa delle riflessioni del suo ex collega di Palazzo Moffa?

Una “rifondazione della sinistra”  è necessaria e urgente ma questa deve passare soprattutto attraverso la “rifondazione della politica”. La rifondazione deve provenire dalla società, dagli uomini in carne ed ossa, da coloro che hanno attraversato i processi di trasformazione del lavoro ed ora sono in grado di capire i problemi dei nuovi lavoratori.

Bellissimo concetto segretario ma sa bene che tra il dire è il fare c’è sempre di mezzo il mare. Quindi come fare tutto questo?

Per fare questo c’è bisogno di una presenza reticolare. Occupare gli anfratti di questa società e attivarli criticamente senza cadere nell’errore secondo cui dobbiamo costruire una potenza uguale e contraria a quella dell’avversario. Se ci mettiamo in questa prospettiva saremo schiacciati. Se partiamo, invece, dall’idea che paradossalmente la nostra debolezza è la nostra forza essa ci permetterà di aderire gli anfratti della società in cui quelle grandi potenze non riescono a penetrare; se pensiamo che in questi anfratti possiamo alimentare risorse conflittuali e critiche e metterle in contatto e farle comunicare; se riusciamo a sfuggire alla trappola della politica di potenza, allora, forse, possiamo ricominciare ad essere di sinistra.

Ok , ma le avevo chiesto del Senatore  Astore. Allora sarà lui il nuovo rifondarolo?

(ride) Per rifondare bisogna fare soprattutto quello che si dice e si enuncia. E in tutto questo non comprendo sinceramente gli appelli del senatore Giuseppe Astore. Mi sembra il dottor Jekyll e mr. Hyde della politica: da un lato lancia appelli per la ricostruzione della sinistra in Molise, dall’altro nel ruolo di senatore vota la fiducia al governo Monti e tutte le porcherie di “macelleria sociale” che questo governo ha proposto. Non ci può essere alternativa se non si parte forte e dura opposizione al governo Monti e alla dittatura finanziaria.

italo_di_sabato_prcDi Sabato ma oggi in Molise la sinistra, quella che lei rappresenta per la quale lei combatte, dov’è? C’è ancora oggi uno spazio politico a Sinistra?

Dov’è, infatti, oggi, la sinistra politica, grande Araba Fenice dei nostri tempi? Il problema, quindi, è e resta la sinistra, la sua ricomposizione, l’identità, gli orizzonti, i soggetti sociali. Dobbiamo costruire una sinistra, che sia strumento in cui l’operaio della fiat ,o di qualsiasi altra azienda che paga il prezzo della crisi, riscopra che la sua lotta intreccia valori, interessi, impegni quotidiani con chi è impegnato nei comitati territoriali contro la discarica o contro l’eolico selvaggio, o con l’associazione Libera; o che permetta ai cittadini di avere un rapporto stretto con i lavoratori della sanità per difendere la sanità pubblica. Insomma bisogna costruire un rapporto politico reale.

Sicuramente avrà saputo dell’esito del ricorso degli 8 cittadini elettori in merito alle scorse consultazioni elettorali. Se si dovesse tornare al voto a Novembre come si collocherà il Prc rispetto alla maggioranza di centrosinistra e del suo candidato presidente Paolo Frattura?

Non sono abituato a mettere il carro davanti ai buoi. Con Paolo Frattura in questi mesi c’è stato un confronto schietto e sincero. Ma per Rifondazione Comunista è necessario lavorare alla rottura del binomio testimonianza/subalternità che ha caratterizzato l’azione politica della sinistra questi ultimi vent’anni. Rinunciare alle idee per ridurre tutto a una questione di marketing politico è veramente fastidioso. Ogni tanto sulla scena politica si presenta qualcuno che si dice capace di battere Iorio sul suo terreno preferito, per poi tornare a casa puntualmente con le pive nel sacco. Si tratta in sostanza della definitiva resa alla logica della politica a spettacolo e gossip, in cui la vera contesa non è tra visioni diverse della realtà sociale ma tra strategie contrapposte di comunicazione, come avviene tra ditte concorrenti che producono auto o detersivi. Ripeto oggi non si può prescindere da un analisi delle ripercussioni delle politiche del governo Monti sul territorio molisano e dalla necessità di costruire un opposizione e una reale alternativa a queste politiche.

Lei torna in Molise ufficialmente dopo 5 anni ( è stato segretario regionale Prc della Basilicata). Come lo ha ritrovato il suo partito?

Rifondazione Comunista in questi anni ha dovuto condurre un duro lavoro contro i tanti che volevano ad ogni costo affossare questa esperienza politica. Ora è giunto il tempo della ricostruzione. Non c’è futuro per rifondazione senza un lungo e paziente lavoro di ricostruzione di legami sociali e di appartenenza umile e intelligente dentro i movimenti, le associazioni che si battono contro la crisi e mettono in discussione questo modello di sviluppo. Continuando ad impiccarsi alla corda delle elezioni, nella speranza che ci si risollevi all’improvviso, è una pura illusione.

Ma la crisi della sinistra radicale, ed anche di Rifondazione, è iniziata con il disastro elettorale del 2008?

Appunto. Per noi, oggi,  è fondamentale ripartire dal basso tentando di cambiare la realtà sociale ricostruendo i legami sociali. Questo è un atto politico come uno sciopero generale, richiede molto più lavoro, analisi, inchiesta e organizzazione rispetto ad un ceto politico che scrive programmi elettorali e emana comunicati su tutto lo scibile umano. Un partito o fa questo o è inutile allo scopo di rovesciare il sistema vigente.

Non le sembra di essere un tantino presuntuoso?

Assolutamente . Avere un compito ambizioso, direi socio/politico/ideale: intrecciare “percorsi” di rottura fra loro diversissimi, separati a volte da un’afasia, da una frattura di “linguaggi”, un intreccio tra percorsi che potrebbero non incontrarsi mai; tra il giovane del volontariato, da un lato, che, lavorando tra gli “ultimi” della società, risale dal puro dato assistenziale, a congiungere sfera etica e politica e comprende quali sono i “meccanismi” del capitale che generano la povertà e che, senza aver letto una riga del “il Capitale” di Marx, comincia a pensare che gli “ultimi” non devono essere solo assistiti, ma devo prendere parola; e per passare agli antipodi di un percorso completamente differente, l’operaio della Fiom che matura sempre più la necessità dell’incontro con altri soggetti che si agitano dentro la crisi, dobbiamo essere un luogo che permetta confronto, che individui obiettivi di lotta comuni.

Non sappiamo con esattezza la data delle eventuali future consultazioni regionali (novembre oppure in concomitanza con le politiche a marzo 2013) ma sappiamo che nel 2013 ci saranno le politiche. È notizia di qualche giorno che Pierluigi Bersani, pur di non mettersi in discussione con le primarie, abbia avvalorato l’appoggio delle liste civiche al Pd utilizzando/candidando uomini dal nome altisonante come Roberto Saviano. È solo una mera operazione mediatica oppure pensa che ci possa essere del  sano costrutto in tutto questo?

È semplicemente una risposta politicista all’affermazione elettorale che oggi sta avendo il movimento 5stelle di Beppe Grillo. Invece di capire, interpretare le ragioni dell’affermazione dei grillini si risponde sul terreno strettamente della politica spettacolo proponendo liste civiche con a capo persone e soggetti forti sul piano mediatico ma totalmente privi di qualsiasi contenuto politico che sappiano agire dentro la drammaticità sociale ed economica in cui vive la stragrande maggioranza della popolazione  italiana.

A sinistra si stanno muovendo i professori, Paul Ginsborg su tutti, i quali dichiarano che “la lista ci sarà ma non è detto che si allei con il Partito democratico”. Lei cosa pensa di questa nuova ALBA che in qualche modo sta prendendo corpo a sinistra?

Ho letto con molta attenzione l’appello al “nuovo soggetto politico” proposto da Ginsborg, Revelli, Rodotà ed altri intellettuali. Il Manifesto per un soggetto politico nuovo, ha una novità, da accogliere positivamente: il Partito Democratico smette d’essere il riferimento non detto di ogni ragionamento che pretenda d’essere “alternativo”. Per chi, come me, si batte da tempo perché nei “movimenti” e nelle formazioni politiche della sinistra si abbandoni ogni ipotesi presuntamente “nuova” che faccia affidamento sulla possibilità di “condizionare” le politiche dei democratici, mettendosi quindi a disposizione per ogni sorta di configurazione elettorale, questa è una buona notizia. E naturalmente spero che l’addio sia definitivo. Un processo di tale natura può peraltro favorire la riaggregazione dal basso, sui contenuti, nel vivo delle pratiche sociali, di tutte le forze della sinistra, smontando nel contempo ogni pericolosa ipotesi a cavalcare le potenzialità antagoniste e alternative di questa soggettività diffusa in funzione di ipotesi politiciste e liederistiche di alternanza, tutte interne alle degenerazioni del modello bipolare.

Occupandosi di repressione quotidianamente si occupa direttamente anche di sociale. In questi ultimi anni si è passati dal conflitto pacifico del movimento dei movimenti al ritorno armato degli anarchici e dei brigatisti rossi. Che lettura dà a questa estremizzazione della lotta?

La crisi sociale ed economica che stiamo vivendo ci sta portando da “Stato Sociale Minimo” ad uno “Stato Penale Massimo”, che fa dell’esclusione un dato strutturale. Non dobbiamo però commettere l’errore di pensare che questa tendenza si sviluppi meccanicamente ad opera delle classi dominanti, la maggior parte della popolazione sente il peso dell’insufficienza del sistema del welfare, e vive un quotidiano ruvido che incattivisce. Così quando il rumore di sottofondo è zuppo di demagogia e le risposte non arrivano dalla politica, il bersaglio che si definisce è il capro espiatorio più vicino al portone di casa.

Carceri, C.I.E, istituzioni psichiatriche, caserme e, più in generale, la militarizzazione della società, sono sempre di più gli strumenti con i quali la “fortezza Europa” affronta la crisi economica, ecologica ed etica. Una vera e propria crisi di sistema che si manifesta anche attraverso le svariate politiche di negazione dei diritti e delle libertà e delle tutele individuali e collettive.

In sostanza è una società precarizzata?

La precarietà è ovunque. Essa è un sistema che si tiene insieme con il collante della destrutturazione del mercato del lavoro e i diritti del welfare. La dottrina della guerra ai poveri, ma anche ai giovani, magari graffitari, occupanti o ultras, chiude gli spazi pubblici, criminalizza le lotte sociali: piazze e giardini recintati, polizie locali, private, città assediate in regime di coprifuoco notturno. Creando un nemico ubiquo, indefinibile e fungibile (migranti, attivisti No Tav, anarchici) le vere magagne in cui affondiamo sono minimizzate e il ceto politico può continuare a fare la bella vita. Siamo all’abiura dei fondamenti dello stato diritto, in nome di un’emergenza del tutto fittizia, rilanciata da media irresponsabili e al servizio di un potere politico così debole da cercare consenso assecondando le pulsioni più irrazionali che serpeggiano in una società malata e insicura.

La conseguenza di tutto ciò?

La conseguenza è che viviamo in un enorme paradosso: vivere un tempo in cui vengono poste domande forti, ma le risposte appaiono estremamente deboli, e ci si rende conto che il mondo è sottosopra e che tutto è alla rovescia. In Italia, la risposta alla crisi è la dichiarazione di guerra al più povero. Se aiuti un migrante clandestino rischi di finire in galera, a differenza di chi istiga all’odio razziale può diventare ministro della repubblica. Se ti opponi per reclamare diritti, reddito, casa c’è il rischio di essere brutalmente picchiati, torturati e arrestati. Chi invece ha prodotto la violenza, ha calpestato i più elementari diritti (come è accaduto a Genova durante il G8 nel luglio 2001) viene assolto, promosso e premiato come un “eroe” dello Stato. I movimenti sono a un bivio: accettare la situazione e optare per un processo di pratiche resistenziali (necessarie ma da sole improduttive) o rilanciare l’opposizione sociale forzando gli spazi politici ancora tutelati dal vincolo istituzionale, anche alla luce del fatto che il movimento stesso si configura come l’ultima soggettività in campo capace di produrre un’opposizione politico-sociale reale.

Da dove riparte Italo Di Sabato?

Voglio continuare ad essere un “ragazzo di strada” ….. anche se ormai sono un cinquantenne inquieto!

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